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29 gennaio 2026

Prorogata la cassa per i lavoratori di Jsw, nessuna nuova sull’accordo di programma

I sindacati chiedono un incontro urgente al Mimit: il Cbam rischia di mettere fuori mercato le produzioni.

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Ossigeno per i lavoratori di Piombino del gruppo Jindal: è stata infatti prorogata la cassa integrazione in deroga per i 1.256 addetti di Jsw Steel Italy (scadrà il 7 gennaio 2027) e per i 52 lavoratori della Gsi Lucchini (scadrà ad ottobre 2026), mentre per i 110 lavoratori di Piombino Logistics gli ammortizzatori scadranno il 30 settembre. “Un accordo che costa alla collettività oltre 30 milioni di euro”, ammette Lorenzo Fusco (Uilm). “Questo lo dico – aggiunge – perché noi non possiamo continuare a ragionare soltanto di cassa integrazione, fondamentale, necessaria, oggi abbiamo messo in sicurezza quasi 1.300 persone, importante, però noi dobbiamo cominciare a parlare del futuro”.

Futuro che pare ancora nebuloso per due fattori, secondo Fiom, Fim e Uilm. Infatti, dopo che ancora a dicembre al ministero delle Imprese e del Made in Italy si sosteneva che Jsw fosse pronta a siglare il nuovo accordo di programma prima di Natale, in queste settimane “si sono perse le tracce sia di una convocazione sia di un testo definito a cui allegare un necessario accordo sindacale per garantire il futuro di tutti i lavoratori”. Tanto che i tre sindacati hanno inviato richiesta urgente di incontro al Mimit e contemporaneamente hanno chiesto un incontro al presidente di Jsw Steel Italy, Marco Carrai, che dovrebbe tenersi la prossima settimana.

Ma c’è altro, oltre alla cassa integrazione e all’accordo di programma: secondo i sindacati la situazione di Jsw a Piombino si è aggravata con l’inasprirsi del meccanismo del Cbam, il meccanismo della Ue per tassare il carbonio incorporato in specifici beni importati (cemento, ferro/acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità, idrogeno) da paesi extra-Ue. “Temiamo che sia stato decisamente sottovalutato dall’ex Ad Sudhakar Asawale – affermano Fim, Fiom e Uilm – che parlava di un incremento di costi sull’importazione del semiprodotto di pochi euro, mentre ci risulta un incremento reale di 60/70 euro la tonnellata che rischia di mettere fuori mercato anche l’impianto delle rotaie, dopo avere fermato sistematicamente l’impianto della produzione di barre e quello del vergella ed avere perso buona parte dei mercati della produzione di sfere della Gsi”. (lt)

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