In Toscana ci sono 1.668.431 occupati e 1.486.891 pensioni vigenti, con un saldo positivo di 181.540 unità, il quinto d’Italia. Il rapporto è di circa 89 pensioni ogni 100 occupati, contro le 96 della media nazionale, dove 24,1 milioni di occupati si confrontano con quasi 23,2 milioni di pensioni. Il dato, apparentemente confortante almeno nel raffronto, emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre: ma nei prossimi anni la regione si troverà a dover sostituire 200.700 lavoratori che andranno in pensione, avendo peraltro una delle quote più alte d’Italia di dipendenti privati over 50.
Il saldo tra occupati e pensioni divide il Paese. Il Sud ha 7,4 milioni di pensioni contro 6,5 milioni di occupati, con un saldo di -881.708 e circa 113 pensioni ogni 100 occupati. Il Centro, in cui rientra la Toscana, registra +512.749, pari a circa 90 pensioni ogni 100 occupati. La Toscana è quinta in Italia per saldo positivo, dopo Lombardia (+814.024), Lazio (+365.793), Veneto (+351.442) ed Emilia-Romagna (+261.706). Tra le regioni del Centro, il Lazio ha un saldo migliore, mentre Marche (-10.489) e Umbria (-24.094) sono già in negativo.
Le province toscane: ok Firenze e Prato, Massa Carrara in rosso
Il quadro provinciale in Toscana risulta eterogeneo. Firenze, con 382.224 pensioni e 469.829 occupati, ha un saldo positivo di +87.605: è quinta in Italia tra le 102 province monitorate. Prato ha il rapporto più favorevole della regione, con 88.427 pensioni e 123.342 occupati (+34.915), pari a circa 72 pensioni ogni 100 occupati. Pisa (+21.650) e Siena (+9.570) hanno saldi positivi, ma meno ampi. Livorno (+8.394), Lucca (+6.687), Pistoia (+6.626), Grosseto (+5.109) e Arezzo (+3.715) restano in positivo con margini ridotti: ad Arezzo si contano circa 97 pensioni ogni 100 occupati, vicino alla parità.
Massa Carrara è l’unica provincia toscana con più pensioni (81.173) che occupati (78.442): un saldo di -2.731, che la colloca al 67/o posto in Italia. La provincia apuana è anche una delle undici del Centro e del Nord, secondo la classificazione della Cgia, con il segno meno, in una parte di graduatoria dove il Mezzogiorno fa la parte del leone: un fenomeno che, secondo i ricercatori, per il Sud dipende soprattutto dalla diffusione di pensioni assistenziali e di invalidità, in un contesto di denatalità, invecchiamento, bassa occupazione e lavoro irregolare.
“Una regione che invecchia è un problema per le Pmi”
Il rischio principale per la Toscana è l’età della forza lavoro. Nel 2024 la regione è infatti risultata quarta in Italia per incidenza degli over 50 sui dipendenti privati, con il 34,5%, contro una media nazionale del 32,7%. Il primato è del Friuli Venezia Giulia (35,7%), seguito da Liguria (35,6%) e Basilicata (35,1%). Tra il 2025 e il 2029 la domanda di sostituzione in Toscana sarà di 200.700 lavoratori, di cui 106.300 dipendenti privati. La Toscana è settima in Italia per volume di sostituzioni: il dato nazionale è di circa 3 milioni, con il 74% concentrato nel Centro-Nord. Le sostituzioni dei dipendenti privati incidono per il 53% sul totale regionale, appena sopra il 52,9% dell’Italia.
“L’invecchiamento della popolazione non è un tema solo demografico, è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese“, sostiene la Cgia, perché lo squilibrio fra giovani e anziani complica il naturale processo di sostituzione e “sta diventando un vincolo strutturale alla crescita. Per le piccole aziende il primo rischio è operativo. La carenza di manodopera riduce la capacità produttiva e rende più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri. Non si tratta solo di trovare persone, ma di trovare competenze adeguate in tempi compatibili con le esigenze aziendali. Il risultato è una maggiore incertezza nei processi e una crescente fragilità organizzativa”.
