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17 gennaio 2025

Da Pitti Uomo speranze di ripresa per la moda: i compratori “tengono”

Buyer italiani in linea con l’anno scorso, leggero aumento degli stranieri: in tutto 13.300.

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Per i produttori italiani di moda uomo, che realizzano all’estero il 78% del fatturato di settore, la buona notizia è che i compratori stranieri non hanno disertato l’edizione 107 del salone Pitti Uomo, che si è chiusa oggi, 17 gennaio, alla Fortezza da Basso di Firenze (con 770 marchi per il 45% stranieri). Le presenze alla fiera – rese note dalla società organizzatrice Pitti Immagine – sono state circa 5.000, il 6,5% in più dell’ultima edizione invernale, e si aggiungono agli 8.300 compratori italiani, rimasti sullo stesso livello di un anno fa, portando il totale a 13.300. Contando anche agenti, rappresentanti, fornitori e giornalisti gli ingressi sono arrivati a quota 20mila, esattamente come nel gennaio 2024.

Capi di qualità, ricerca stilistica, prezzi accessibili

La tenuta è considerata un buon risultato dagli organizzatori, capace di far uscire il settore “da un clima di attesa e di incertezza”: “Gran parte del merito va agli espositori – spiega Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine – che hanno portato collezioni di grande qualità produttiva, di ricerca stilistica e con tanti elementi di innovazione. Inoltre molti listini prezzi indicano un equilibrato rapporto tra valorizzazione dei materiali e della manifattura e prezzi, in linea con quanto richiesto dai consumatori”.

I compratori statunitensi tra quelli cresciuti di più

I Paesi cresciuti di più in termini di compratori sono Spagna, Giappone, Belgio, Stati Uniti, e anche Nord e Est Europa. “Ho raccolto molta soddisfazione tra gli espositori – afferma Agostino Poletto, direttore generale di Pitti Immagine – sia per la quantità e qualità dei buyers sia per la fisionomia del salone stesso, come piattaforma globale per gli scambi e canale insostituibile di comunicazione, soprattutto nella fase centrale della stagione di vendite”.

Previsioni caute per il 2025

Adesso bisognerà vedere se questo interesse per le collezioni si tradurrà in ordini e in fatturato, e se le misure promesse dal Governo per aiutare le aziende in difficoltà si tradurranno in strumenti concreti. Le previsioni per il 2025 sono caute, anche se tra gli stand il clima è sembrato meno cupo di quanto segnalano le associazioni imprenditoriali e i sindacati.

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