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12 agosto 2026

The Italian Sea Group, sindacati preoccupati: “Continua erosione di posti di lavoro”

Nell’incontro in Regione l’azienda nautica annuncia che chiederà una proroga di 60 giorni delle misure protettive.

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Cresce la preoccupazione dei sindacati per il futuro dei lavoratori di The Italian Sea Group. Dopo il tavolo di crisi convocato in Regione Toscana nella mattina di mercoledì 12 agosto, Fim, Fiom e Uilm denunciano una «continua erosione e perdita di posti di lavoro» provocata dal protrarsi dell’incertezza e chiedono che qualsiasi soluzione per il futuro del gruppo garantisca occupazione e unità aziendale. «L’occupazione a Massa Carrara non si tocca», avvertono le tre sigle.

All’incontro hanno partecipato i commissari nominati dalla procedura, la sindaca di Carrara Serena Arrighi, il consigliere regionale Valerio Fabiani, l’Autorità portuale e l’azienda. Assente, sottolineano i sindacati, il presidente di Tisg Giovanni Costantino.

Una delle questioni più urgenti riguarda come proteggere il reddito dei lavoratori nella fase di crisi. Fim, Fiom e Uilm contestano l’utilizzo delle ferie per fronteggiare la riduzione dell’attività: «Le ferie non possono in alcun modo essere utilizzate in sostituzione degli ammortizzatori sociali». Nei prossimi giorni è previsto un nuovo confronto con l’azienda per individuare lo strumento da attivare. I sindacati chiedono inoltre garanzie sull’anticipo dell’ammortizzatore sociale e sul regolare pagamento delle spettanze di fine rapporto ai lavoratori già usciti.

La Regione spinge nella stessa direzione. «Abbiamo chiesto alle parti di incontrarsi fin dalle prossime ore per cominciare il confronto su un possibile ammortizzatore sociale, che metta al riparo il personale da possibili impatti negativi», spiega Fabiani. E i tempi della crisi potrebbero allungarsi: secondo quanto emerso al tavolo, Tisg chiederà una proroga di 60 giorni delle misure di protezione attualmente in corso. «Fino a fine ottobre non avremo un quadro chiaro sul futuro», osserva Fabiani.

Un punto particolarmente delicato riguarda la concessione portuale del cantiere di Marina di Carrara. Secondo quanto riferiscono Fim, Fiom e Uilm, l’Autorità portuale ha ricordato al tavolo che la proroga della concessione fino al 2072 è vincolata al mantenimento del livello occupazionale registrato al momento della proroga e alla realizzazione degli investimenti previsti. Per i sindacati si tratta di «un presidio fondamentale» a tutela dei posti di lavoro. Dal canto suo, l’azienda puntualizza che, dei 20 milioni di investimenti previsti, ne sono stati realizzati 11,5, mentre i rimanenti 8,5 milioni – e non 10 come riferito dai sindacati – dovranno essere ultimati entro il 2072.

È in questo quadro che si inserisce la procedura competitiva per trovare nuovi investitori, emersa nei giorni scorsi e ora confermata al tavolo regionale. Le strade possibili sono due: uno share deal, cioè l’acquisizione delle quote della società, che continua quindi a esistere con il proprio patrimonio, i contratti e le attività; oppure un asset deal, nel quale vengono acquistati direttamente tutti o alcuni beni e attività dell’azienda, per esempio stabilimenti, cantieri, marchi o rami aziendali. Questa seconda soluzione può dunque comportare anche una cessione separata di parti del gruppo.

Lo scenario resta comunque aperto. «Non abbiamo ancora piena contezza di ciò che sarà in futuro – afferma Fabiani –: l’azienda ha confermato che ci sono in gioco molte manifestazioni d’interesse che in parte stanno ancora maturando». Tisg, aggiunge, si riserva di valutare non soltanto le proposte ma anche la strada da seguire, «tra la possibilità di procedere alla vendita e quella invece di fare ricapitalizzazione, con l’ingresso di un soggetto terzo direttamente nel capitale sociale».

La partita vede per ora due manifestazioni d’interesse per l’intero complesso aziendale. La prima fa capo al Polo Nautico Carrara, progetto al quale partecipa Sanlorenzo; la seconda a Sri Global Limited, holding controllata da Giulio Gallazzi e partecipata da Finvacchi di Bernardo Vacchi. Sul dossier si sono inoltre affacciati operatori della nautica interessati soprattutto a singoli asset, fra i quali Baglietto e Azimut Benetti.

Ed è proprio la possibilità di una cessione per parti a rendere centrale la richiesta di mantenere unitaria Tisg. La Regione mette sul tavolo tre condizioni: salvaguardia dell’occupazione, conservazione dell’intero complesso aziendale e solidità industriale dell’eventuale investitore. «Chiediamo la salvaguardia dei livelli occupazionali, sia diretti che dell’indotto, che qui vale più di 1.500 posti di lavoro; la conservazione dell’unitarietà del complesso aziendale e la selezione di un soggetto industriale credibile, senza affidarsi a soggetti di natura finanziaria», afferma Fabiani.

Una posizione che assume particolare rilievo proprio alla luce della composizione dei soggetti finora interessati e delle diverse formule attraverso le quali potrebbe essere risolta la crisi. Anche Fim, Fiom e Uilm chiedono che qualunque soluzione non produca un’ulteriore riduzione dell’occupazione né una frammentazione dell’attuale struttura industriale.

Il tavolo regionale è stato aggiornato al 4 settembre, ma la procedura potrebbe richiedere tempi più lunghi: con la richiesta di proroga delle misure di protezione, il punto di arrivo potrebbe slittare fino alla fine di ottobre. Nel frattempo, assicurano le organizzazioni sindacali, «l’attenzione rimarrà ai massimi livelli». (em)

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