In Toscana circa 6 edifici residenziali su 10 per cui nel 2025 è stato richiesto un attestato di prestazione energetica ricadono nelle due classi peggiori, F e G, mentre soltanto l’8% degli immobili appartiene alle classi più efficienti, dalla A1 alla A4. E’ quanto emerge dall’elaborazione di Saie-La fiera delle costruzioni su base dati Siape, il Sistema informativo sviluppato da Enea.
Più nel dettaglio, nel 2025 in Toscana sono stati emessi 94.892 Attestati di Prestazione Energetica. La distribuzione per classe mostra una presenza ancora molto rilevante degli immobili nelle fasce meno efficienti: circa il 59% delle certificazioni ricade nelle classi F e G, pari rispettivamente al 23,4% e al 35,4% del totale. Le classi energetiche più elevate, dalla A1 alla A4, rappresentano invece complessivamente circa l’8% degli Ape, con la sola classe A4 che si ferma al 2,5%.
Differenze significative nel quadro provinciale
Le province con la maggiore incidenza di edifici in classe A sono Prato (12%), Lucca (9%) e Grosseto (8%), seguite da Pisa, Firenze e Livorno, tutte all’8%, poi Pistoia (7%), Siena (6%) e Massa-Carrara (6%). Sul fronte opposto, la maggiore incidenza di APE nelle classi peggiori F e G si registra a Massa-Carrara (67%), Pistoia (62%) e Pisa (61%), seguite da Lucca (60%), Siena (59%), Firenze (58%), Livorno (56%), Grosseto (55%) e Prato (53%). Prato risulta così la provincia più virtuosa in entrambe le classifiche, con la quota più alta di edifici in classe A e quella più bassa nelle classi F e G, mentre Massa-Carrara si colloca all’estremo opposto.
Quello della Toscana “è un ritardo strutturale, che il ciclo dei bonus ha intaccato solo in parte e che oggi si lega a due elementi: la volatilità dei prezzi dell’energia e un quadro europeo che, tra recepimento della direttiva e nuovi requisiti minimi, alza progressivamente l’asticella”, ha dichiarato Emilio Bianchi, direttore generale di Saie che sottolinea come negli ultimi anni siano stati soprattutto la stagione dei bonus edilizi a smuovere il patrimonio immobiliare italiano: secondo le recenti stime di Nomisma, gli incentivi fiscali avrebbero permesso al Paese di raggiungere il 56% degli obiettivi 2030 previsti dalla Direttiva Case Green. Tuttavia, osserva Saie, “senza un piano di attuazione definito e un investimento costante di fondi, il percorso di riqualificazione rischia di fermarsi proprio mentre servirebbe accelerare”.
“Mettiamo allo stesso tavolo tutta la filiera”
Secondo Bianchi la filiera delle costruzioni ha un ruolo decisivo in questo scenario: la riqualificazione, sostiene, è “un investimento che genera un effetto domino su produttività, occupazione e valore degli immobili: servono però innovazione, tecnologie e competenze diffuse per renderla scalabile. E’ la ragione per cui Saie si conferma il punto di incontro tra imprese, associazioni e professionisti: una sfida di questa portata, che tocca la struttura stessa del Paese, si affronta solo mettendo intorno allo stesso tavolo tutta la filiera”. (lt)
