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02 ottobre 2026

Le navi tornano a passare da Suez (e i porti italiani a sperare)

L’analisi di Angelo Roma. Il traffico nel Canale cresce del 27% in un anno e si rivedono le mega-portacontainer. Ma resta l’incognita degli attacchi Houthi nel Mar Rosso.

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Ad agosto 2026 hanno attraversato il Canale di Suez 1.358 navi, contro le 1.070 dell’agosto 2025: un aumento del 27% su base annua. Ancora più significativo è il dato sul tonnellaggio netto, salito del 51,1%, da 45,2 a 68,3 milioni di tonnellate. I ricavi mensili dell’Autorità del Canale sono passati da 326 a 567,1 milioni di dollari. Non è ancora il ritorno alla situazione pre-crisi. Ma è ormai difficile parlare di mera stabilizzazione: il traffico sta effettivamente tornando. 

Il settore da tenere d’occhio è quello dei container. Nei primi otto mesi del 2026 il tonnellaggio netto delle portacontainer transitate da Suez ha raggiunto 72,1 milioni di tonnellate, contro 46,7 milioni nello stesso periodo del 2025: +54,2%. E il ritmo accelera: secondo il monitoraggio di Lloyd’s List Intelligence, nella settimana 14-20 settembre i transiti di portacontainer sono cresciuti del 26,1% rispetto alla settimana precedente, mentre aumentavano anche quelli di petroliere (+7,7%) e portarinfuse (+11,3%). Il movimento non riguarda più una sola categoria di navi. 

Il ritorno delle mega-navi 

Il 16 settembre è arrivato uno dei segnali più simbolici: la OOCL Portugal, una portacontainer da circa 400 metri e oltre 24.000 TEU, ha attraversato il Canale sulla rotta Europa-Asia. È il primo passaggio di COSCO verso sud attraverso Suez dall’inizio della crisi, e il 23 settembre la compagnia ha annunciato altri tre passaggi previsti nei prossimi periodi. Quando le navi più grandi tornano ad attraversare, Suez smette di essere un’eccezione e rientra nella programmazione commerciale degli armatori. 

Maersk e Hapag-Lloyd allargano il perimetro 

Il fenomeno non si limita a COSCO. Maersk e Hapag-Lloyd hanno deciso di spostare ulteriori servizi della Gemini Cooperation dal Capo di Buona Speranza al corridoio Mar Rosso-Suez: i servizi NE4, SE1, SE2 e IEX hanno ripreso le partenze a settembre. La ragione è logistica ed economica: la rotta via Suez è molto più breve e riduce tempi di viaggio, consumi di carburante e impegno di flotta. 

Le due compagnie mantengono però una clausola esplicita: la sicurezza di equipaggi, navi e merci resta prioritaria e la situazione viene monitorata continuamente — con la porta aperta a nuove deviazioni in caso di deterioramento delle condizioni. 

Un ritorno selettivo, non completo 

Le compagnie tornano a Suez, ma il Mar Rosso non è diventato improvvisamente un’area priva di rischi. Il monitoraggio di Lloyd’s List mostra che nell’agosto 2026 i transiti delle portacontainer erano ancora il 66,5% inferiori rispetto all’agosto 2023 (184 contro 549), e considerando complessivamente Suez e Bab el-Mandeb il traffico resta il 44% sotto i livelli pre-crisi. La parola chiave è selettività: gli armatori riportano alcune navi e alcuni servizi sulla rotta più breve, senza abbandonare la cautela costruita durante la crisi. 

Perché ora 

Prima della crisi il passaggio da Suez era la scelta naturale per gran parte dei collegamenti Asia-Europa. Dopo gli attacchi alle navi commerciali, la maggioranza dei grandi operatori ha circumnavigato l’Africa, guadagnando sicurezza ma aggiungendo migliaia di miglia a ogni viaggio, con più carburante, consegne più lente e più navi necessarie per mantenere le frequenze. Oggi l’equilibrio economico sta di nuovo pendendo verso il Canale. 

Cosa significa per l’Egitto

Suez è una delle principali fonti di valuta estera del Paese: la crisi aveva ridotto drasticamente traffico e introiti. L’incremento dei ricavi di agosto è dunque molto più di un dato marittimo — è un segnale economico rilevante per un Paese che ha bisogno di dollari e di stabilità nelle entrate estere, e che riconquista ruolo strategico nelle catene logistiche tra Asia ed Europa. 

La domanda decisiva: quanto durerà 

La vera questione non è se Suez stia recuperando traffico — lo sta facendo — ma quanto sarà strutturale il recupero. Le decisioni delle grandi compagnie suggeriscono che almeno una parte del traffico potrebbe rimanere sulla rotta Suez-Mar Rosso, ma la situazione resta condizionata dagli sviluppi nell’area di Bab el-Mandeb. È significativo che gli annunci di ritorno tengano sempre aperta la possibilità di modificare nuovamente le rotte. 

Il quadro di settembre 2026 è quindi più interessante di un semplice ritorno alla normalità: dopo quasi tre anni di deviazioni, Suez è rientrato nei piani strategici dei grandi armatori. E questa potrebbe essere la prima vera svolta nella geografia del commercio mondiale dall’inizio della crisi.

(*) consulente marittimo

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