L’azienda aretina di moda junior Monnalisa allunga la lista delle realtà toscane (erano 923 al 30 settembre scorso) che hanno ottenuto la certificazione per la parità di genere, riconoscimento – previsto dalla legge 162/2021, deve rispettare i parametri della prassi di Riferimento Uni/PdR 125:2022 – che attesta l’impegno nel ridurre le differenze tra uomini e donne nel mondo del lavoro, attraverso azioni che puntano a promuovere un ambiente equo, inclusivo e rispettoso delle persone:, garantire le stesse opportunità di carriera, gli stessi stipendi, tutelare la genitorialità e adottare politiche che favoriscono la conciliazione vita-lavoro.
Risultato di un percorso strutturato
“La certificazione rappresenta il risultato di un percorso strutturato – afferma una nota di Monnalisa – basato su politiche e processi interni orientati alla valorizzazione delle competenze, allo sviluppo professionale e al rispetto dell’equilibrio tra vita privata e lavorativa. Un impegno quotidiano che coinvolge l’intera organizzazione”.
Tugliani: valori di equità e inclusione tradotti in azioni concrete e misurabili
Il ceo di Monnalisa, Matteo Tugliani, considera questo risultato “particolarmente importante”: “Nei primi 20 mesi del mio mandato – afferma – ho lavorato affinché i valori di equità, rispetto e inclusione non rimanessero dichiarazioni di principio ma si traducessero in azioni concrete e misurabili. La certificazione per la parità di genere è la conferma di un impegno reale, costruito giorno dopo giorno insieme alle persone dell’azienda”.
I ricavi 2025 ancora in calo
Monnalisa, quotata su Euronext Growth Milan, sta attraversando una fase di ristrutturazione dopo la firma, nel settembre 2025, di un accordo di ristrutturazione del debito tra le banche creditrici (Intesa Sanpaolo, Monte di Paschi, UniCredit e Bper). Il 2024 si è chiuso con 35,6 milioni di ricavi consolidati e 6,9 milioni di perdite; il primo semestre 2025 i ricavi consolidati hanno segnato -14% a cambi correnti con una perdita di 4,9 milioni.
Silvia Pieraccini