La Fiom-Cgil torna a chiedere che allo stabilimento Pierburg di Livorno siano riconosciute le stesse condizioni concordate e formalizzate con il sindacato tedesco per la cessione al fondo Aequita della divisione automotive. L’incontro di ieri al ministero delle Imprese e del Made in Italy ha visto, per la prima volta, la partecipazione dei vertici di Rheinmetall e dei rappresentanti del fondo acquirente: “Il tempo sta scadendo e non siamo più disposti ad accettare rassicurazioni prive di impegni verificabili”, ha affermato Massimo Braccini, segretario della Fiom-Cgil di Livorno, annunciando un nuovo incontro al Ministero per il 30 novembre.
Nel febbraio scorso Rheinmetall aveva raggiunto un accordo col sindacato tedesco dei metalmeccanici, Ig Metall, per i dipendenti delle sedi della divisione tedesca Power Systems interessate dalla vendita annunciata allora, come equo trattamento transitorio. Le principali garanzie concesse includevano il mantenimento del posto di lavoro per tre anni, vietando licenziamenti per motivi economici per la durata concordata; garanzia di continuità per almeno tre anni per i siti produttivi; validità e continuità dei contratti collettivi, vincolanti per il nuovo proprietario, per uguale periodo.
“Il futuro dello stabilimento di Livorno e degli altri siti italiani non può essere affidato a semplici promesse, servono certezze, impegni formali e garanzie esigibili”, ha dichiarato Braccini, ricordando che per gli oltre 240 addetti Pierburg “a Livorno siamo ormai al terzo anno di ammortizzatori sociali. Le lavoratrici e i lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo a causa dell’incertezza e della mancanza di prospettive per il futuro dello stabilimento. I rappresentanti del fondo hanno illustrato il modello di business di Aequita. Da parte nostra, abbiamo espresso tutte le riserve e le preoccupazioni maturate anche alla luce delle esperienze e dei riscontri avuti nei rapporti con i fondi di investimento“. (lt)
