Lunedi 5 ottobre alle ore 15:30, a Palazzo Buontalenti a Firenze (via Cavour 65) l’Istituto Universitario Europeo organizza la conferenza, “Il Manifesto sulla reindustrializzazione della Toscana un anno dopo: bilancio e prospettive”. Tra i promotori del Manifesto c’è il professor Marco Buti, economista. Ospitiamo volentieri il suo intervento.
Il ritorno dei conflitti, la frammentazione geopolitica e la fine dell’illusione di una globalizzazione senza scosse, ha messo la sicurezza al centro non solo della politica militare, ma anche economica e industriale . Le quattro libertà alla base dell’integrazione europea – la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali – sono da altri ‘weaponizzate’ e trasformate in strumenti di coercizione. L’insicurezza allora diventa un rischio per la tenuta delle democrazie avanzate.
Dalla sicurezza all’aerospazio
A un anno dalla pubblicazione del Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana (scritto con Stefano Casini Benvenuti e Alessandro Petretto), si conferma che la Sicurezza è il cuore del modello di sviluppo “ESSE”: essa sostiene gli altri cardini – Efficienza, Sostenibilità ed Equità. È questo uno dei messaggi del “nuovo Manifesto” che presenteremo lunedì 5 ottobre all’Istituto Universitario Europeo. Nello spirito del Manifesto, la sicurezza deve essere intesa in un senso integrato — economico, informatico, energetico e tecnologico — come passo necessario verso la reindustrializzazione. Una missione concreta quindi per evitare che il territorio scivoli verso la rendita e la terziarizzazione povera.
A raccogliere ed amplificare questo messaggio è stato il presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli, che il luglio scorso ha lanciato la proposta strategica “Sicurezza è sviluppo”. Per tradurre questa visione in realtà, è indispensabile creare una piattaforma manifatturiera della sicurezza. Questo progetto, rilanciato dal presidente di Leonardo, Francesco Macrì, punterebbe alla creazione del distretto tecnologico dell’aerospazio e della difesa, facendo perno sui colossi della tecnologia avanzata come Leonardo — presidio storico con i poli di Firenze e Campi Bisenzio per l’optronica, i sensori e i radar — affiancati da Thales Alenia Space, GE Aerospace e da una fitta rete di PMI subfornitrici ad alto tasso innovativo.
La sfida del trasferimento tecnologico
La Regione Toscana ha iniziato ad attivare strumenti legislativi e programmatori per accompagnare la transizione verso l’autonomia strategica e la protezione delle filiere. Sul fronte delle tecnologie emergenti e dell’Intelligenza Artificiale (IA) applicata alla produzione e alla difesa, la legge regionale sulle sandbox regolatorie (L.R. 57/2024) crea un ambiente controllato che consente alle imprese di testare soluzioni avanzate di IA, facilitando il trasferimento tecnologico dai poli scientifici di eccellenza di Pisa e Firenze verso il tessuto manifatturiero.
Sicurezza è anche (e soprattutto) sicurezza economica. Sul piano dell’autonomia energetica, condizione per proteggere dagli shock dei costi di produzione i distretti energivori come la carta a Lucca o l’acciaio a Piombino, è necessario sbloccare le fonti rinnovabili e valorizzare ulteriormente il patrimonio geotermico facendo della Toscana un hub energetico nazionale.
Ma la sicurezza passa anche per la politica sanitaria. Si possono meglio sfruttare le risorse della sanità regionale per attivare un public procurement strategico. Questo consentirà di stimolare la domanda interna verso il polo delle Life Sciences di Siena e Firenze e il comparto della robotica medica, incentivando al contempo il reshoring degli ingredienti farmaceutici attivi e spingendo le filiere tradizionali della moda e della pelletteria a riconvertire le proprie competenze metallurgiche e chimiche verso settori tecnologici collaterali.
La Toscana giochi d’anticipo
Nel Manifesto 1 e 2 abbiamo proposto di lanciare un partenariato di tipo nuovo fra attori pubblici e privati. Vale anche per la questione della sicurezza. Due sviluppi saranno necessari nella fase post-PNRR.
Primo, in vista della programmazione UE 2028-34, bisogna giocare d’anticipo attraverso uno sforzo strategico che anticipi le scelte future a livello nazionale e europeo e permetta di intercettare le risorse allocate sulla base dell’eccellenza dei progetti. Proposte innovative quali la creazione di un distretto tecnologico dell’aerospazio vanno in questa direzione.
Secondo, e più in generale, bisogna convogliare il risparmio verso le imprese innovative superando la loro esclusiva dipendenza dal canale del credito bancario. Nonostante l’evoluzione del contesto normativo, pesano la scarsa familiarità con nuovi strumenti finanziari, la ridotta capacità di strutturazione dei progetti e i costi accessori di emissione e rating. Qui la Regione può svolgere la funzione di “regista e garante” del mercato finanziario locale sia sul lato delle imprese che dei risparmaitori. Attraverso le proprie finanziarie regionali, le istituzioni possono farsi promotrici di operazioni di “impacchettamento” dei minibond emessi da più PMI in un unico veicolo di cartolarizzazione. Il coinvolgimento attivo dei cittadini attraverso il crowdfunding e i veicoli locali di investimento permetterebbe di trasformare la liquidità immobile in carburante per la crescita del territorio. I fondi regionali di contro-garanzia per chi sceglie di investire nei progetti di ricerca e sviluppo locali, si offrirebbe al risparmiatore un rendimento tutelato e un’opportunità diretta di impatto sociale ed economico.
(*) Titolare della Cattedra Tommaso Padoa-Schioppa all’Istituto Universitario Europeo
Marco Buti (*)
