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Lavoro & Competenze

03 settembre 2026

Senza immigrati rischiano di mancare 355mila lavoratori in Toscana nel 2038

Sarebbe soddisfatto meno dell’80% della domanda: secondo Ires Toscana le quote dei decreti flussi sono insufficienti.

Leonardo Testai

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L’economia toscana si trova di fronte a un bivio demografico che nei prossimi quindici anni rischia di tradursi in una carenza strutturale di manodopera: senza un contributo consistente dell’immigrazione, l’offerta di lavoro già residente potrebbe soddisfare meno dell’80% della domanda attesa nel 2038. E’ quanto sostiene lo studio “Gli immigrati stranieri nella società e nella economia toscana“, elaborato da Alberto Tassinari per Ires Toscana, realizzato per la Cgil regionale e presentato al Meeting Antirazzista di Cecina.

Nella ricerca si sottolinea come l’emergenza per il sistema produttivo sia “talmente grave che le associazioni di categoria si stanno muovendo autonomamente stipulando accordi direttamente con Ong italiane attive in Africa per la formazione del personale di cui hanno bisogno”, in un contesto in cui le quote di ingresso previste dai decreti flussi, pur in aumento, restano “largamente insufficienti rispetto al fabbisogno”. Ma rivolgersi agli immigrati “non significa semplicemente che occorra ‘importare lavoratori'”, sostiene lo stesso Tassinari, secondo cui “significa che dobbiamo interrogarci oggi su quale mercato del lavoro e quale società vogliamo costruire. Se la crescita della presenza migrante continuerà ad accompagnarsi alla segregazione occupazionale e salariale, aumenteranno disuguaglianze e vulnerabilità invece dell’integrazione”.

Il conto alla rovescia demografico in Toscana

Dopo aver toccato il massimo storico di 3,7 milioni di abitanti nel 2013, la popolazione toscana ha perso 80mila residenti nell’ultimo decennio, un calo attribuito principalmente alla riduzione dell’immigrazione dall’estero, alla diminuzione delle donne in età fertile e al continuo calo della natalità. Le proiezioni Istat più recenti indicano che, alle condizioni attuali, la Toscana tornerà nel 2070 ai livelli di popolazione del dopoguerra, perdendo circa 500mila residenti. L’indice di vecchiaia regionale, secondo i ricercatori, “crescerà per i prossimi 7-8 anni fino a sfiorare e, per alcuni scenari, superare, i 300 anziani ogni 100 giovani“, un livello mai raggiunto prima in Toscana né in nessun’altra regione europea. A tassi costanti l’indice toccherebbe 337 anziani per 100 giovani; senza immigrazione supererebbe i 438, con quasi il 40% della popolazione composta da over 65.

Le conseguenze occupazionali sono quantificate con una simulazione a orizzonte 2038. Nel 2023 le forze di lavoro toscane tra 15 e 64 anni ammontavano a 1.652.000 unità. Applicando alla stessa popolazione, invecchiata di 15 anni, i tassi di attività del 2023, l’offerta scenderebbe a 1.294.000 unità: una perdita di 358mila lavoratori dovuta al solo effetto demografico, senza considerare alcun flusso migratorio. Anche nello scenario più favorevole – con occupazione in crescita e un aumento della partecipazione al lavoro di donne e giovani – il fabbisogno resta ampio: nel 2038 la domanda di lavoro salirebbe a 1.767.000 unità, mentre l’offerta prodotta dalla sola popolazione residente si fermerebbe a 1.412.000 unità. Il divario di 355mila posizioni “dovrebbe essere coperto, in misura assolutamente preponderante, da forza lavoro immigrata dall’estero“.

Il contributo già dato dagli stranieri

Tra il 2008 e il 2023 gli occupati toscani tra 20 e 64 anni sono cresciuti di 41mila unità (+2,7%): un aumento dovuto esclusivamente ai lavoratori stranieri, saliti di 47mila unità, mentre gli italiani hanno segnato un calo di 6mila. Nel 2024 gli occupati stranieri hanno raggiunto un record di 214mila lavoratori, il 12,8% del totale regionale, in crescita di oltre il 16% sull’anno precedente. L’occupazione straniera resta tuttavia fortemente concentrata in un numero ristretto di settori, spesso caratterizzati da bassi salari e da un elevato rischio di precarietà. Nel 2023 un lavoratore straniero, dipendente o autonomo, ha percepito in Toscana un reddito annuo lordo inferiore del 33% rispetto a un lavoratore italiano, differenziale in linea con la media del Centro-Nord e più contenuto rispetto al Sud, dove il gap raggiunge il 54%.

Il contributo economico non si limita al lavoro dipendente. Le imprese a conduzione straniera in Toscana sono 57mila, il 17% del totale regionale, con un’incidenza del 16,4% particolarmente marcata a Prato. Il 54% di queste attività si concentra in costruzioni, commercio al dettaglio e confezioni di abbigliamento: quest’ultimo è il settore più “etnicizzato”, con il 70% delle imprese toscane del comparto costituito da ditte individuali a conduzione cinese, per il 90% con sede nel comune di Prato. Anche nella pelletteria la presenza straniera è rilevante, con una quota del 47% sul totale delle imprese, concentrata per un quarto nei comuni di Scandicci, Firenze e Campi Bisenzio. Nel settore delle costruzioni, il 70% delle imprese straniere si divide tra gestione albanese (53%) e rumena (17%).

Per gli stranieri rapporti di lavoro più precari

I dati sugli avviamenti al lavoro confermano, secondo Ires Toscana, una tendenza alla precarizzazione che riguarda in modo particolare la componente straniera. Nel triennio 2023-2025 le comunicazioni di avviamento hanno interessato oltre un milione di persone, con un incremento particolarmente sostenuto per africani e asiatici. Il tempo determinato resta la forma contrattuale più utilizzata, con un peso che nel 2023 rappresentava quasi il 59% dei contratti, mentre il tempo indeterminato è sceso dal 13,3% al 12,7% tra il 2023 e il 2024. “La risposta alla precarietà non può essere dividere lavoratori italiani e stranieri, ma unirli nella rivendicazione di salari, diritti, sicurezza e buona occupazione“, ha affermato Rossano Rossi, segretario generale della Cgil Toscana, secondo cui “a stesso lavoro devono corrispondere stesso salario, stesse tutele, stessa dignità“.

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