Macchinari, scrivanie e banchi da pellettiere nuovi di zecca: lo stabilimento Montblanc di Scandicci, operativo da 20 anni, si ingrandisce, si trasforma e inaugura una nuova stagione. Passato da 5.000 a 12mila metri quadrati (presi in affitto dall’imprenditore Andrea Bacci della AB Florence) e cambiato il nome in Pelletteria Richemont Firenze (Prf), lo stabilimento è stato completamente ristrutturato, riorganizzato nelle funzioni e inaugurato martedì 23 giugno alla presenza del ceo del gruppo svizzero del lusso Richemont, Nicolas Bos, e delle istituzioni locali. L’investimento è stato di 12 milioni di euro.

Cinque marchi del gruppo nello stesso stabilimento
Ora lo stabilimento ospita l’ideazione, lo sviluppo e la prototipia delle borse (e in qualche caso delle scarpe) di cinque dei marchi del gruppo, Cartier, Montblanc, Serapian, Dunhill e Chloè, oltre al centro riparazioni per l’Europa e il Medio Oriente. La novità è data dall’integrazione tra i brand, che mantengono spazi autonomi per i processi creativi e i prototipi, ma condividono servizi come il centro taglio (che sarà potenziato ancora), i test sui pellami, il magazzino e la manutenzione, oltre alle funzioni di amministrazione, finanza e risorse umane.

Una visione a lungo termine
Investire nonostante la fase difficile che sta attraversando il distretto della pelletteria di lusso di Scandicci – segnato da cassa integrazione, chiusure di aziende e rallentamento produttivo – è stata una scelta, favorita dal buon andamento del gruppo Richemont: “Noi non guardiamo alla contingenza, ma guardiamo a lungo termine – spiega Domenico Oliveri, direttore industriale della divisione Fashion & Accessories di Richemont – e crediamo nella manifattura per creare valore. Questo investimento ha un valore importante sul futuro del business della pelletteria”.

Altre 50 assunzioni in vista
Richemont sta ancora assumendo personale, soprattutto giovani: negli ultimi tre anni i dipendenti sono passati da 150 a 250, ma entro l’anno – quando finiranno i lavori, con l’ampliamento del centro taglio e non solo – raggiungeranno le 300 unità. “Ma con noi cresceranno anche i produttori esterni, che oggi sono 100 aziende italiane con più di duemila addetti”, ha aggiunto Oliveri. I terzisti sono al 60% toscani e negli ultimi tempi hanno aumentato le dimensioni per venire incontro alle esigenze del brand. Nel futuro Richemont prevede di internalizzare una parte della produzione di borse, acquisendo laboratori esterni.
Le competenze dell’artigiano restano fondamentali
“Vogliamo innalzare sempre più la qualità – ha spiegato Cesare Landi, ceo di Pelletteria Richemont Firenze – internalizzando il 100% del taglio della pelle, una funzione strategica che consente anche la riduzione degli scarti, e continuando a garantire l’artigianalità: le macchine e l’innovazione tecnologica sono importanti ma le capacità e l’expertise dell’artigiano faranno sempre la differenza”. Non è un caso se chi è esperto del settore riesce persino a riconoscere l’artigiano che ha realizzato una borsa.

L’orgoglio del presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa
Applaude al nuovo stabilimento Richemont il presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli: “Vedere come il saper fare venga integrato in un polo che ospita ricerca e sviluppo all’avanguardia, nuovi centri di taglio e tecnologie di prototipazione ci dice che l’eccellenza della nostra manifattura è in continua evoluzione”. Per la sindaca di Scandicci, Claudia Sereni, lo stabilimento “è un segno importante di fiducia nelle competenze, nella qualità del lavoro e nella tradizione manifatturiera che il nostro territorio esprime da generazioni”.
Silvia Pieraccini
