Transizione energetica e tutela del territorio si incrociano nel Mar Ligure. Il progetto ATIS, il maxipiano per un parco eolico offshore flottante promosso da Eni Plenitude tramite la controllata Atis Floating Wind S.r.l., è entrato nella fase calda dell’iter autorizzativo, sollevando un acceso dibattito tra la necessità di decarbonizzazione e gli impatti sul cluster marittimo e ambientale toscano.
I numeri del gigante del mare
Se realizzato, ATIS diventerebbe il più grande impianto eolico galleggiante del Mediterraneo, una svolta per un Paese che oggi conta appena 10 MW operativi offshore a Taranto. I dati chiave del progetto ne definiscono la portata industriale:
• L’investimento: circa 2,98 miliardi di euro per un cantiere della durata stimata di 4 anni e una vita utile dell’impianto di 25-30 anni.
• La potenza: 864 MW complessivi, generati da 48 turbine eoliche galleggianti da 18 MW ciascuna.
• Le dimensioni: pale da 250 metri di diametro con mozzi posizionati a 157 metri dal pelo dell’acqua.
• L’estensione: il parco coprirà un’area di circa 264,5 chilometri quadrati, con fondali profondi tra i -250 e i -630 metri.
• La produzione: circa 1.860 GWh annui di elettricità rinnovabile.
Tra Gorgona, Capraia e la costa
La localizzazione geografica è uno dei nodi centrali del progetto. Le turbine verrebbero posizionate nello specchio acqueo a circa 17 km da Gorgona, 22 km da Capraia e 55 km dalla costa livornese di Calafuria. L’architettura di rete prevede 2 sottostazioni elettriche flottanti (FOSS) in mare, collegate alle pale tramite cavi sottomarini. Da qui, 4 cavi export trasporteranno l’energia fino all’approdo a terra, individuato nel Comune di Rosignano Marittimo, per poi connettersi alla rete di trasmissione nazionale (Terna) tramite un cavidotto interrato.
Il nodo della Via e le preoccupazioni del territorio
Il progetto è in queste settimane al vaglio della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nazionale presso il Ministero dell’Ambiente, con l’istruttoria tecnica avviata dalla Commissione CTPNRR-PNIEC a fine dicembre 2025 e la chiusura della consultazione pubblica a gennaio 2026. Sul tavolo del Ministero sono giunte le osservazioni critiche di enti locali e associazioni ambientaliste (tra cui Italia Nostra e Legambiente), concentrate su tre fronti sensibili:
• Ambiente e biodiversità: la vicinanza al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e l’inclusione nel perimetro del Santuario dei cetacei Pelagos sollevano forti timori per gli impatti sui mammiferi marini e l’avifauna.
• Rotte commerciali: si temono pesanti interferenze con i corridoi di navigazione mercantile diretti verso gli hub strategici di Livorno e La Spezia.
• Carico territoriale: viene contestata l’ulteriore concentrazione di infrastrutture energetiche sulla costa livornese, già gravata dalla presenza del rigassificatore di Piombino e dagli impianti della Val di Cornia.
Mentre Legambiente mantiene una posizione sfumata — sostenendo la tecnologia galleggiante in ottica di decarbonizzazione ma pretendendo garanzie assolute sulla tutela del Santuario Pelagos — la partita di ATIS rappresenta il banco di prova per il futuro energetico e marittimo dell’Alto Tirreno.
(*) consulente marittimo
Angelo Roma (*)
