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28 maggio 2026

La Consulta boccia la legge toscana: non si può imporre di lavorare il 50% del marmo estratto

C’è interferenza con l’assetto concorrenziale del mercato: violata la competenza legislativa esclusiva dello Stato.

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Cade il vincolo di lavorare localmente almeno il 50% del marmo estratto nelle Alpi Apuane a fronte della proroga delle concessioni d’escavazione, normativa prevista dalla legge toscana 35/2015 e poi aggiornata e ampliata dalla legge 52/2025. La ratio è impedire che il marmo grezzo sia esportato e lavorato altrove, così da mantenere valore aggiunto sul territorio.

Alterate le dinamiche di mercato

Ora la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità di alcuni articoli (4 comma 2; 5 commi 1 e 2; 6, 9 e 14) della legge regionale 52/2025 che vincolano a lavorare nel sistema produttivo locale almeno il 50% dei materiali ornamentali estratti nell’area apuo-versiliese. Tali disposizioni, secondo la Consulta, interferiscono con l’assetto concorrenziale del mercato e ne alterano le dinamiche, violando così la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela della concorrenza.

Un colpo per le associazioni ambientaliste

Per la Regione Toscana, che aveva scommesso su questa legge per dare impulso alla filiera corta, è uno schiaffo micidiale. Per il Comune di Carrara, che negli ultimi due anni ha sottoscritto convenzioni con le aziende lapidee che si impegnano a lavorare sul territorio almeno il 50% del materiale estratto a fronte di una proroga delle concessione, si tratta di ripartire da capo. Per le associazioni ambientaliste è un colpo senza precedenti.

Ostacolata la libera circolazione delle cose

Le previsioni censurate, si legge in una nota di sintesi, “nell’erigere una barriera protezionistica a danno delle imprese che operano in un diverso contesto territoriale, si pongono in contrasto anche con l’articolo 120 della Costituzione, che vieta di adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra le regioni e di limitare il diritto dei cittadini di esercitare in qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro”.

Compressa la libertà di iniziativa economica dei singoli

Infine, secondo la Consulta, “la restrizione della concorrenza e della libera circolazione non si ripercuote soltanto sull’ordine del mercato e sul suo assetto complessivo, ma anche sulla libertà di iniziativa economica dei singoli, in quanto non persegue obiettivi di salvaguardia dell’ambiente o altri interessi meritevoli di speciale tutela e comunque si traduce in una misura sproporzionata”.

Confindustria Toscana Centro e Costa ha accolto “con favore” la sentenza della Consulta “che ripristina i principi di libera concorrenza“, hanno commentato la presidente della sezione lapideo e carbonati, Federica Guadagni, e Paolo Mazzi del consiglio direttivo della sezione. “La decisione – affermano – conferma la bontà dell’impostazione che avevamo espresso e sostenuto, come Confindustria Toscana Centro e Costa, anche attraverso il lavoro del nostro ufficio legale. E’ una decisione che conferma che la tutela del mercato deve essere uniforme“. (lt)

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