Indennizzi fino a 80mila euro per ogni peschereccio e fino a 360mila euro per le imprese di acquacoltura, con un tetto che può arrivare a 600mila euro per le aziende acquicole più energivore. La Regione Toscana interviene contro il caro costi che sta colpendo pesca e acquacoltura con un nuovo bando Feampa destinato a compensare gli effetti economici della crisi in Medio Oriente. La dotazione iniziale è di 238.440 euro, fra risorse europee, statali e regionali, ma è destinata potenzialmente a crescere in maniera consistente: dopo l’approvazione del nuovo piano finanziario da parte della Commissione europea, il fondo potrà infatti essere incrementato fino a circa 3,5 milioni di euro.
Chi è interessato e chi invece è escluso
La misura riguarda le micro e Pmi armatrici di imbarcazioni da pesca e le imprese di acquacoltura, compresi i pescatori autonomi che armano in proprio il peschereccio e le attività professionali nelle acque interne. Restano invece fuori le imprese che operano esclusivamente nelle fasi successive della filiera, come trasformazione, conservazione, commercio all’ingrosso e al dettaglio dei prodotti ittici, ristorazione e distribuzione. Non basta dunque appartenere alla filiera ittica: per ottenere gli indennizzi occorre esercitare direttamente un’attività di pesca o acquacoltura ammessa dal bando.
Quanto spetta alle imprese
Il contributo non è uguale per tutti. Per la pesca viene calcolato considerando potenza del motore, mesi di attività, tipo di pesca e dimensioni dell’imbarcazione. Per esempio, per un peschereccio a strascico lungo fra 12 e 18 metri il coefficiente previsto è 9,38: con un motore da 200 kW l’indennizzo teorico è quindi di 1.876 euro per ogni mese riconosciuto, entro il tetto complessivo di 80mila euro per imbarcazione.
Per l’acquacoltura il calcolo è invece legato alla produzione propria commercializzata e alla tipologia di allevamento. I coefficienti mensili vanno dai 17,37 euro per tonnellata per mitilicoltura e ostricoltura ai 69,58 euro per gli allevamenti in gabbie in mare. Nel calcolo non rientrano quindi i prodotti acquistati da terzi e semplicemente rivenduti.
Perché scattano gli indennizzi
L’intervento nasce dal riconoscimento da parte della Commissione europea della crisi in Medio Oriente come evento eccezionale, con decorrenza dal 28 febbraio 2026. Il bando individua espressamente fra i maggiori costi che stanno gravando sulle aziende quelli relativi a carburante, energia, mangimi, materiali plastici e acciaio. Il periodo coperto dagli aiuti arriva fino al 31 dicembre 2026.
Per la pesca l’impatto del rincaro energetico è particolarmente diretto: l’aumento del carburante fa salire il costo di ogni uscita in mare e comprime i margini delle imprese. Nell’acquacoltura pesano invece anche i consumi elettrici degli impianti, oltre ai rincari di mangimi e materiali. Proprio per questo il massimale per le aziende acquicole che nel 2025 hanno consumato più di un milione di kWh di energia elettrica viene innalzato da 360mila a 600mila euro.
Costi aumentati del 50 per cento
L’impatto della crisi sui costi della pesca è stato pesante. Secondo la Commissione europea, dopo l’inizio della crisi in Medio Oriente il prezzo del carburante marittimo nei porti di pesca dell’Unione è oscillato fra 1 e 1,30 euro al litro, oltre 40 centesimi in più rispetto ai livelli precedenti. Per le imbarcazioni più energivore l’effetto sui conti può essere enorme: le marinerie italiane hanno segnalato casi di pescherecci a strascico che consumano fra 2mila e 3.500 litri al giorno e hanno visto il costo di una giornata in mare salire da circa 2mila a quasi 4mila euro. L’aumento dei costi ha spinto alcune flotte europee a ridurre o sospendere le uscite.
Giani: la pesca toscana è una filiera identitaria
«La crisi in Medio Oriente ha generato un aumento dei costi che ha messo in difficoltà molte imprese», sottolinea il presidente della Regione Eugenio Giani, secondo il quale l’intervento sostiene «una filiera identitaria per la Toscana che rappresenta un presidio fondamentale per i nostri territori costieri».
Le domande dovranno essere presentate attraverso la Dua dal 17 agosto al 15 settembre 2026, entro le ore 13 (qui il bando). La gestione delle pratiche è affidata ad Artea. Per le imprese toscane del mare si apre così una finestra di appena un mese per chiedere la compensazione dei maggiori costi sostenuti durante la crisi. (em)
