Il Monte dei Paschi senza Siena? E’ l’interrogativo che si pone il territorio alla luce della proposta di fusione di Banco Bpm e dell’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo – con la collaborazione di Unipol, che poi è il soggetto destinato a prendersi una buona metà delle filiali Mps e lo storico marchio, in caso di successo dell’offerta. Ma la banca che in tal caso nascerebbe dalla combinazione di Rocca Salimbeni con Bper si chiamerebbe semplicemente ‘Banca Monte dei Paschi‘, omettendo il riferimento alla città dove il Monte è stato fondato nel 1472 e ha rischiato di affondare nell’arco del quindicennio nero 2007-2022, per l’onda lunga delle conseguenze dell’affare Antonveneta. E anche se ormai da tempo Mps non ha più azionisti di rilievo provenienti dal suo territorio di riferimento, l’allarme è suonato.
Il Cda non decide, via alla valutazione delle proposte
Nel merito delle proposte dei contendenti il Cda di Mps, a 24 ore dalla formalizzazione dell’interesse, non si pronuncia. Il consiglio, si legge in una nota ben calibrata, ha preso atto della comunicazione ricevuta da Banco Bpm nella giornata di ieri e della comunicazione diffusa da Intesa Sanpaolo. La banca “procederà alla valutazione della proposta, non sollecitata, di potenziale operazione di aggregazione con Banco Bpm e dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria promossa da Intesa Sanpaolo, non concordata”. Tuttavia l’azione degli amministratori del Monte sarà fatalmente ingessata dagli obblighi della passivity rule, scattata nel momento del lancio dell’Opas di Intesa Sanpaolo: la dirigenza di Mps non potrà intraprendere azioni difensive per ostacolare l’acquisto senza aver prima convocato l’assemblea degli azionisti e ottenuto il loro permesso.
L’impressione generale è che la mossa dell’istituto guidato da Carlo Messina, con l’acquiescenza del Mef, abbia complicato probabilmente in modo irreversibile i piani di Banco Bpm. Anche perché l’Opas di Intesa vale ben 30,6 miliardi di euro, con un premio del 12,5% sul valore del titolo Mps in Borsa prima dell’Opas – in Borsa, dopo l’annuncio, il titolo ha chiuso con uno spettacolare +12,96% -, e i grandi azionisti di Mps, da Delfin a Caltagirone, non sembrerebbero ostili alla prospettiva. Sul lato del risiko bancario nazionale, un successo dell’Opas di Intesa segnerebbe la fine del progetto di terzo polo Mps-Bpm, pur lasciando l’eredità del Monte a Unipol-Bper: perché il vero obiettivo di Intesa è Mediobanca, oltre al 13% di Generali che contiene.
In dubbio il futuro dei poli di direzione generale
Ma per Siena la prospettiva è diversa. Mps ha oltre 1200 sportelli: anche offrendone metà – 635, per l’esattezza – a Unipol-Bper, di molti altri fra quelli che le resteranno dovrà realisticamente disfarsi per non incorrere nelle ire dell’Antitrust. Per la parte di Unipol-Bper, il presidente di Unipol Carlo Cimbri predica prudenza nell’approccio verso l’integrazione. “Bisognerà vedere e fare e fare i conti” sugli esuberi, ha detto, ma “Bper ha già dimostrato in tutte le integrazioni che ha fatto particolare attenzione non solo ai territori, ma anche soprattutto alle persone. Quindi non ci saranno situazioni traumatiche”.
Al di là delle parole, il sindacato è in apprensione. La Fisac-Cgil Toscana chiede “garanzie concrete per lavoratori e territorio“, evidenziando che “non intende limitarsi a osservare dall’esterno dinamiche che investono direttamente migliaia di lavoratrici e lavoratori della nostra regione”. Infatti, per i bancari della Cgil, “la Toscana ha già pagato un prezzo alto negli anni scorsi”, quelli del risanamento a suon di contenimento dei costi, e c’è il tema che riguarda “il futuro dei poli di direzione generale che ospitano funzioni strategiche e che danno lavoro a professionalità qualificate, costituendo un fattore di attrazione economica per l’intero territorio provinciale e regionale”. Eventuali operazioni, conclude la Fisac, “non devono comportare su questi poli ricadute strutturali“.
Comune, Provincia e Regione in difesa del radicamento
Le istituzioni locali, per quanto possibile, cercano di fare muro sui fondamentali. “Radicamento territoriale, tutela del lavoro e identità della banca devono restare punti fermi”, sostiene il sindaco di Siena Nicoletta Fabio, secondo cui ogni passaggio deve essere accompagnato da garanzie chiare e trasparenti sulla piena continuità della peculiare attività creditizia e della vocazione storica della banca“. La presidente della Provincia Agnese Carletti invoca “pieno rispetto dell’integrità e del radicamento territoriale, della tutela dei dipendenti e della salvaguardia del marchio di Mps“, perché “i sacrifici fatti dai dipendenti” negli ultimi anni “sono stati enormi e non possono essere vanificati oggi”. Per il governatore Eugenio Giani “l’impegno delle istituzioni toscane, e mio personale, è di difendere la toscanità di Mps, che è un colosso ma che deve garantire la sua attività, il suo cervello, i suoi lavoratori a Siena e in Toscana“.
Leonardo Testai