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25 settembre 2026

Turci: «Vogliamo portare a Firenze il World Energy Council». E lancia un piano per le filiere

Intervista al vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa con delega alle politiche industriali. “Reindustrializzazione, investiamo sulle aziende più virtuose per trascinare tutti”.

Massimiliano Turci, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa con delega alle politiche industriali

Massimiliano Turci, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa con delega alle politiche industriali

Massimiliano Turci, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa con delega alle politiche industriali, ha davanti a sé un mandato particolarmente ampio. E infatti premette: «Quando si parla di politiche industriali, è evidente che occorre un lavoro di squadra, perché si attraversano molti temi e competenze. Avremo bisogno della collaborazione di tutti i vicepresidenti e dei consiglieri delegati». Carne al fuoco ce n’è parecchia. A partire dall’idea di riunire a Firenze il World Energy Council, espressione italiana di una delle principali reti internazionali dell’energia, che riunisce oltre 3.000 organizzazioni in più di cento Paesi. Per proseguire con progetti mirati sulla diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese, sul capitale umano e sul rafforzamento delle filiere industriali. 

Lei propone una Conferenza permanente sull’energia industriale: quando potrebbe partire, chi intende coinvolgere e quale risultato concreto si aspetta da questa iniziativa? 

«Il costo dell’energia incide in misura determinante sulla competitività delle aziende. Vorremmo portare a Firenze il World Energy Council Italia e avviare, insieme agli stakeholder, una discussione programmatica per individuare soluzioni che consentano di abbattere i costi energetici. Ci sono tre grandi temi sui quali lavorare: le fonti rinnovabili, la transizione energetica e l’analisi delle componenti che determinano il prezzo dell’energia». 

L’Intelligenza artificiale fatica ad entrare nei processi produttivi. Che cosa mettere concretamente a disposizione delle imprese per aiutarle ad adottare queste tecnologie? 

«Prima di tutto, dobbiamo partire da una formazione capillare rivolta a tutti. Occorre far conoscere le potenzialità di questi strumenti e favorire il dialogo tra Pmi e grandi imprese per migliorare l’efficienza dei processi produttivi. Possiamo coinvolgere incubatori di startup per diffondere la conoscenza delle applicazioni dell’intelligenza artificiale e aiutare le aziende a comprendere fin dove possono spingersi nell’utilizzo di queste tecnologie. Il mondo sta correndo molto velocemente e dobbiamo essere pronti a tenere il passo. 

Il Tavolo permanente Industria e AI, che ho avanzato nel programma di mandato, dovrà diventare anche un osservatorio sulle applicazioni industriali dell’intelligenza artificiale, dalla manifattura avanzata alla cybersecurity, dall’automazione intelligente alla gestione e valorizzazione dei dati industriali. Per le Pmi dobbiamo immaginare un accompagnamento concreto: formazione manageriale, assessment digitali, condivisione di casi applicativi, networking tecnologico e accesso a startup innovative e partner qualificati». 

Una parte importante del suo programma riguarda le filiere, che in Toscana sono centrali. Il progetto Filiere del Territorio punta a sostituire parte delle importazioni di prodotti, servizi e componenti con forniture locali. Come funzionerà concretamente?  

«Non direi che l’obiettivo sia sostituire le importazioni: quello può essere semmai una conseguenza del progetto. Il punto di partenza è la necessità di costruire una rete sul territorio, nella quale le imprese possano conoscersi meglio. Abbiamo grandissime specializzazioni e aziende all’avanguardia ma spesso non ci conosciamo abbastanza. Dobbiamo creare connessioni e per farlo è necessario conoscersi, comprendere le rispettive esigenze e individuare le opportunità di collaborazione.  

Il progetto deve partire dall’identificazione e dall’analisi dei fabbisogni produttivi e tecnologici. Poi dobbiamo mappare le competenze disponibili sul territorio e capire dove esistono, MGI, Pmi, startup o nuove iniziative imprenditoriali in grado di rispondere a quei fabbisogni o di colmare i gap esistenti. L’obiettivo è arrivare a tavoli e incontri di filiera orientati alla realizzazione di progetti concreti». 

Da quali settori e da quali imprese pensa di partire? 

«Io aprirei il tavolo a tutti, perché in qualsiasi settore si può fare bene. Confindustria è l’essenza di questo approccio: rappresenta un ecosistema che integra grandi gruppi e PMI appartenenti a differenti settori merceologici. I consigli di presidenza itineranti, come quelli che sta organizzando Confindustria Toscana Centro e Costa, sono per esempio uno straordinario acceleratore delle opportunità di conoscenza reciproca. 

Per realizzare il progetto Filiere sarà necessario anche costituire all’interno di Confindustria Toscana Centro e Costa un gruppo di lavoro dedicato, che abbia autorevolezza, autonomia operativa e risorse adeguate facendo leva sulla connessione tra le diverse vicepresidenze. L’interazione tra le varie deleghe consentirà di individuare azioni specifiche e costruire una tabella di marcia per realizzarle. Parliamo di interventi di medio-lungo periodo, ma se non si comincia a seminare, non si raccoglierà mai». 

Formazione, collaborazione con Its e università, attrazione dei giovani: mai come oggi il capitale umano è stato così importante... 

«Il capitale umano è il primo punto del programma sul quale interverrò. Viviamo in un periodo nel quale sono i talenti a scegliere dove andare a lavorare. La sfida per noi aziende è proprio questa: dobbiamo saperci far scegliere. Voglio organizzare un incontro dedicato al capitale umano, coinvolgendo esperti che possano aiutarci ad affrontare il tema. Abbiamo un grande vantaggio che dovremmo sfruttare: indipendentemente dal settore nel quale si lavora, vivere nel nostro territorio rappresenta un valore aggiunto. Dobbiamo lavorare su questo aspetto, perché i talenti, se adeguatamente stimolati, rispondono. 

Occorre anche comprendere meglio il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, coinvolgendo il mondo dell’università e della ricerca per costruire un percorso di medio-lungo periodo che consenta alle imprese di disporre delle competenze necessarie. Ecco, serve un Piano Competenze per la Trasformazione Industriale, con percorsi dedicati al digitale e alla trasformazione tecnologica, all’intelligenza artificiale, all’automazione industriale, alla sostenibilità, all’energy management e alle competenze manageriali». 

Quando pensa di organizzare questo primo appuntamento? 

«Entro la fine dell’anno». 

La Toscana corre un serio pericolo di deindustrializzazione: è il tema ricorrente del dibattito degli ultimi mesi. Che cosa bisogna fare per invertire la rotta? 

«E’ necessario partire dalle filiere più virtuose, quelle che hanno già dimostrato capacità di innovare, investire e competere sui mercati internazionali. Dobbiamo concentrarci nel rafforzare gli ecosistemi produttivi che generano valore e che possono fungere da traino per l’intero sistema economico, creando opportunità, competenze e crescita diffusa».

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