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07 agosto 2026

Lunigiana a caccia di turismo e calano le imprese

Uno studio disegna lo scenario attuale del territorio in cerca di una nuova vocazione.

Il paese di Vinca in Lunigiana.

Il paese di Vinca in Lunigiana.

La Lunigiana, un territorio a due velocità, stretto tra un invecchiamento strutturale che non accenna a fermarsi e la ricerca di nuove vocazioni economiche. Riassunto in poche parole è il quadro che emerge dal Rapporto Lunigiana 2026, lo studio curato dall’Istituto Studi e Ricerche (ISR) in collaborazione con la Camera di Commercio della Toscana Nord-Ovest. 

I dati restituiscono l’immagine di un’area interna della Toscana in provincia di Massa Carrara, in profonda fase di transizione, in cui l’arretramento dei pilastri tradizionali dell’industria e del commercio al dettaglio viene compensato solo parzialmente dall’espansione del turismo, un settore che tuttavia sconta forti limiti strutturali nella distribuzione della ricchezza.

Cala e invecchia la popolazione

Le analisi demografiche mostrano la persistenza di forti criticità sistemiche. Nel decennio 2015-2025, la popolazione residente in Lunigiana è scesa del 6,2%, attestandosi a 51.317 unità. A preoccupare è soprattutto l’invecchiamento strutturale della popolazione, superiore alla media provinciale: l’indice di vecchiaia ha raggiunto quota 335 anziani (over 64) ogni 100 giovani sotto i 15 anni. Questo andamento si riflette pesantemente sul sistema scolastico locale, che ha registrato un crollo del 18,6% degli iscritti alle primarie rispetto all’anno scolastico 2018/2019.

Questo progressivo svuotamento demografico viaggia in parallelo con una marcata contrazione del tessuto produttivo. A fine 2025, le imprese attive sul territorio si sono fermate a 4.875 unità, registrando un calo del 9% rispetto al 2019. La riduzione ha colpito duramente i settori chiave: l’industria segna un pesante -15,5%, il commercio al dettaglio arretra del 14,6% e le costruzioni cedono il 12,1%.

A confermare la senescenza dell’economia locale è l’età media dei titolari d’impresa, salita a oltre 53 anni nel 2025, a fronte di una presenza marginale di imprese giovanili guidate da under 35, ferme ad appena il 7,4% del totale. In questo scenario, solo l’assistenza sociale e la cosiddetta “silver economy” (che occupa circa 282 addetti strutturati) riescono a garantire un presidio organizzato per rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana.

Gli stranieri risorsa importante

In questo quadro di forte denatalità e continuo deflusso giovanile verso i poli urbani limitrofi, l’apporto della componente straniera è diventato una risorsa strutturale e imprescindibile per la sopravvivenza del sistema socio-economico. 

Negli ultimi sei anni, la popolazione immigrata residente è aumentata del 24,3%, arrivando a pesare per il 10% sul totale della popolazione. Il dato è ancora più rilevante nella fascia giovanile tra i 15 e i 29 anni, dove i giovani stranieri rappresentano il 15,4% del totale, con un incremento del 42% rispetto al 2019.

Sotto il profilo del mercato del lavoro, l’impatto della manodopera straniera è decisivo: i lavoratori dipendenti di origine estera sono cresciuti del 31% tra il 2019 e il 2023. Questa forza lavoro si concentra soprattutto nell’edilizia, dove oltre un terzo degli addetti è di cittadinanza straniera, garantendo la continuità operativa di una filiera ad alta intensità di lavoro manuale. A livello imprenditoriale, si registrano 729 attività a guida straniera, stabili sul 2019 ma con una forte spinta espansiva (+39%) nei comparti del turismo e degli altri servizi.

Crescono i flussi turistici, ma non il valore per il territorio

Il turismo è un capitolo a parte, perché è un settore in forte espansione che però genera poco valore per il territorio. I flussi registrano dati eccellenti: le presenze hanno superato quota 109.000 (+7% rispetto al 2019), sostenute da un aumento del 13% della componente internazionale e da un balzo del 44% delle strutture ricettive extra-alberghiere;  ma emerge un’incapacità strutturale del territorio di trattenere il valore creato dal comparto. 

Il Rapporto confronta le performance della manifattura con quelle del turismo: se l’industria lunigianese esprime una produttività media di 55 mila euro per addetto (di cui il 41% viene trasferito nel monte salari), il turismo genera una produttività ridottissima, pari a soli 17 mila euro per addetto. 

Il salario medio nel turismo, inoltre, complici la forte stagionalità e una ridotta intensità lavorativa, si attesta ad appena 13 mila euro all’anno per addetto, meno della metà di quello industriale. Questa dinamica frena la stabilizzazione della ricchezza sul territorio e innesca un “deskilling patologico” che spinge alla fuga i giovani più istruiti. Non a caso, il tasso di “autocontenimento occupazionale” della Lunigiana rimane debole: sono oltre 6.700 i residenti costretti ogni giorno al pendolarismo verso i poli urbani e industriali esterni, un dato in aumento del 18% rispetto al 2011.

Dinamico il mercato immobiliare

Accanto alle ombre industriali, spicca l’eccezionale vitalità del mercato immobiliare residenziale, che ha registrato un incremento del 64% delle compravendite nel periodo 2019-2025 (+70% per gli immobili non residenziali). Nonostante l’aumento dei volumi, i prezzi medi di vendita sono scesi del 9% (attestandosi a 1.031 euro al metro quadrato nel 2025), mentre i canoni di locazione sono balzati del 15% (6,9 euro al metro quadrato). A spingere i canoni all’insù è la forte espansione degli affitti brevi turistici, segmento in cui gli alloggi disponibili sono cresciuti del 16%, generando ricavi lordi per 11,3 milioni di euro (+30%).

Importanti segnali di trasformazione giungono anche dall’agricoltura, impegnata in un drastico consolidamento qualitativo. Le micro-imprese agricole di sussistenza scendono dal 64% al 45% a favore di aziende più strutturate (con fatturati superiori a 200 mila euro). Si rafforza decisamente la transizione ecologica: le imprese biologiche sono aumentate del 30%, arrivando a coprire il 21% della superficie agricola utilizzata, spesso integrandosi con successo nell’offerta agrituristica locale.

Le barriere infrastrutturali e finanziarie

Il rilancio economico della Lunigiana deve però fare i conti con storici ritardi infrastrutturali. Se da un lato l’efficienza della rete autostradale è confermata dai flussi record registrati nel 2025 ai caselli di Aulla e Pontremoli (2,4 milioni di entrate e 2,5 milioni di uscite), dall’altro il territorio sconta una progressiva desertificazione finanziaria, certificata dalla perdita del 15% degli sportelli bancari (ridotti a sole 23 unità operative). 

Anche sul fronte digitale, nonostante una stima di copertura in fibra FTTH al 72% per il 2026, si pagano ritardi storici rispetto alle aree interne limitrofe.

Testo realizzato con il contributo dell’Ai.

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