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14 settembre 2026

Olio toscano: il 2026 anno di buona qualità e produzione

Ottime premesse in tutta la regione per produzione e caratteristiche. A settembre parte la campagna di raccolta.

Carlo Pellegrino
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A qualcuno piace il caldo. Se per la gran parte delle colture agricole la calura estiva e la siccità rappresentano un incubo gestionale, per l’olivicoltura toscana il grande caldo del 2026 si sta trasformando in un insospettabile alleato strategico. Dopo un 2025 difficilissimo, segnato da una resa contratta e da attacchi di parassiti, la nuova campagna olearia promette numeri in netta risalita e uno standard qualitativo eccellente. A fare da spartiacque è stata proprio la barriera termica: le temperature costantemente sopra i 35 gradi hanno neutralizzato la Bactrocera oleae, la temibile mosca olearia, azzerandone le infestazioni e mettendo al sicuro il prodotto. I numeri attesi confermano l’inversione di tendenza rispetto alla passata stagione. Le stime produttive indicano per la Toscana un volume complessivo stimato tra i 180 mila e i 200 mila quintali d’olio, quasi il doppio rispetto ai circa 120 mila quintali registrati nel 2025. All’interno di questo quadro, la produzione certificata Igp Toscano dovrebbe attestarsi tra i 30 mila e i 35 mila quintali, contro i soli 20 mila dello scorso anno.

Gli effetti “benefici” del caldo

La stagione si sta presentando con ottime premesse lungo tutta la regione, a partire dalle zone meridionali come la Maremma, passando per costa ed entroterra fino ad arrivare al Fiorentino. Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio Tutela Olio Extravergine di Oliva Toscano Igp e dell’Oleificio Olma di Grosseto, e Cesare Buonamici, fondatore dell’azienda agricola Buonamici e presidente di Coldiretti Firenze, concordano sull’impatto decisivo del meteo. «La stagione si sta presentando abbastanza bene lungo tutta la fascia costiera, dal Livornese al Grossetano, con un’assenza totale della mosca che ci dà fiducia e garanzie sull’ottima qualità – sottolinea Filippi – L’olivo è una pianta molto resistente alla siccità: pur soffrendo per le botte da 40 gradi, bastano poche piogge per rinvigorirla. La mosca rappresentava una minaccia seria in grado di compromettere il raccolto, ma le temperature alte per tanti giorni ne hanno fermato l’azione».

Cesare Buonamici, presidente di Coldiretti Firenze.

Un’analisi condivisa anche nell’area centro-settentrionale della regione. «Le condizioni meteo sono state favorevoli fin dalla primavera – spiega Buonamici – Le piante hanno potuto immagazzinare una notevole quantità d’acqua, indispensabile per sviluppare i nuovi germogli e differenziare le gemme a frutto da quelle a legno. Successivamente, il caldo sopra i 32 gradi ha ucciso la mosca, che sopra queste temperature non vola e non fa danni, persino nelle zone litoranee solitamente più esposte. I tre o quattro temporali estivi hanno fatto il resto: come si usa dire la pioggia d’estate, se non è dannosa, si tramuta tutta in olio». In diverse aree del nord interno della regione, come le zone collinari tra Firenze, Lucca, Pisa e Pistoia, il 2025 era risultato quasi del tutto scarico. Quest’anno, invece, la carica produttiva è diffusa e gli impianti si presentano ricchi di frutti.

Il calendario della raccolta

La campagna di raccolta prenderà il via tra la fine di settembre e i primi di ottobre nelle zone più precoci, proseguendo poi fino a metà dicembre. Le prime varietà a essere raccolte saranno Moraiolo, Maurino e Leccino. “Manca ormai poco all’inizio della raccolta, previsto attorno al 25 settembre, con la raccolta destinata a proseguire fino a metà dicembre – indica Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio Tutela Olio Extravergine di Oliva Toscano Igp, ricordando che – un po’ d’acqua in questo mese conclusivo non farebbe certo male per distendere la pianta”.

Fabrizio Filippi, presidente del Consorzio Tutela Olio Extravergine di Oliva Toscano Igp.

Per chi punta alla certificazione dell’Igp Toscano, i tempi del frantoio rappresentano una variabile cruciale per preservare le caratteristiche organolettiche. “Le frangiture per l’Igp Toscano devono concludersi entro il 15 dicembre – specifica Cesare Buonamici, presidente di Coldiretti Firenze – Oltre questa data non si va, proprio per preservare la freschezza e l’eccellenza dei profumi. L’annata generosa stimola i produttori a raccogliere e massimizzare i ricavi, arginando anche il fenomeno dell’abbandono dell’oliveta, cresciuto negli ultimi anni a causa dei costi di gestione sempre più alti”.

A sostenere la produzione è la domanda interna ed estera

Dal punto di vista economico, il mercato mostra una stabilità sui valori d’origine e prospettive solide. Per l’olio extravergine toscano sfuso all’ingrosso, il prezzo d’ingresso si attesta tra i 10,70 e gli 11 euro al litro per il prodotto certificato, con valori medi regionali. Il prezzo al consumo sale facilmente verso i 13-14 euro al litro nelle nicchie di alta gamma, soprattutto nel Fiorentino e nel Pistoiese.

Sul fronte commerciale, la domanda interna ed estera sostiene la produzione toscana senza subire la concorrenza dei prodotti a basso costo. «Sul Toscano non ci danno fastidio le produzioni di massa o quelle del Nord Africa – chiarisce Filippi – Noi leghiamo l’olio in modo indissolubile al territorio. Il nostro valore aggiunto è che il mercato è saldamente in mano alla produzione e alle cooperative: una filiera corta e integrata che non si riscontra in tutti i settori agricoli».

La quota destinata all’esportazione continua a rappresentare il motore trainante del settore. Gli Usa si confermano il primo sbocco commerciale per il prodotto toscano, insieme ai Paesi del Nord Europa e ai mercati emergenti dell’Estremo Oriente. «L’Olma ha venduto da sola 80 mila bottiglie in Corea del Sud, a dimostrazione dell’interesse crescente in Asia» aggiunge Filippi. L’Igp Toscano funziona inoltre da denominazione ombrello sotto la quale si posizionano anche le menzioni geografiche aggiuntive legate a territori specifici, come Colline Fiorentine, Fiesole o Montalbano. «Le menzioni geografiche e le sottozone permettono di spuntare anche due euro in più al litro rispetto all’Igp di base – conclude Buonamici – Il valore dell’Igp Toscano è quasi il doppio rispetto all’olio italiano generico. È un vantaggio per i produttori che si associano, necessario per ripagarli di un lavoro colturale costoso, svolto su territori difficili ma capaci di esprimere un’eccellenza riconosciuta nel mondo».

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Carlo Pellegrino

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