Da sinistra, Pasquale Stellacci, direttore regionale della Toscana dell'Agenzia delle Entrate, e Raffaele Ciccarelli, direttore regionale di Agenzia delle Entrate-Riscossione
Non uno spauracchio, ma un alleato. Non un moloch autoritario e incomprensibile, ma un interlocutore con cui la comunicazione è facile e vantaggiosa. Anche per le imprese, anche in situazioni che volgono alla crisi, perché “il compito di un Fisco moderno è trovare gli strumenti per cercare di rimettere in sesto la situazione e tutelare le ragioni collettive”, sostiene Pasquale Stellacci, direttore regionale della Toscana dell’Agenzia delle Entrate, in un colloquio esclusivo per T24 svolto insieme a Raffaele Ciccarelli, direttore regionale di Agenzia delle Entrate-Riscossione.
La sede unica e il nuovo sportello
La sede regionale dell’ente deputato alla riscossione coattiva già da tempo è nello stesso palazzo dell’Agenzia delle Entrate: e da un mese è aperto a Firenze un nuovo punto informativo di Agenzia delle entrate-Riscossione, all’interno dell’ufficio territoriale dell’Agenzia delle entrate in via Santa Caterina D’Alessandria, per fornire assistenza specifica su cartelle di pagamento, rateizzazioni e procedure di riscossione. “Molto spesso il contribuente si rivolge al nostro operatore, il quale rileva che c’è un problema poi di riscossione coattiva, interagisce col collega e risolve il problema al cittadino”, sottolinea Stellacci. “Al momento il servizio è solo a titolo di informazione – precisa – poi probabilmente si estenderà anche al pagamento sul Pos. Diciamo che da dopo il Covid, al di là delle leggi sul contante, ormai tutti si sono abituati ad utilizzare la moneta virtuale“.
“Adattiamo la comunicazione al contribuente”
Fra l’Agenzia e il contribuente “il rapporto si è evoluto abbastanza negli anni – racconta Stellacci -, è un rapporto più partecipato, meno autoritario e più ascoltato. E’ cambiato molto soprattutto l’aspetto della comunicazione: un tempo ci si rivolgeva al contribuente, con termini aulici, con una comunicazione molto difficoltosa da comprendere. Oggi si cerca comunque di modulare la comunicazione rispetto, diciamo, alla tipologia di contribuente, elevandola da un punto di vista tecnico quando si tratta di un contribuente societario di grandi dimensioni e adeguandoli invece a un livello di comprensione meno specialistico per l’artigiano, la persona fisica. La cosa principale è intenderci su quello che facciamo”.
Un esempio di questo nuovo rapporto è rappresentato dall’introduzione dello schema d’atto, la comunicazione con cui l’Agenzia delle Entrate anticipa le proprie contestazioni ed espone le ragioni dell’accertamento nei confronti del contribuente: un atto che segna la conclusione della fase istruttoria e l’inizio della fase decisoria, implicando una partecipazione attiva del contribuente. “Le osservazioni del contribuente – spiega il direttore regionale di Agenzia delle Entrate – non possono essere liquidate con un semplice ‘non sono pertinenti’, ma è richiesta una motivazione rinforzata. L’ufficio è tenuto, pena l’annullabilità, a spiegare perché ciò che sostiene il contribuente non è accoglibile: e quindi nel momento in cui viene coinvolto il giudice, questo ha un quadro composito, dove compare una motivazione scritta a quattro mani”.
“Sollecitiamo il contribuente per aiutarlo”
Il rapporto fra contribuente e gli organi deputati all’accertamento e alla riscossione cambia anche perché è più facile far emergere rapidamente situazioni che devono essere sanate. “In passato – rileva Ciccarelli – c’era un lasso di tempo molto lungo tra la fase di accertamento e la fase dell’attività di riscossione. Adesso questi tempi si stanno abbreviando, sia per uno scambio di informazioni che avviene tra noi molto più velocemente, sia anche perché è un orientamento a cui dobbiamo tendere, quello di andare a chiedere conto ai contribuenti più velocemente. Questo però aiuta anche lo stesso contribuente: lo sollecitiamo in una gestione che tenga conto di debiti che non sta considerando, e c’è tutta una serie di strumenti di crisi di impresa che gli consentono di rimettersi in piedi, evitando anche quello che si chiamava fallimento. Ci sono tantissime soluzioni, anche la rateazione fino a 120 rate: sono 10 anni. Chiaramente questi sistemi devono far sì che il contribuente, soprattutto le aziende, facciano dei piani e gestiscano la parte finanziaria in maniera corretta, tenendo conto anche delle uscite dovute alle imposte, alle tasse, ai riversamenti dell’Iva“.
