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29 maggio 2026

Marmo, Confindustria dopo la sentenza della Consulta: “Resta l’impegno a sviluppare la filiera sul territorio”

Dopo la bocciatura della Consulta dell’obbligo di lavorare in loco il 50% del materiale estratto, Carlo Freni invita a superare le contrapposizioni.

Carlo Freni, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa

Carlo Freni, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa

La sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato l’obbligo di lavorare in loco almeno il 50% del marmo estratto non cambia gli impegni delle imprese del settore verso il territorio. È la posizione espressa da Carlo Freni, presidente della delegazione di Massa-Carrara di Confindustria Toscana Centro e Costa, all’indomani della decisione della Consulta.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 90 depositata il 28 maggio, ha dichiarato illegittime alcune disposizioni della legge regionale toscana 52/2025 che imponevano la lavorazione nel sistema produttivo locale di almeno il 50% del materiale ornamentale estratto nell’area apuo-versiliese. Secondo i giudici costituzionali, la norma interferisce con la concorrenza e invade una competenza riservata allo Stato.

Una pronuncia che conferma le contestazioni avanzate dal Governo e da numerose imprese del comparto marmifero, ma che, secondo Freni, non deve essere interpretata come un passo indietro rispetto allo sviluppo della filiera locale.

“La sentenza non cambia gli impegni delle nostre imprese per il territorio”, afferma il rappresentante degli industriali apuani. “Resta immutata la volontà degli operatori di incrementare, per quanto possibile, le lavorazioni del materiale sul territorio locale e soprattutto di favorire lo sviluppo dell’intero comparto lapideo secondo una visione integrata della filiera”.

Per Confindustria il futuro del settore non può essere letto esclusivamente attraverso il rapporto tra cave e laboratori di trasformazione. “Occorre guardare anche alla crescita delle attività terziarie ad alto valore aggiunto generate dal lapideo, capaci di rafforzare competitività e innovazione”, sottolinea Freni.

L’associazione prende dunque atto della pronuncia della Consulta, che “conferma le perplessità già espresse in merito alla lesione dei principi di concorrenza e di libero mercato derivante dall’obbligo di lavorazione locale del 50% del materiale estratto”.

Da qui l’invito a riaprire il confronto con le istituzioni. “Ribadiamo l’importanza di continuare un dialogo costruttivo e continuativo con gli enti locali e la Regione – conclude Freni – per individuare soluzioni equilibrate, capaci di coniugare sviluppo economico, tutela della concorrenza e valorizzazione del territorio”. (em)

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