Un riviere in oro 18 carati con zaffiri e diamanti naturali
C’è un mercato da miliardi che continua a disperdere valore. Ogni giorno migliaia di gioielli vintage e antichi finiscono in fonderia perché per molti commercianti rivenderli richiede tempo, competenze digitali e canali commerciali adeguati. Da questa inefficienza nasce Antiqa, startup selezionata dalla decima edizione di Hubble, il programma di accelerazione promosso da Fondazione CR Firenze e Nana Bianca, che punta a digitalizzare il mercato della gioielleria vintage certificata attraverso un marketplace alimentato dall’intelligenza artificiale.
La piattaforma si rivolge ai rivenditori professionali e ai collezionisti, automatizzando alcune delle attività più complesse del settore: l’AI genera le inserzioni, suggerisce il prezzo sulla base dei comparabili di mercato e supporta il processo di verifica dell’autenticità dei pezzi.
L’obiettivo è rendere più liquido e trasparente il mercato del second hand di alta gamma, offrendo un’alternativa alla fusione di gioielli autentici che conservano un valore storico, artistico e commerciale superiore a quello del solo metallo prezioso.
L’idea nasce a Lido di Camaiore
A raccontare l’origine del progetto è Annalisa Camboni, cofondatrice della startup insieme a Seif Courbagi. «Antiqa sarà la prima piattaforma interamente dedicata ai gioielli vintage e antichi. Oggi questo mercato è estremamente frammentato: esistono alcuni operatori internazionali, ma nessuno è realmente verticale su questo segmento. Noi vogliamo costruire un marketplace specializzato, pensato per mettere in contatto i venditori professionali con gli acquirenti privati».
Il modello di business nasce da un’esperienza diretta. Camboni gestisce dal 2018 il negozio Affari d’Oro a Lido di Camaiore, dove acquista gioielli usati dai privati.
«All’inizio speravo di riuscire a rivendere molti dei pezzi acquistati, ma senza un canale digitale affidabile finivo per mandarne la maggior parte in fonderia. È quello che fa circa il 90% dei negozi che acquistano oro e gioielli usati: la fusione garantisce liquidità immediata e richiede meno tempo rispetto alla vendita».
La svolta è arrivata con i canali digitali. «Dopo aver creato una pagina Instagram e sviluppato una strategia di vendita, ci siamo accorti che la domanda era molto più alta di quanto immaginassimo, soprattutto da parte delle generazioni più giovani. I pezzi andavano esauriti in pochissimo tempo e il fatturato è cresciuto rapidamente. A quel punto ci siamo chiesti quanti negozi, in Italia e all’estero, vivessero la stessa situazione».
Dagli operatori locali a un mercato globale
Da qui l’intuizione: dare agli operatori che acquistano ogni giorno gioielli di seconda mano gli strumenti per commercializzarli online anziché destinarli alla fusione.
«Vogliamo dare a questi negozi la possibilità di vendere ciò che acquistano anziché mandarlo in fusione. Grazie ad Antiqa potranno raggiungere un mercato globale e aumentare sensibilmente il proprio fatturato».
La strategia guarda fin dall’inizio oltre i confini italiani. «Punteremo soprattutto sugli Stati Uniti e sul Regno Unito, mercati dove il valore medio degli acquisti è molto più elevato rispetto a quello italiano e dove esiste un forte interesse per il gioiello vintage e antico. Il nostro obiettivo è mettere in contatto seller europei con buyer internazionali».
L’accelerazione con Hubble
La selezione nel programma Hubble rappresenta una fase importante per il progetto, ancora in pre-lancio. «Abbiamo già raccolto un primo grant e ora, grazie al percorso con Nana Bianca, stiamo affinando il prodotto e il modello di business. Le prime business review ci stanno aiutando a individuare gli elementi che renderanno Antiqa realmente distintiva».
Tra questi figurano commissioni competitive, la specializzazione nel mercato della gioielleria vintage e le funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, pensate per automatizzare una parte rilevante del processo di vendita.
La startup opererà esclusivamente come piattaforma digitale, senza gestire direttamente i prodotti. «Non avremo un negozio fisico. Faremo da intermediari tra venditori professionali e acquirenti, mentre la nostra sede sarà negli spazi di Nana Bianca».
La scommessa è trasformare un settore ancora fortemente analogico in un mercato digitale internazionale, utilizzando tecnologia e intelligenza artificiale per recuperare il valore economico e culturale di gioielli che oggi troppo spesso vengono destinati alla fusione.
Verdiana Corbianco