In tante vicende di cui si occupa l’Agenzia delle Entrate “la crisi economica sicuramente incide”, ammette Stellacci, secondo cui però “uno dei problemi che poi hanno portato alla formazione di questa montagna di crediti non riscossi, che ammontano a circa 1.260 miliardi di euro a livello nazionale, è perché tra la formazione del credito e la reazione è passato sempre molto tempo. Oggi ad esempio con l’omessa dichiarazione Iva si lavora sulla base delle fatturazioni elettroniche in entrata e in uscita in tempo reale: questo avvicina il riscontro di un debito che sta aumentando, così come tutti gli alert degli istituti della crisi d’impresa, dell’insolvenza, perché tutto è finalizzato ad evitare il fallimento”. Anche gli organi interni di controllo delle società, sottolinea il direttore dell’Agenzia delle Entrate, “devono dare subito gli allarmi di quello che non sta funzionando: se i flussi di cassa non sono compatibili con gli impegni, bisogna intervenire”.
“Dobbiamo arrivare in tempo e trovare soluzioni”
Anche parlare di pagamento dell’Iva è una terminologia impropria, secondo Stellacci. “Bisogna parlare di riversamento dell’Iva: l’operatore economico funge da cassiere dell’Iva per l’Erario, e quindi deve assolvere al pagamento del saldo tra l’Iva che è anticipata ai suoi fornitori e l’Iva che ha incassato dai suoi clienti. L’eventuale saldo negativo dovrebbe metterlo da parte in un cassetto e poi riversarlo. Nel momento in cui si tollera e si fa un passo indietro sull’Iva e le ritenute, perché c’è la crisi, questo potrebbe diventare impropriamente un aiuto di Stato: si potrebbe generare una sorta di “doping per l’economia” che potrebbe falsare la concorrenza”. Anche in Toscana adesso, sottolinea, “si sta facendo qualcosa per essere più proattivi, più veloci. Non sempre aggressivi: ma molte volte il contribuente va anche consigliato, accompagnato verso l’adempimento. Dobbiamo arrivare prima, non quando ormai il disastro è avvenuto, e trovare la soluzione per evitare che quell’impresa chiuda ma continui a vivere, accompagnandola verso il pagamento e la correttezza dell’adempimento”.
Il sistema, conferma Ciccarelli, punta a scongiurare le situazioni che non sono più risolvibili. “Non vogliamo tartassare le aziende – sostiene -, se c’è un impegno a pagare troviamo la soluzione migliore: chi rateizza una cartella non è più oggetto di azioni esecutive“. Del resto “non abbiamo una capacità infinita di fare pignoramenti“, prosegue, “mentre invece abbiamo messo in atto dei meccanismi per rendere più agevole il pagamento di quanto dovuto, direttamente o anche rateizzato. Questo è il meccanismo, perché se noi arriviamo tardi c’è solo una strada: bloccare le attività economiche di un soggetto, di un’azienda. Se invece si fa prima, si possono seguire tante strade sostenibili”. Con una distinzione necessaria. “Si fanno tutte queste azioni – spiega Stellacci – per favorire la soluzione delle crisi di chi effettivamente lavora per produrre ricchezza per il Paese: gli si tende una mano. Gli altri, se sono contro il sistema, si pongono come dei concorrenti sleali che è bene eliminare. Quando la cosa è irreversibile, è brutto dirlo ma molte volte sono frodi, e questi soggetti sono dei parassiti del sistema“.
Un rapporto costante con i professionisti
L’impegno dell’Agenzia delle Entrate è anche quello di dialogare con i professionisti per diffondere conoscenza, soprattutto sulle questioni più diffuse e controverse. “Abbiamo un tavolo permanente – osserva Stellacci – con i notai, con gli architetti, gli ingegneri, i geometri, con i commercialisti: a questi tavoli vengono portate questioni un po’ controverse sul territorio che vengono poi risolte a questo tavolo e viene data uniformità di comportamento sul territorio regionale. Ultimamente con i dottori commercialisti abbiamo realizzato iniziative di formazione congiunta su temi di interesse comune, dalla liquidazione delle imposte allo schema d’atto e ai diversi tipi di ravvedimenti, dagli istituti deflattivi del contenzioso alle sanzioni amministrative e penali. Le iniziative sono sempre sold out: ci sono 500 collegamenti da remoto e 100 persone in aula. L’ottica è sempre quella di semplificare il rapporto e di migliorarlo da un punto di vista qualitativo per arrivare a soluzioni più immediate“.
Leonardo Testai