Eugenio Giani al Palio dell'Assunta che si è corso martedì 18 agosto
Eugenio Giani, presidente della Regione, martedì sarà a Roma insieme al sindaco di Siena Nicoletta Fabio e alla presidente della Provincia di Siena Agnese Carletti per incontrare il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti. Al ministro chiederà che il governo si muova “in tutte le forme possibili” per tutelare l’autonomia e l’integrità del Monte dei Paschi, insidiata dall’offerta pubblica di acquisto di Intesa Sanpaolo che, se finalizzata, porterebbe alla vendita e allo smembramento della banca senese.
Presidente Giani, cosa dirà a Giorgetti?
«Chiederemo che il Governo agisca con tutti gli strumenti possibili affinché il Monte dei Paschi continui ad essere in futuro quello che è adesso: una banca forte, radicata in Toscana, con sede generale a Siena, con tutti i suoi sportelli e i suoi lavoratori. Questo è molto diverso dall’ipotesi di “smembramento” della banca che è stata proposta».
Si riferisce all’offerta lanciata da Intesa Sanpaolo, che prevede l’acquisizione di Mps e la successiva cessione a Unipol di 635 sportelli, destinati a confluire in Bper?
«Non voglio pronunciarmi sulle singole proposte di mercato. Io, da presidente della Regione Toscana, ho il dovere di tutelare un’istituzione come Mps, che è la più antica banca del mondo. Monte dei Paschi deve essere liberato da quei personaggi che lo hanno utilizzato e lo utilizzano per i propri appetiti di natura finanziaria che niente hanno a che vedere con il ruolo della banca».
Qualcuno vuole comprare Monte dei Paschi non soltanto perché è interessato alla banca, ma perché Mps porta con sé il controllo di Mediobanca e, attraverso questa, una partecipazione decisiva in Generali?
«È successo anche in passato. Io mi opposi fortemente quando la minaccia arrivò da UniCredit, nel 2021. Allora la banca fu offerta dallo Stato, che ne era il principale azionista, a UniCredit, che però pose condizioni inaccettabili. In sostanza si voleva incorporarla. Dimostrammo che Mps non era un bidone e devo dare atto all’allora ministro dell’Economia Franco di essersi opposto alle richieste di UniCredit. L’operazione, infatti, non si realizzò».
Poi è arrivato Luigi Lovaglio, che ha dimostrato che Mps non era affatto un bidone, anzi. Che cosa pensa della doppia Ops che ha lanciato su Banco Bpm e Banca Generali?
«Lovaglio ha reagito, la sua è stata una reazione a una proposta che prevede l’acquisizione e poi lo smembramento della banca. Ma io non voglio fare il tifoso. A me preme che anche in futuro possa esserci una banca autonoma, con base a Siena, che si chiami Monte dei Paschi di Siena. Questo è l’obiettivo che noi, rappresentanti istituzionali del territorio, dobbiamo perseguire insieme al Governo».
Il Governo, però, ha pensato di vendere la quota residua del 4,8% della banca che gli è rimasta…
«La prima cosa che chiederemo a Giorgetti sarà che lo Stato italiano mantenga questa partecipazione, in modo da poter tutelare anche in futuro l’integrità della banca».
Intanto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha assunto una posizione più netta. L’ad di Intesa Carlo Messina l’aveva informata dell’operazione l’8 giugno senza ricevere obiezioni. Nell’intervista del 14 agosto a “Milano Finanza” Meloni ha invece detto: “Mi auguro che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità”.
«Sì, ho preso atto di questo cambio di posizione, che adesso è coerente con quella degli enti locali toscani».
Possibile che Intesa Sanpaolo non abbia considerato la reazione che poteva suscitare l’ipotesi di spartizione della più antica banca del mondo, con tutte le implicazioni politiche che ne conseguono?
«È un tipico modo di procedere dei grandi gruppi bancari, successe così anche con UniCredit. Il mercato fa le sue scelte, certo, ma il radicamento territoriale ha una sua forza fondamentale. Perché quando una banca è radicata funziona e fa utili».
Adesso Intesa medita un esposto alla Consob sulla doppia Ops e la sensazione è che da qui a ottobre vedremo diversi colpi di scena. Come se ne può uscire?
«Non sta a me trovare la soluzione, ma alle banche. Io sono abbastanza fiducioso su un’evoluzione delle varie posizioni».
In che senso?
«Io penso che la posizione di Intesa possa evolversi in un senso più rispettoso della storia di una grande banca. È inaccettabile, ad esempio, che si pensi di togliere la parola “Siena” dal nome della banca, che Bper ribattezzerebbe “Banca Monte dei Paschi”. Quella banca è Siena. Così come mi sembrano irrispettose del lavoro di risanamento e di rilancio fatto in questi ultimi anni le ipotesi di cessione di centinaia di sportelli: il Monte dei Paschi di Siena deve poter continuare a essere la banca che è, con lo stesso nome e gli stessi sportelli».
Lei ha chiesto che la Fondazione Mps venga ricapitalizzata e rilanciata. Un tempo erogava al territorio anche 200 milioni di euro l’anno, oggi poco più di 10. Può essere anche questo un terreno di confronto?
«La mia è una richiesta in linea con quello che succede con le altre fondazioni bancarie. Qualunque sia lo scenario, bisogna ridare alla Fondazione l’importanza che merita. Chiunque dovesse prendere il controllo di Mps dovrebbe farsi carico anche di questo tema. Noi lavoriamo compatti perché Siena, e la Toscana, abbiano ancora una grande banca autonoma».
Cristiano Meoni
