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22 luglio 2026

Corte dei Conti, semaforo verde per il bilancio 2025 della Regione ma preoccupa la sanità

Si riduce il disavanzo complessivo (315 milioni) ma aumentano le autorizzazioni all’indebitamento per finanziare investimenti.

Leonardo Testai
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Una parifica senza riserve, e senza poste di bilancio da rettificare ex post, ma con una serie di criticità di bilancio che riguardano in particolar modo la sanità: la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti ha dato il via libera al rendiconto della Regione Toscana per l’anno 2025, evidenziando come di consueto le situazioni suscettibili di interventi correttivi. Non solo la sanità, ma anche le partecipate, dove si rinnova l’invito a proseguire in un piano di razionalizzazione che sta andando avanti ancora troppo timidamente. Esprime comunque soddisfazione il presidente della Regione, Eugenio Giani: “E’ una parifica vera”, afferma, sottolineando che le relazioni dei magistrati contabili “hanno messo in evidenza un miglioramento complessivo rispetto al disavanzo e ad una serie di misure che la Corte ci aveva chiesto”.

La Regione alla chiusura dell’esercizio presenta un saldo positivo di 1,32 miliardi, in crescita rispetto a quello dell’esercizio precedente, e un disavanzo di 315,33 milioni, in sensibile riduzione rispetto ai 998,24 milioni del 2024. “Il miglioramento registrato nell’esercizio – afferma la sezione – risente, oltre che del positivo andamento della gestione, anche degli effetti derivanti dalla cancellazione, ad opera della legge di bilancio per il 2026, del Fondo anticipazioni di liquidità (Fal) accantonato nel risultato di amministrazione per 507,68 milioni”. Permane, invece, il disavanzo derivante dal debito autorizzato e non contratto (il cosiddetto Danc), pari a 259,98 milioni, pur in riduzione rispetto al valore di 432,29 milioni del rendiconto 2024. Il nuovo debito autorizzato e imputato all’esercizio 2025, pari a 106,38 milioni, non ha dato luogo alla formazione di ulteriore disavanzo, essendo stato integralmente assorbito dal saldo positivo della gestione di competenza (+139 milioni).

Indebitamento complessivo ancora sopra i due miliardi

L’analisi della gestione registra “un significativo incremento delle autorizzazioni all’indebitamento – si legge in una sintesi della relazione – rispetto a quelle iniziali del bilancio di previsione, conseguente alle variazioni intervenute nel corso dell’esercizio. Tale andamento evidenzia la ripresa del ricorso al debito quale principale fonte di finanziamento degli investimenti regionali e conferma l’esigenza di assicurare un più stretto raccordo tra la programmazione degli interventi e la preventiva individuazione dei relativi mezzi di copertura”.

In Toscana “siamo arrivati al limite consentito” per l’indebitamento “e questo impedisce ovviamente di fare nuovi investimenti”, ha affermato Mario Nispi Landi, presidente della Sezione regionale di controllo per la Toscana della Corte dei Conti. L’indebitamento complessivo della Regione Toscana si attesta, al 31 dicembre 2025, a 2,08 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto a quello dell’esercizio precedente. Sono stati contratti nuovi mutui per 125,04 milioni, a fronte di rimborsi di prestiti per circa 106,68 milioni, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa.

La gestione della sanità denota uno squilibrio strutturale

Il vero punto dolente è rappresentato dalla sanità toscana, dove esiste una “persistente difficoltà” a “mantenere l’equilibrio economico” del sistema, “sia in termini di ripiano delle perdite, finanziate ormai stabilmente con il ricorso alla tassazione, sia in termini di contributi agli investimenti finanziati con il ricorso all’indebitamento sempre più oneroso”. Il finanziamento ordinario, sia pure in crescita rispetto al valore del 2024, si è confermato insufficiente a fronte dell’aumento dei costi di gestione, determinato dall’incremento della spesa per il personale, per i farmaci e per i dispositivi medici”.

Secondo il procuratore generale regionale, Massimo Chirieleison “la difficoltà della Regione a garantire l’equilibrio del sistema sanitario regionale è confermata, purtroppo, anche per il 2025 al IV trimestre si rileva un ulteriore incremento del disavanzo, pari a 340,52 milioni. In merito alle cause dello squilibrio strutturale questo è dovuto principalmente all’aumento costante dei costi strutturali della gestione caratteristica non compensata dall’incremento dei ricavi sostenuto principalmente dalla crescita del fondo sanitario regionale. I costi della gestione caratteristica confermano la presenza di uno squilibrio che trae origine dalla gestione ordinaria del sistema“.

E però, sottolineano i magistrati contabili della sezione, non si può ridurre la questione ai numeri di bilancio: “I primi segnali di una progressiva riduzione della capacità del sistema – affermano – di rispondere ai bisogni di assistenza sono già oggi evidenti (lunghi tempi di attesa, aumento della spesa sanitaria privata, rinuncia alle cure) e rischiano di accentuarsi ulteriormente se la crescente domanda di prestazioni non sarà accompagnata da un’offerta sostenuta da risorse adeguate e gestite in modo efficiente. Invertire tale tendenza richiede un responsabile intervento da parte di tutti i soggetti chiamati, ai diversi livelli istituzionali, a concorrere al finanziamento e alla gestione della spesa sanitaria”.

Partecipate, i magistrati chiedono razionalizzazioni

Nel campo delle partecipate – sono 18 le società di cui la Regione detiene quote, nulla è cambiato. Il valore delle partecipazioni, nelle società controllate al 31 dicembre 2025, misurato prevalentemente con il metodo del patrimonio netto, è aumentato rispetto all’anno precedente di 2,4 milioni, passando da 111,59 a 114,12 milioni. Ma l’80% delle risorse regionali risulta allocato nei settori maggiormente critici. “La situazione che fotografiamo adesso – ha spiegato Nispi Landi – è quella di un percorso avviato e che sta andando avanti nel senso di razionalizzare le partecipazioni; con l’avvertenza che è un processo non semplice, che comunque è stato intrapreso e va portato a termine con coerenza”.

Nella relazione dei magistrati c’è anche una rappresentazione dello stato dell’arte dell’economia toscana, da cui “emerge un quadro complesso e fatto di luci ed ombre – sostiene Nispi Landi -, di grandi potenzialità e di debolezze strutturali”, che pone alla regione “una sfida che deve essere in grado di raccogliere” per “competere non solo con le altre regioni italiane, ma anche con le realtà più importanti d’Europa”.

“La Toscana – si legge in una sintesi della relazione della sezione – conserva risorse importanti: una manifattura ancora significativa, una forte apertura internazionale, un patrimonio ambientale e culturale di eccezionale valore, un sistema universitario e della ricerca di elevata qualità, servizi professionali sviluppati e una buona capacità amministrativa”. Tuttavia, rimarca la sezione, “tali punti di forza non si traducono ancora in una crescita della produttività paragonabile a quella delle regioni europee più dinamiche. L’invecchiamento riduce il contributo potenziale del lavoro; la partecipazione femminile resta inferiore alle possibilità del territorio; la dotazione di capitale umano qualificato cresce troppo lentamente; la piccola dimensione media delle imprese limita investimenti, capacità organizzativa e adozione delle tecnologie più avanzate”.

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Leonardo Testai

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