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09 luglio 2026

Sciopero dell’industria, migliaia in corteo a Firenze per chiedere il rilancio

Giani promette lavoro per un’agenda comune, Bernini invoca politiche industriali mirate (e interventi sull’energia).

Leonardo Testai
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Malgrado l’afa di luglio si sia fatta sentire, oltre 6mila manifestanti da tutta la Toscana hanno partecipato al corteo di Firenze organizzato da Cgil, Cisl e Uil Toscana per la giornata di sciopero regionale dell’industria: partenza davanti alla Fortezza da Basso, arrivo davanti alla prefettura in via Cavour con i comizi dei segretari generali regionali Rossano Rossi (Cgil), Silvia Russo (Cisl) e Paolo Fantappiè (Uil). In piazza, oltre ai lavoratori con bandiere, cartelli e striscioni, la sindaca di Firenze Sara Funaro e l’assessora al lavoro della Regione Toscana Alessandra Nardini, con una rappresentanza di altri amministratori locali del territorio.

Delegazioni sindacali sono state ricevute in prefettura, in Regione Toscana e presso la sede di Confindustria. Sul territorio il sindacato ha rilevato una buona adesione alla giornata di sciopero, con la Sammontana di Empoli (Firenze) chiusa e punte pari o sopra il 90% in aziende come Dumarey, Magna, Pierburg, Trigano, Menci. Adesione considerevole anche per Comesca, Allco, Valentino Shoes (85%), Imer (80%), Skf e Duferco Travi e Profilati (75%). La richiesta di Cgil, Cisl e Uil per un rilancio dell’industria toscana si è intrecciata, in piazza, con il dolore e la rabbia per un incidente mortale sul lavoro avvenuto in mattinata a Sesto Fiorentino, dove un operaio 48enne in un cantiere ha perso la vita mentre stava lavorando con una macchina per il livellamento del calcestruzzo.

Le richieste dei sindacati toscani

Siamo di fronte a una settantina di tavoli aperti per le vertenze nuove, oltre a una ventina di vertenze storiche, dalle acciaierie di Piombino alla Sanac“, ha detto Rossi, sottolineando che ci sono “oltre 15.000 lavoratori in cassa integrazione, che sta prendendo più sempre più la dimensione di Cig straordinaria che è l’anticamera dell’inferno perché poi si chiude. I licenziamenti per motivi economici negli ultimi 5 anni sono stati oltre 20.000, si sta parlando di una regione che sta scivolando verso il basso”.

Per il rilancio “cerchiamo di trovare soluzioni innovative usando le nuove strutture digitali – ha sottolineato Russo -, ma occorre fare rete tra le aziende, perché il problema della nostra regione è anche la presenza di piccole e piccolissime aziende che, rispetto al treno delle grandi strutture che sono venute a investire in Toscana, hanno necessità di agganciare questo periodo di ricostruzione dell’industria in maniera forte. Occorre che la Regione le aiuti a fare rete, perché altrimenti non vengono raggiunte dalle nuove forme di digitalizzazione e innovazione organizzativa“.

A Governo e Regione si chiede “di fare intanto degli investimenti pubblici – ha affermato Fantappiè -, ma chiederemo anche ai privati di fare la loro parte, perché molte aziende, specialmente quelle del settore moda, hanno fatto dei grandi utili ma non li hanno reinvestiti sul lavoro, si sono dileguate. Chiediamo che ci siano investimenti privati e pubblici per rilanciare: bisogna darci una svegliata perché perdere l’industria vuol dire impoverire fortemente la Toscana. Non possiamo pensare di vivere solo di turismo, di servizi, di terziario“.

“Lavoriamo insieme alla reindustrializzazione”

“Condividiamo le stesse preoccupazioni sulla deindustrializzazione della Toscana espresse dalle organizzazioni sindacali”, ha affermato Fabrizio Bernini, presidente di Confindustria Toscana, che ha ricevuto la delegazione di Cgil, Cisl e Uil Toscana. “Le incertezze economiche globali – ha osservato – e le difficoltà che colpiscono settori chiave della nostra manifattura richiedono una risposta coesa e immediata”, per cui “dobbiamo lavorare tutti insieme ad un percorso che punti all’obiettivo della reindustrializzazione della Toscana. Noi siamo pronti a mettere la nostra expertise imprenditoriale a supporto di un lavoro comune e sinergico con tutte le parti sociali e istituzionali”.

Bernini ha invocato “politiche industriali mirate, un utilizzo più efficace dei fondi europei e interventi concreti per ridurre il costo dell’energia che oggi penalizza la competitività del nostro sistema produttivo”. L’incontro ha visto la partecipazione anche del presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa Lapo Baroncelli. “Istituzioni, imprese e sindacati – ha osservato – devono concorrere tutti verso l’unico scopo, quello di difendere il nostro patrimonio produttivo, il nostro saper fare e il nostro capitale umano“.

Giani annuncia un’agenda comune

Abbiamo concordato un incontro da tenersi in Regione entro 10 giorni“, ha affermato il governatore Eugenio Giani, annunciando la volontà di “concertare iniziative comuni per affrontare l’attuale crisi dell’industria” attraverso “politiche fondate sui fondi europei, sulle misure per il lavoro e sulle politiche della formazione e del lavoro, con bandi dedicati alle imprese. Queste politiche hanno tutte una priorità molto ben definita, l’aumento della crescita per il manifatturiero e una reindustrializzazione in grado di garantire ai lavoratori sviluppo, crescita salariale e delle condizioni di qualità e sicurezza del lavoro“.

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