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09 ottobre 2026

Agrifood Next 60, dalla Toscana 5 startup: ma l’Italia è fuori dalla Top 10 del capitale investito

Il report presentato a Torino seleziona 60 realtà dell’agrifoodtech da 14 regioni: raccolti in totale 82 milioni di euro.

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Cinque startup toscane entrano nella prima edizione di Agrifood Next 60, la selezione annuale delle 60 startup agrifoodtech italiane presentata a Torino durante la conferenza Wave by Vento, in un evento a cura di Beeco con Escp e InnovUp. Nel report la Toscana si colloca tra le prime regioni per numero di sedi, dopo Lombardia e Piemonte e prima di Lazio ed Emilia-Romagna. Le cinque realtà selezionate lavorano su temi diversi, dalla sicurezza alimentare digitale alla robotica per frutta e verdura, dall’impollinazione alle macchine elettriche per vigneti e serre, fino alle bevande analcoliche da uva acerba.

Biorsaf: 6 milioni raccolti e rientro in due mesi

Biorsaf, con sede a Castell’Azzara e uffici a Firenze e Bologna, digitalizza l’autocontrollo Haccp, la qualità e la sicurezza alimentare con una piattaforma cloud integrata con IoT e intelligenza artificiale, pensata per reti da centinaia o migliaia di sedi. Ha raccolto 6 milioni di euro ed è in fase growth. I numeri indicati nella scheda: con soli 20 controlli al giorno una singola struttura genera 7.000 registrazioni all’anno; nei case study di due clienti, uno della grande distribuzione e uno della ristorazione collettiva, il risparmio medio è di 2 euro al giorno per dipendente coinvolto; per un’insegna della grande distribuzione con 2.000 operatori l’investimento rientra in due mesi, con un risparmio di circa 1,4 milioni di euro l’anno.

E:Den: una piattaforma elettrica al posto di 5-8 macchine

E, a Cecina e Firenze, ha sviluppato eBacco, una piattaforma elettrica compatta e multifunzione per la meccanizzazione di vigneti, serre e verde professionale: una base motrice completamente elettrica con attrezzature intercambiabili, progettata per ridurre numero di mezzi, costi operativi ed emissioni locali. La startup ha raccolto 300mila euro ed è in fase early stage. Secondo quanto dichiarato, una sola piattaforma può sostituire fino a cinque-otto macchine specialistiche. Per una flotta di tre eBacco, con un investimento di 30mila euro, il payback stimato è di 20 mesi; il risparmio operativo annuo stimato per un’azienda con tre mezzi è di 18mila euro.

Capio Robotics: validazione industriale in corso con Melinda

Capio Robotics, a Pontedera (Pisa), fa robotica morbida per manipolare frutta e verdura fresche: soft gripper modulari, sensori di contatto e visione 3D riducono il rischio di ammaccature e automatizzano movimentazione, selezione e packaging su linee robotiche esistenti. Ha raccolto 200mila euro ed è in fase early stage. La scheda del rapporto Agrifood Next 60 indica due domande di brevetto depositate sulla tecnologia di soft gripping, tre lettere di intenti strategiche firmate e una validazione industriale in corso, nel 2026, con il Consorzio Melinda sul packaging delle mele.

Agrotev: già 600 colonie consegnate a 50 aziende agricole

Agrotev, a Bagni di Lucca, produce colonie di bombi per l’impollinazione, con genetica, alimentazione e controllo in house. Ogni colonia arriva in Arnhia, un’arnia plastic-free al 95%, con un report di qualità individuale generato dal sistema Sensus. Ha raccolto 257mila euro ed è in fase seed. I dati della scheda: 600 colonie consegnate a oltre 50 aziende agricole; un’efficienza di impollinazione e controllo termico della colonia migliorata del 30%; da quattro a sei settimane di lavoro in campo, contro le tre-cinque del benchmark.

Superbo: una bevanda analcolica per un mercato in crescita

Superbo, a Camaiore, ricava dall’uva acerba, anche da diradamento, una bevanda naturalmente analcolica ricca di polifenoli, Aspro d’Uva, con un processo di trasformazione e tecnologie proprietarie. Ha raccolto 40mila euro ed è in fase early stage; secondo il comunicato è incubata in X Combinator a Siena. La scheda riporta 4.000 mg/L di polifenoli su scala industriale e fino a 2.100 litri di prodotto per ettaro diradato. Il mercato di riferimento, secondo la stima IWSR citata, vedrà una crescita dei volumi no-alcohol del 36% tra il 2024 e il 2029.

Il quadro nazionale: le startup ci sono, il capitale no

Le 60 startup arrivano da 14 regioni: più di una su due ha almeno un brevetto e quasi tutte vendono ad altre imprese. Complessivamente hanno raccolto 82 milioni di euro, ma la mediana tra chi ha raccolto capitale si ferma a 400mila euro e solo 18 hanno superato il milione. Il 65% ha sede al Nord, il 18% al Sud e nelle isole, il 15% al Centro. I dati sono dichiarati dalle startup. Il contrasto col peso del settore è netto: l’Italia è il primo Paese dell’Unione europea per valore aggiunto agricolo, con il 16,9% del totale, ma nel 2025 è rimasta fuori dalla top 10 europea per capitale investito in startup agrifoodtech.

“Nel 2025 le startup agrifoodtech islandesi hanno raccolto più capitale di quelle italiane“, ha detto Marco D’Angelo, amministratore delegato di Beeco. “Non è un problema di startup: queste 60 dimostrano che ci sono. E’ un problema di sguardo, perché nessuno le aveva ancora messe su una mappa che investitori, imprese e istituzioni potessero usare per decidere”. Per Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, “l’agrifood è la specializzazione che l’Italia non ha ancora scelto, nonostante una filiera industriale tra le più solide del Paese”. Serve, ha aggiunto, “un cambio di passo: ma il capitale non si muove al buio”.

Come funziona la selezione di Agrifood Next 60

Le 60 startup sono state scelte da una commissione di oltre cinquanta tra investitori, ricercatori e manager, che ha confrontato le candidature su dieci criteri comuni, dalla tecnologia all’utilità per chi produce, fino a una domanda secca e provocatoria: quale esisterà ancora nel 2036? Il report è organizzato in sei aree tecnologiche (deep tech, sistemi biologici, applicazioni industriali, dati, Ai e infrastrutture digitali, transizione circolare e climatica, food e ingredienti) e comprende i 60 profili, l’analisi dell’ecosistema, i trend di mercato e i contributi di 18 voci del settore. Alla presentazione di Torino, si è svolta una tavola rotonda con quattro investitori: Andrea Galassi (Maia Ventures), Marco Gaiani (Linfa, Riello Investimenti SGR), Giovanni Ferri (ToSeed) e Wilma Tesio (LaGemma Venture).

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