Il Consiglio di sorveglianza di Volkswagen ha approvato ieri, 3 settembre, il duro piano di risanamento presentato dal Consiglio di amministrazione del gruppo, e anche la Toscana dell’automotive trema. Il piano, che prevede un taglio di 50mila occupati, è mirato a ridurre la capacità produttiva in Europa di circa 500.000 veicoli all’anno scendendo a 9 milioni di veicoli prodotti, una mossa ritenuta necessaria a scongiurare perdite stimate in 1,5 miliardi di euro annui. Oltre allo stabilimento Audi di Neckarsulm, sono sotto pressione anche le sedi Vw di Emden, Zwickau e Hannover.
“Conseguenze molto pesanti per Dumarey”
Le ricadute di questo piano di dimagrimento forzato andranno verificate sulla supply chain di Volkswagen, cioè tutte le aziende dell’indotto e della componentistica che lavorano nel settore della componentistica, dall’Emilia-Romagna al Veneto, dalla Lombardia al Piemonte, fino appunto alla Toscana. “Ci saranno conseguenze molto pesanti“, ammette Angelo Capone, segretario generale della Fiom-Cgil di Pisa, pensando soprattutto alla Dumarey di Fauglia: l’azienda ha confermato il licenziamento di 35 lavoratori in staff leasing più di un mese fa, malgrado il tentativo di mediazione del Governo. “Volkswagen è uno dei clienti più importanti“, dice Capone, “ma le previsioni per i prossimi anni sono quelle di sostanziali riduzioni di volumi produttivi“.
E’ vero che Dumarey è in difficoltà da tempo, e i cali produttivi sono già presenti, “tanto che siamo in contratto di solidarietà aperto fino alla fine dell’anno”, stesso ammortizzatore attivato alla Piaggio e all’Asso Werke, osserva l’esponente Fiom. Ma dire quanti posti di lavoro siano effettivamente a rischio su 850 complessivi, precisa, è prematuro. “Lo potremo scoprire fra qualche giorno – sostiene -, quando arriverà il nuovo amministratore delegato di Dumarey. Non c’è ancora nessun incontro in programma, ma a metà settembre lui si arriverà e si insedierà di fatto”.
Le criticità a Livorno, guardando anche alla Cina
Le conseguenze dei tagli di Volkswagen si sentiranno anche nella provincia di Livorno, su aziende come Pierburg – recentemente ceduta al fondo Aequita – e Magna Closures, già in situazione di difficoltà come tutte le aziende del comparto automotive. Qui però, sostiene il segretario generale della Fiom di Livorno Massimo Braccini, “il cliente più importante è sicuramente Stellantis, e alla Magna ora ‘va’ di più la linea Bmw che ha un carico di lavoro importante. Sicuramente l’impatto c’è, l’incidenza di Volkswagen nel sistema crea una flessione produttiva che incide”.
Più in generale, sostiene Braccini, “manca proprio un piano di prospettiva dell’automotive europeo. Se l’idea è quella, come in Germania, di riconvertire parti del settore alla difesa, ci saranno comunque sia delle produzioni e dei posti lavoro che si perderanno nel settore automotive. Quindi siamo in una situazione difficile e non si vede la ripresa. Se ci fossero produttori cinesi che investissero potrebbero riportare una condizione di produttività, perché è chiaro che loro hanno ancora i carichi di lavoro. Abbiamo un problema di costi delle auto, di competitività e di avanguardia rispetto all’elettrico che comunque avanza, e di rapporti con le case automobilistiche cinesi che man mano stanno venendo avanti e con cui bisognerà fare i conti”.
