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02 gennaio 2025

Il dentifricio Marvis cresce del 30% nel 2024 e traina Ludovico Martelli

L’azienda fiorentina di beauty “vede” il traguardo dei 100 milioni di euro. Strategici i mercati internazionali.

Silvia Pieraccini
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La storica azienda di Fiesole (Firenze) Ludovico Martelli, che dal 1908 è specializzata nella produzione di articoli per la cura della bellezza con un portafoglio di 13 brand, e che nel 2023 ha realizzato 94,2 milioni di fatturato (+22%), cresce ancora trainata da uno dei suoi marchi storici, il dentifricio Marvis.

Un prodotto cool che ha conquistato i mercati internazionali

Nato come articolo per fumatori, brevettato nel 1958 dal conte Franco Cella di Rivara, oggi Marvis è un prodotto interamente made in Italy che ha conquistato i mercati internazionali, distribuito in tutti i continenti: l’estero rappresenta più dell’80% del fatturato. Al primo posto tra i mercati di sbocco c’è la Cina, seguita da Italia e Turchia. Il 2024 è stato un anno d’oro per il dentifricio, che ha chiuso con una crescita-record superiore al 30%. Merito anche della comunicazione avviata dal brand, che punta sull'”esperienza” legata alla routine dell’igiene orale, presentandola come momento di divertimento e di piacere. In pochi anni Marvis è diventato un prodotto cool che si distingue per i gusti innovativi, posizionandosi su una fascia di alto livello.

Formule e produzione sono made in Italy

“Alla base di tutti i dentifrici Marvis, oltre al gusto, c’è il valore della ricerca – afferma l’azienda fiorentina il cui capitale è in mano per il 70% alla famiglia fondatrice Martelli e per il 30% al fondo cinese Nuo Capital – che rappresenta un elemento essenziale: la creazione delle formule e la produzione avviene interamente in Italia, all’interno dell’azienda”. Il percorso di crescita su scala globale intrapreso da Marvis ne ha fatto uno dei marchi core dell’azienda di beauty che ha in portafoglio anche brand come Proraso, Adorn, Oxy, Tenax, Sapone del Mugello e Valobra. E che ora “vede” il traguardo dei 100 milioni di euro.

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Silvia Pieraccini

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