I lavoratori della Alexander McQueen in corteo
Nessun licenziamento imposto dall’azienda e tempo fino a settembre per cercare una soluzione condivisa. Si chiude con un accordo al Ministero del Lavoro la vertenza che riguarda il marchio di lusso Alexander McQueen, controllato dal gruppo Kering, e che nelle scorse settimane aveva provocato forti tensioni anche nel distretto toscano della pelletteria.
La procedura era stata avviata con l’annuncio di 54 esuberi complessivi su 181 dipendenti nelle tre sedi italiane dell’azienda: Scandicci, Novara e Parabiago. Il numero degli esuberi poi era sceso a 35. Il sito più colpito risultava quello piemontese di Novara, ma anche lo stabilimento di Scandicci, cuore produttivo del marchio in Toscana, era interessato dal piano di riduzione del personale.
I lavoratori approvano all’unanimità
L’intesa raggiunta tra azienda e sindacati nazionali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil modifica però radicalmente l’impostazione iniziale. Come spiegano le organizzazioni sindacali, «grazie alla determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori e all’iniziativa sindacale di mobilitazione, che ha visto coinvolto l’intero Gruppo nella giornata del 20 maggio, è stato possibile modificare in modo significativo l’impostazione iniziale dell’azienda, che prevedeva una gestione unilaterale degli esuberi».
L’accordo prevede infatti che «non vi saranno licenziamenti unilaterali; eventuali uscite potranno avvenire esclusivamente sulla base della non opposizione al licenziamento e incentivata; le scadenze di licenziamento saranno rinviate fino a settembre». Una soluzione che è stata sottoposta al voto dei dipendenti e approvata all’unanimità.
Per le sigle sindacali «si tratta di un risultato non scontato, che ferma l’impatto immediato dei licenziamenti e restituisce al negoziato un ruolo centrale».
Monitoraggio fino a settembre
La vertenza, tuttavia, non può considerarsi chiusa. Da qui a settembre proseguirà infatti il confronto sul piano di riorganizzazione del gruppo. «La gestione degli esuberi deve avvenire attraverso strumenti collettivi e non traumatici, a partire proprio dagli ammortizzatori sociali, evitando soluzioni che scarichino sui singoli lavoratori il costo della riorganizzazione», sostengono i sindacati, che chiedono di utilizzare i prossimi mesi per monitorare l’andamento delle eventuali uscite e costruire «le condizioni per una applicazione del piano Reconkering condivisa».
L’accordo consente dunque di evitare, almeno per il momento, i licenziamenti annunciati e concede alcuni mesi di tempo per individuare soluzioni alternative in una delle vertenze simbolo della crisi che sta attraversando il settore del lusso e della pelletteria. (em)