Il rendering del progetto di Miramis a Porto Ercole
C’è un’immagine che i residenti di Porto Ercole portano nel cuore, ed è quella di un borgo che pulsava di vita industriale. Era il 1926 quando venne inaugurata la fabbrica Cirio: un gigante dell’inscatolamento di sardine e acciughe che, per quasi tutto il Novecento, ha rappresentato il principale motore economico del territorio. Ora, quella sagoma industriale dismessa da oltre quarant’anni si prepara a sparire per lasciare spazio a un nuovo capitolo di storia.
Oggi, giovedì 2 aprile, il Comune di Monte Argentario ha rilasciato il permesso a costruire a Miramis, l’operatore del settore ospitalità che fa capo alla società svedese Qarlbo Ab. Un passaggio che non è solo una pratica amministrativa, ma l’atto di nascita di un progetto di rigenerazione turistica che promette di cambiare il volto di Porto Ercole e dell’intero promontorio, gioiello della Maremma. Un progetto importante, che prevede un investimento di 20 milioni solo per i lavori autorizzati dall’amministrazione comunale, oltre a 2,36 milioni per gli oneri di costruzione.
Il progetto: lusso, benessere e architettura d’autore
Non sarà un semplice hotel, ma una struttura pensata per dialogare con il paesaggio. Il progetto porta la firma prestigiosa dell’architetto fiorentino Marco Casamonti (già noto per opere iconiche come la Cantina Antinori e il Viola Park). Rispetto alle bozze iniziali, la struttura è stata ripensata per un impatto ambientale e visivo meno forte: le camere sono state ridotte a 30 per garantire esclusività e privacy, mentre il tetto ospiterà un giardino e una piscina con vista sul mare dell’Argentario.
Il cuore dell’intervento è rappresentato da un centro benessere di mille metri quadrati e da un polo culinario d’eccellenza, con linee architettoniche basse e avvolgenti per rispettare la simbiosi con l’abitato di Porto Ercole.
Un iter amministrativo travagliato
La strada per arrivare a questo traguardo non è stata in discesa. Tra scadenze di termini, proroghe legate all’emergenza Covid e ritiri tecnici in consiglio comunale, l’iter ha vissuto momenti complessi. Ma il legame tra la società svedese (già proprietaria di eccellenze come La Roqqa e La Capitana) e la comunità locale si è consolidato e ha permesso di andare avanti con il progetto.
Resta impresso l’incontro di un paio di anni fa, quando 142 ex dipendenti della fabbrica — in gran parte donne — si riunirono per ascoltare i piani di rilancio. Per loro, l’ex Cirio non è solo cemento, ma un pezzo di vita. Come si legge sul sito ufficiale di Miramis: «Inaugurata nel 1926, l’ex fabbrica Cirio era specializzata nell’inscatolamento di sardine e acciughe. Per gran parte del XX secolo è stata il principale datore di lavoro di Porto Ercole e, anche dopo decenni di abbandono, è un orgoglioso ricordo del patrimonio industriale della città portuale toscana. Ora sta per iniziare un nuovo capitolo».
La soddisfazione di sindaco e proprietà
Il sindaco di Monte Argentario, Arturo Cerulli, esprime soddisfazione per il traguardo raggiunto: «Questo avvio è la dimostrazione che la nostra Amministrazione sa portare a compimento obiettivi strategici. Abbiamo lavorato con impegno perché l’ex Cirio possa diventare un simbolo di sviluppo turistico e un volano economico per tutta la comunità».
Dello stesso avviso Stefano Cuoco, amministratore delegato di Miramis, che sottolinea l’importanza del recupero: «Ringrazio il Comune per aver creduto in un’iniziativa che nasce dalla volontà di recuperare uno spazio storico, trasformandolo in una struttura sostenibile e aperta alla condivisione».
Cosa succede ora?
Nonostante il via libera, le ruspe non entreranno in azione immediatamente. Miramis ha confermato che nell’avvio dei lavori rispetterà i tempi tecnici previsti dalla legge e, soprattutto, le esigenze della stagione turistica. Quella di Porto Ercole è una comunità di neppure tremila anime che ha nell’estate ormai alle porte il momento di principale vita economica (e non solo). La demolizione del vecchio stabilimento sarà il primo passo visibile di una ricostruzione che, finalmente, trasformerà un ricordo industriale in una realtà d’avanguardia, sempre all’insegna di un «dialogo aperto e costruttivo con il Comune di Monte Argentario e tutte le istituzioni, con la comunità locale e gli stakeholder».
Carlo Pellegrino