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30 luglio 2026

Pale eoliche in mare, il maxi progetto da 3 miliardi davanti alla costa livornese tra opportunità e problemi

Promosso da Eni Plenitude, sarebbe il più grande impianto galleggiante del Mediterraneo con 48 turbine. L’opera al vaglio del Ministero dell’ambiente.

Angelo Roma (*)
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Transizione energetica e tutela del territorio si incrociano nel Mar Ligure. Il progetto ATIS, il maxipiano per un parco eolico offshore flottante promosso da Eni Plenitude tramite la controllata Atis Floating Wind S.r.l., è entrato nella fase calda dell’iter autorizzativo, sollevando un acceso dibattito tra la necessità di decarbonizzazione e gli impatti sul cluster marittimo e ambientale toscano.

I numeri del gigante del mare

Se realizzato, ATIS diventerebbe il più grande impianto eolico galleggiante del Mediterraneo, una svolta per un Paese che oggi conta appena 10 MW operativi offshore a Taranto. I dati chiave del progetto ne definiscono la portata industriale:

• L’investimento: circa 2,98 miliardi di euro per un cantiere della durata stimata di 4 anni e una vita utile dell’impianto di 25-30 anni.

• La potenza: 864 MW complessivi, generati da 48 turbine eoliche galleggianti da 18 MW ciascuna.

• Le dimensioni: pale da 250 metri di diametro con mozzi posizionati a 157 metri dal pelo dell’acqua.

• L’estensione: il parco coprirà un’area di circa 264,5 chilometri quadrati, con fondali profondi tra i -250 e i -630 metri.

• La produzione: circa 1.860 GWh annui di elettricità rinnovabile.

Tra Gorgona, Capraia e la costa

La localizzazione geografica è uno dei nodi centrali del progetto. Le turbine verrebbero posizionate nello specchio acqueo a circa 17 km da Gorgona, 22 km da Capraia e 55 km dalla costa livornese di Calafuria. L’architettura di rete prevede 2 sottostazioni elettriche flottanti (FOSS) in mare, collegate alle pale tramite cavi sottomarini. Da qui, 4 cavi export trasporteranno l’energia fino all’approdo a terra, individuato nel Comune di Rosignano Marittimo, per poi connettersi alla rete di trasmissione nazionale (Terna) tramite un cavidotto interrato.

Il nodo della Via e le preoccupazioni del territorio

Il progetto è in queste settimane al vaglio della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nazionale presso il Ministero dell’Ambiente, con l’istruttoria tecnica avviata dalla Commissione CTPNRR-PNIEC a fine dicembre 2025 e la chiusura della consultazione pubblica a gennaio 2026. Sul tavolo del Ministero sono giunte le osservazioni critiche di enti locali e associazioni ambientaliste (tra cui Italia Nostra e Legambiente), concentrate su tre fronti sensibili:

Ambiente e biodiversità: la vicinanza al Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e l’inclusione nel perimetro del Santuario dei cetacei Pelagos sollevano forti timori per gli impatti sui mammiferi marini e l’avifauna.

Rotte commerciali: si temono pesanti interferenze con i corridoi di navigazione mercantile diretti verso gli hub strategici di Livorno e La Spezia.

Carico territoriale: viene contestata l’ulteriore concentrazione di infrastrutture energetiche sulla costa livornese, già gravata dalla presenza del rigassificatore di Piombino e dagli impianti della Val di Cornia.

Mentre Legambiente mantiene una posizione sfumata — sostenendo la tecnologia galleggiante in ottica di decarbonizzazione ma pretendendo garanzie assolute sulla tutela del Santuario Pelagos — la partita di ATIS rappresenta il banco di prova per il futuro energetico e marittimo dell’Alto Tirreno.

(*) consulente marittimo

Autore:

Angelo Roma (*)

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