Carlo Cimbri, presidente del Gruppo Unipol
Riceviamo da Maurizio Bologni, giornalista economico, questa riflessione sul risiko bancario di Mps, scaturita dopo l’intervista del Sole 24 Ore al presidente di Unipol Carlo Cimbri.
“Mps, con il suo brand storico, sarà capofila del nuovo gruppo bancario formato insieme a Bper, darà vita al secondo polo bancario italiano con una rete distributiva capillare in tutte le regioni e grande 1,5 volte quanto oggi è Rocca Salimbeni. La sede centrale resterà a Siena. Questa ‘Grande Mps’ impiegherà la maggior parte dei dipendenti attuali della banca senese e non licenzierà nessuno, manterrà radicamento nel territorio, sostegno finanziario alle economie locali e assicurerà aiuto allo sviluppo delle iniziative sociali e culturali”. Lo dice, in una lunga intervista a Il Sole 24 Ore, Carlo Cimbri, presidente di Unipol che controlla Bper ed è partner di Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, nell’Offerta pubblica di scambio (Ops) che punta ad acquisire il controllo di Mps.
Con queste parole Cimbri sembra rispondere a tutte le garanzie che il presidente della Regione Giani, la sindaca di Siena Fabio e la presidente della provincia di Siena Carletti sono andati a chiedere: mantenimento del brand Mps, della sede centrale a Siena, integrità del gruppo, radicamento nel territorio, salvaguardia dei livelli occupazionali della banca senese.
La domanda del direttore de Il Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, autore dell’intervista, è però lecita: perché questa uscita di Cimbri, che pare voler rassicurare Siena e la Toscana, avviene solo ora, ad oltre due mesi dall’Ops lanciata da Intesa-Unipol su Mps, proprio dopo che l’attuale ad di Siena Lovaglio ha affondato una controffensiva per potenziare Mps con un’operazione su Bpm e Banca Generali, alternativa a quella di Intesa Sanpaolo?
“L’intempestività” di Cimbri può legittimamente sollevare qualche dubbio di sincerità, anche se a spendere parole tanto pesanti è un capo azienda di primissimo piano che mette in gioco la propria credibilità.
Detto questo, le regole europee e nazionali affidano alle dinamiche del mercato i processi di aggregazione bancaria, con alcuni paletti, ma escludendo operazioni di “dirigismo” statale. E il mercato ha mostrato maggiore apprezzamento per l’Ops Intesa Sanpaolo-Unipol su Mps che non per l’azione Mps su Bpm e Banca Generali, che è sostenuta dalle istituzioni toscane. Queste sono andate a chiedere aiuto al ministro Giorgetti.
Ma cosa può concretamente fare un governo che detiene appena il 4,7% dell’azionariato di Mps in un campo dove la regola principe è la legge del mercato e dove le norme europee impongono vincoli severi all’intervento degli Stati nelle banche?
Può forse il governo italiano esercitare la Golden Power, ovvero quell’insieme di poteri speciali da usare per bloccare o porre condizioni su operazioni societarie che riguardano settori strategici per l’interesse nazionale? Forti dubbi che ciò possa legittimamente avvenire in questo caso. E lo stesso Cimbri, nell’intervista a Il Sole, ci tiene a sottolineare, forse non a caso, che il capitale di controllo del “Grande Mps” sarà italiano e quindi l’interesse nazionale è salvo.
In conclusione, se l’uscita di Cimbri è tardiva e quindi sospetta, oggi emerge in tutta evidenza anche il ritardo delle istituzioni toscane che, così come hanno fatto con il governo, già da oltre due mesi avrebbero potuto incalzare Intesa e Unipol per avere garanzie sul rispetto delle prerogative dei territori da parte di quella Ops Intesa-Unipol che, ad oggi, mostra maggiori possibilità di andare in porto rispetto alla contromossa di Lovaglio.
(*) giornalista economico
Maurizio Bologni (*)
