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22 giugno 2026

Pitti Filati, via alla 99° edizione: nel primo trimestre 2026 il calo della produzione si ferma

Dal 24 al 26 giugno la rassegna alla Fortezza da Basso, presenti 30 aziende di Prato. L’export continua ad essere debole.

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Dopo un 2025 difficile rallenta il calo dell’export e la produzione torna leggermente positiva. Il distretto dei filati di Prato si presenta a Pitti Filati tra cautela e speranza. Il settore continua a fare i conti con una congiuntura complessa, ma dai primi mesi del 2026 arrivano alcuni segnali che fanno sperare in una graduale stabilizzazione. Dopo un 2025 chiuso con un fatturato di 650 milioni di euro (-7%), una produzione in calo dell’1,6% e un export in flessione del 6,2%, il primo trimestre del nuovo anno registra infatti una lieve crescita della produzione (+0,1%), mentre il calo delle esportazioni rallenta al 4,9%.

Numeri che accompagnano il conto alla rovescia verso la 99ª edizione di Pitti Filati, in programma dal 24 al 26 giugno alla Fortezza da Basso di Firenze. Il distretto pratese sarà presente con 30 aziende espositrici, mentre il comparto conta complessivamente circa 70 imprese e 1.750 addetti. La vocazione internazionale resta uno dei punti di forza: il 40% del fatturato viene realizzato all’estero, quota che supera il 50% per i produttori di filati destinati alla maglieria.

«Pitti Filati arriva in un momento delicato per il settore, che soffre come molti altri la stasi dei mercati», osserva Stefano Borsini, componente del Comitato tecnico di Pitti Immagine e imprenditore del settore. «I presupposti per una fiera soddisfacente ci sono tutti, dalla qualità delle collezioni all’impegno dell’organizzazione», aggiunge, sottolineando anche il valore dell’incoming promosso con Ice che porterà buyer da Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud.

L’Unione Europea resta il principale mercato di sbocco, pur con una flessione del 3,7%, mentre crescono i Paesi europei extra Ue (+9,6%) e i Brics (+7,3%). La Germania si conferma il primo mercato di destinazione dei filati pratesi, davanti a Romania, Portogallo, Francia e Bulgaria.

Le difficoltà, tuttavia, restano pesanti. «La filiera pratese rischia di uscire da questa fase avendo perso molti pezzi, soprattutto aziende piccole e poco strutturate», avverte Gabriele Innocenti, coordinatore del gruppo Produttori di filati di Confindustria Toscana Nord. A pesare sono la debolezza della domanda, il costo dell’energia, il rincaro delle materie prime e gli investimenti necessari per garantire tracciabilità e sostenibilità, fattori ormai decisivi per competere sui mercati internazionali. (em)

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