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12 ottobre 2026

Mps replica a Intesa: premio ancora basso e futuro di Siena incerto

Il Cda esamina l’offerta aggiornata di Ca’ de Sass e ribadisce la posizione. Nessuna novità su assemblea e dividendo.

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Ancora nessun rinvio, nessun superdividendo, nessun cavaliere bianco alternativo: il consiglio di amministrazione di Banca Mps, nella seduta di oggi 12 ottobre, si è limitato ad esprimere – a tutto tondo – osservazioni sul comunicato di Intesa Sanpaolo del 3 ottobre scorso, relativo all’offerta pubblica volontaria di acquisto e scambio sulla totalità delle azioni Mps. Il parere formale del Cda sull’offerta arriverà in seguito, con il supporto dei consulenti e sulla base del documento di offerta che Intesa dovrà pubblicare dopo le autorizzazioni regolamentari, come previsto dall’articolo 103 del Testo unico della finanza.

Nelle prime impressioni si considera comunque positivo l’aumento della componente in denaro da 1 a 1,25 euro per azione da parte di Intesa, ma si ritiene che il premio resti inferiore a quello delle offerte bancarie comparabili. Sulla base del prezzo ufficiale Isp del 5 giugno 2026, usato dall’offerente, il valore indicato è ora di 10,341 euro per azione Mps, con un premio del 15,3% sul prezzo ufficiale Mps di quella data. Ma secondo Rocca Salimbeni il 15,3% resta sotto la media di circa il 30% rilevata in offerte volontarie comparabili del settore bancario italiano: Bper-Banca Popolare di Sondrio, Mps-Mediobanca, Crédit Agricole Italia-Creval e Intesa-Ubi. Si ritiene inoltre che il progetto industriale di Intesa presenti ancora elementi di incertezza, inclusi quelli relativi al futuro della banca e di Siena.

“Il piano Mps valorizza la banca, Intesa la disaggrega”

Il cda di Mps ribadisce infatti che il progetto di Siena, che prevede la doppia ops su Banco Bpm e Banca Generali – impossibile da lanciare con i numeri attuali -, “valorizza l’identità e l’integrità della Banca, presenta un solido razionale industriale ed economico ed è stato concepito per accrescere il valore per gli azionisti attraverso una maggiore scala, la diversificazione delle fonti di ricavo e la loro partecipazione significativa al capitale e al valore futuro del gruppo risultante”. al contrario, sottolinea Rocca Salimbeni, il progetto di Intesa “prevede, con la disaggregazione di Mps, l’allocazione delle sue attività tra distinti perimetri proprietari e industriali e dipende, per la propria configurazione finale, da ulteriori passaggi, decisioni e autorizzazioni”.

Il fatto che Intesa Sanpaolo, con il comunicato del 3 ottobre, abbia subordinato la validità della sua offerta al rigetto, da parte degli azionisti, del piano Lovaglio, impone ai soci del Monte “di assumere decisioni rilevanti per il futuro della banca – si legge ancora – in un contesto di perdurante incertezza e prima della pubblicazione del documento di offerta” di Ca’ de Sass, “subordinata all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni regolamentari”, e prima che il cda di Mps “abbia potuto esprimere la propria valutazione” sull’Opas. A giudizio di Siena c’è il rischi” che i soci “rinuncino quindi al progetto industriale” di Mps senza “il necessario compendio informativo” sull’offerta di Intesa.

Da definire il perimetro delle filiali destinate a Unipol

Nel frattempo, dal prospetto dell’aumento di capitale di Unipol – aumento funzionale all’operazione di Intesa Sanpaolo, con la quale il gruppo emiliano rileverebbe una parte degli asset di Banca Mps, compreso il marchio – emerge che sono già state individuate 445 delle 635 filiali di Mps che le saranno cedute da Intesa in caso di successo dell’Opas. L’accordo tra Unipol e Intesa prevede che, qualora fosse necessario ai fini dell’ottenimento delle autorizzazioni antitrust, il perimetro delle filiali da cedere alla compagnia bolognese possa essere modificato sostituendo fino a 190 filiali, a patto che ciò non sollevi “problemi antitrust per Unipol”. Nel caso in cui tale sostituzione non si riveli possibile, sempre per questioni legate alla concorrenza, l’acquisizione potrà perfezionarsi con il trasferimento delle sole filiali per le quali sia rilasciata l’autorizzazione, integrate da altre attività.

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