Interno dello stabilimento Eli Lilly di Sesto Fiorentino: l'export fiorentino dipende per oltre il 50% dal farmaceutico
L’economia fiorentina resiste alle tensioni internazionali meglio delle attese, ma dietro i numeri positivi dell’export si conferma una forte concentrazione nel farmaceutico. Le previsioni di crescita del Pil per il 2026 salgono dallo 0,5 allo 0,8% e nei primi sei mesi le esportazioni raggiungono 16,4 miliardi di euro, il 3,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
A tracciare il quadro è l’Ufficio studi della Camera di commercio di Firenze sulla base degli ultimi dati Istat. «Il primo semestre 2026 ci restituisce un quadro economico di resilienza, per certi versi sorprendente e inatteso», commenta il segretario generale Giuseppe Salvini. Un segnale positivo arriva anche dalla produzione manifatturiera, cresciuta mediamente dell’1% nei primi due trimestri.
Il farmaceutico vale il 54,5% dell’export
Il dato complessivo delle esportazioni richiede però cautela. Il farmaceutico, spinto in particolare dalla forte crescita del polo produttivo di Eli Lilly a Sesto Fiorentino, ha esportato poco meno di 9 miliardi di euro in sei mesi e rappresenta ormai il 54,5% dell’intero export provinciale. Senza il farmaceutico, le vendite fiorentine all’estero si fermano a circa 7,4 miliardi nel semestre e risultano sostanzialmente stabili rispetto al 2025, con un outlook leggermente negativo. È dunque soprattutto questo comparto a determinare l’andamento del dato aggregato, dopo che già nel 2025 aveva prodotto un forte effetto statistico sulle esportazioni provinciali.
Lo scorso anno l’export farmaceutico era balzato da circa 8 a 18,7 miliardi di euro; senza il settore, anziché crescere del 41,4%, le esportazioni fiorentine avrebbero registrato una flessione del 4,7%.
Il rischio è adesso il prezzo del gas
Sulle prospettive pesano inoltre i mercati di destinazione: il 45% dell’export fiorentino è diretto verso aree considerate instabili. La Camera di commercio punta per questo sulla diversificazione degli sbocchi commerciali. Ma la nuova preoccupazione riguarda soprattutto l’energia. «Le aziende temono il raddoppio dei costi di produzione», avverte Salvini. Nel 2025 il gas ha coperto il 39% del fabbisogno energetico italiano, contro una media Ue del 23%. «Se le difficoltà nel Golfo dovessero interessare in misura crescente anche il metano», sostiene Salvini, la posizione di Italia, Toscana e Firenze si differenzierebbe sensibilmente dalla media europea, con conseguenze sulla competitività delle imprese manifatturiere. Sul fronte interno pesa infine l’inflazione, salita ad agosto al 3,3%. Circa il 40% della spesa dei fiorentini è concentrato nelle voci maggiormente esposte agli shock energetici: alimentari, abitazione e trasporti. (redcm)
