La piattaforma ØSCAR di SoundSafe Care combina robotica e ultrasuoni focalizzati per trattamenti non invasivi
Un’energia sonora capace di penetrare nel corpo e distruggere i tessuti patologici dall’esterno, eliminando la necessità di incisioni, aghi o radiazioni ionizzanti. È attorno a questa tecnologia che si sviluppa SoundSafe Care, startup medtech nata come spin-off accreditato della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e con un’unità operativa al Polo Tecnologico di Navacchio.
Inserita da Wired tra le realtà più rilevanti d’Italia, l’azienda punta a sviluppare trattamenti oncologici e per patologie ginecologiche completamente non invasivi, combinando la precisione della robotica con gli ultrasuoni focalizzati.
La piattaforma ØSCAR
Il cuore tecnologico sviluppato da SoundSafe Care è ØSCAR (dalla grafia inglese Zero Scar), una piattaforma che trasforma la tecnologia ecografica in uno strumento terapeutico. Collegata a bracci robotici di alta precisione, la macchina concentra i fasci di ultrasuoni direttamente sulla massa patologica: l’energia si attiva unicamente nel punto focale, distruggendo il target ed evitando gli effetti collaterali tipici delle terapie invasive o radianti.
Dietro al progetto ci sono l’ingegnere Andrea Mariani (CEO) e la ricercatrice Laura Morchi (CTO). La storia della startup ha inizio sui banchi universitari e nei laboratori pisani. «Io e Laura ci conosciamo ormai da otto anni, da quando abbiamo iniziato il nostro dottorato di ricerca in biorobotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna nel 2018», racconta Andrea Mariani. «Durante quegli anni abbiamo cominciato a lavorare su tecnologie medicali che combinassero robotica e ultrasuoni per abilitare trattamenti chirurgici non invasivi. A fine maggio del 2023 è nata ufficialmente SoundSafe Care, con l’obiettivo di traslare i risultati della ricerca e quel primo prototipo di laboratorio in un dispositivo medico reale, utilizzabile nei centri clinici e negli ospedali».
Ultrasuoni dalla diagnosi alla terapia
La vera innovazione della piattaforma risiede nell’effetto mirato delle onde sonore, guidate dalla meccanica di precisione. «Conosciamo tutti gli ultrasuoni a scopo diagnostico per le classiche ecografie. Nel nostro caso utilizziamo le stesse onde, ma in un contesto terapeutico – spiega Mariani– Restando semplicemente a contatto con la pelle del paziente, focalizziamo il fascio di ultrasuoni dall’esterno all’interno del corpo, direzionandolo con massima accuratezza verso il tessuto patologico. Grazie a questa focalizzazione, generiamo in un piccolo volume un effetto tale da distruggere il target, come può essere in ultima istanza un tumore».
Il nome stesso della piattaforma, ØSCAR, sintetizza la filosofia di SoundSafe Care: azzerare le cicatrici fisiche e psicologiche del paziente, garantendo al contempo tempi di recupero drasticamente ridotti.
Oltre 2 milioni raccolti
L’elettronica e la robotica rappresentano però solo una parte del percorso. L’azienda ha disegnato un programma di validazione graduale che ha già superato le prime fasi precliniche approvate dal Ministero della Salute. SoundSafe Care ha raccolto complessivamente oltre 2 milioni di euro: nel 2023 ha chiuso un round seed da 1,75 milioni, dopo essere stata selezionata l’anno precedente da RoboIT, il Polo nazionale di trasferimento tecnologico dedicato alla robotica e all’automazione.
La prima tappa concreta sul campo guarda all’ambito veterinario. «Quest’anno abbiamo ottenuto la certificazione per l’applicazione in medicina veterinaria», prosegue Mariani. «Insieme al nostro partner di validazione, il Dipartimento di Veterinaria dell’Università di Pisa, avvieremo le prime installazioni per trattare gli animali da compagnia. È uno step fondamentale per raccogliere evidenze sul campo, ma il fine ultimo resta la medicina umana».
Il target dei fibromi uterini
Il vero cambio di paradigma arriverà infatti con il passaggio alle patologie umane. Tra le applicazioni cliniche individuate dalla società ci sono i fibromi uterini, una condizione benigna molto diffusa tra le donne in età fertile e che rappresenta una delle principali indicazioni all’isterectomia, cioè la rimozione chirurgica dell’utero. «In questo contesto crediamo che ØSCAR possa portare un vantaggio enorme», conclude Mariani. «Vogliamo proporre una soluzione non solo non invasiva, ma utero-sparing, capace di preservare la struttura anatomica e di conseguenza la fertilità della paziente». (3-continua)
Verdiana Corbianco
