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03 agosto 2026

Ecotassa toscana, coi nuovi rincari le imprese temono una stangata in due tempi dal 2027

Prima gli aumenti per le società di raccolta e recupero dei rifiuti, poi a cascata aumenti sulle tariffe alle aziende.

Leonardo Testai
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Con lo scontato via libera del Consiglio regionale alla proposta di legge – già emendamento ritirato – di iniziativa della Giunta, a partire dal 1 gennaio 2027, la Regione Toscana introdurrà un aumento delle tariffe per lo smaltimento di alcune categorie di rifiuti speciali. Un provvedimento contestato dal mondo delle imprese, secondo cui il rincaro da 15 a 21 euro per tonnellata – il 40% in più – rappresenta un altro balzello per il manifatturiero. Balzello che, tuttavia, non colpirà in modo diretto e immediato le singole aziende del territorio dal nuovo anno, configurandosi piuttosto come una stangata destinata a scaricarsi su di loro in due tempi.

Quali rifiuti saranno soggetti all’aumento della tassa

Soggetti al rincaro saranno i rifiuti speciali non pericolosi, con l’esclusione di alcune categorie: i rifiuti inerti ammissibili al conferimento in discarica, quelli derivanti da attività estrattive o di cava (codice Cer 01), da operazioni di costruzione e demolizione (Cer 17), da processi termici (Cer 10) e dalla lavorazione idrometallurgica del rame (Cer 11 02 06). Aumento dell’aliquota anche per i rifiuti speciali pericolosi stabili e non reattivi. Il terzo intervento riguarda gli scarti e i sovvalli prodotti dagli impianti di selezione automatica, riciclaggio o compostaggio: il tributo ridotto continuerà ad applicarsi solo a quelli di provenienza regionale, mentre i produttori di altre regioni che smaltiranno i propri rifiuti negli impianti toscani pagheranno il tributo per intero.

Se è vero che le tariffe della Toscana erano inferiori rispetto a quelle di altre regioni d’Italia – come ha fatto notare il governatore Eugenio Giani in aula del Consiglio – il problema di fondo rimane la carenza strutturale di impianti di smaltimento rifiuti sul territorio toscano, in alternativa alle discariche che, peraltro, nelle intenzioni della Regione dovrebbero rappresentare una soluzione residuale. Per ovviare a questa mancanza, molti operatori preferiscono trasportare i rifiuti verso termovalorizzatori situati fuori regione. Nonostante i costi aggiuntivi legati al trasporto, questa opzione si rivela spesso più conveniente rispetto allo smaltimento in discarica in Toscana.

I contratti in essere tutelano le aziende

“Si parla da anni di mettere a terra nuovi impianti, ma concretamente si realizza poco”, osserva Elisabetta Amato, responsabile area rifiuti di Cna Firenze, sottolineando come ogni progetto venga sistematicamente ostacolato dalla nascita di comitati locali, che finiscono per condizionare gli amministratori preoccupati per le scadenze elettorali. E sebbene le imprese non siano affatto contente del rincaro dell’ecotassa, la maggior parte difficilmente protesterà nell’immediato poiché “questi aumenti – sostiene Amato – andranno a colpire in prima battuta gli impianti di smaltimento o comunque i soggetti che di lavoro fanno la raccolta e il recupero dei rifiuti”.

Solo quando le imprese si rivolgeranno al proprio smaltitore abituale – in un contesto nel quale negli ultimi tempi sono esplosi altri costi significativi, come quelli legati all’adeguamento al Rentri, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti – quest’ultimo applicherà tariffe più elevate per compensare il rincaro dei costi di accesso alle discariche toscane. E nemmeno questo passaggio avverrà subito, spiega Amato, poiché molte aziende “hanno contratti in essere con i gestori e vedranno i rincari solo alla scadenza degli stessi“. Di conseguenza, stimare l’aumento diretto per ciascuna impresa associata a partire dal 2027 è molto complesso, e le associazioni tendono a non sbilanciarsi.

Le imprese chiedono impianti (anche i termovalorizzatori)

Tutti d’accordo, invece, sulla critica relativa alla carenza di impianti di smaltimento. “E’ da anni che come imprese della Toscana attendiamo una rete infrastrutturale di smaltimento e recupero commisurata al nostro sistema produttivo – afferma Fabrizio Bernini, presidente di Confindustria Toscana – e oggi, invece, in alcuni casi senza alternative concrete agli impianti di discarica, le imprese si troveranno a subire costi maggiori che ne minano la capacità competitiva”. Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord, esprime a sua volta “sconcerto anche per il metodo adottato, irrispettoso nei confronti delle associazioni di categoria a cui è stato negato anche il diritto, se non giuridico, almeno morale, di esprimersi preventivamente sul tema sul quale si andava a deliberare”. La richiesta di Romagnoli è per “il superamento del veto, autoimpostosi dall’amministrazione regionale, sulla termovalorizzazione”.

Anche le piccole imprese artigiane guardano con preoccupazione e rabbia al rincaro dell’ecotassa. “Anche le imprese vogliono ridurre il ricorso alla discarica – rivendica Luca Giusti, presidente di Confartigianato Prato – e investire nell’economia circolare. Ma tutto questo richiede impianti adeguati. Se per decenni non si è riusciti a realizzarli, non è accettabile che oggi siano le imprese a pagare le conseguenze dell’incapacità della politica di programmare e decidere”. Antonio Chiappini, direttore generale di Cna Toscana, auspica “che la Giunta e il Consiglio regionale diano il via a un confronto più approfondito, per comprendere meglio quale sarà l’impatto sul sistema produttivo della nostra regione”.

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Leonardo Testai

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