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Formazione

15 aprile 2026

Kering presenta a Firenze la sua nuova Accademia (con la sede a Milano)

“Il lusso avrà bisogno per il 2035 di 75.000 professionisti qualificati”, afferma l’amministratore delegato de Meo

Leonardo Testai
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Un nuovo centro dedicato alla formazione per l’artigianato di lusso e per l’eccellenza italiana, pensato per sviluppare talenti ad alto potenziale: è Kering Accademia per le Eccellenze, il progetto presentato a Firenze dall’amministratore delegato di Kering Luca de Meo e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, alla vigilia del Capital Markets Day in programma nel capoluogo toscano. Con sede a Milano, l’Accademia punta a raggruppare i poli formativi già esistenti all’interno delle maison del gruppo Kering come Bottega Veneta, Brioni, Gucci e Pomellato, affiancando a questo nucleo scuole e partner d’eccellenza.

Gli studenti, nelle intenzioni dei promotori dell’iniziativa, avranno la possibilità di acquisire sia i fondamenti del lusso, attraverso quattro ambiti essenziali del programma – abbigliamento, sartoria maschile, pelletteria e gioielleria – sia le competenze emergenti destinate a ridefinire il settore negli anni a venire, tra cui la tecnologia, l’intelligenza artificiale e i nuovi materiali. L’Accademia offrirà percorsi di durata variabile, da un semestre fino a sette anni, alcuni dei quali porteranno al conseguimento di diplomi riconosciuti dalla normativa italiana. Aperta sia a talenti interni sia esterni, partirà con una prima coorte di 1.000 studenti, per poi crescere progressivamente fino ad accoglierne almeno 2.000 all’anno.

“Entro il 2035 il lusso avrà bisogno di 75mila addetti”

“Il settore del lusso avrà bisogno entro il 2035 di circa 75.000 professionisti qualificati distribuiti lungo tutta la filiera produttiva”, ha affermato de Meo, presentando il progetto dell’accademia di Kering all’archivio Gucci. “Intendiamo dare vita – ha aggiunto – a una piattaforma d’eccellenza pensata per coltivare il talento, rafforzare l’eccellenza e sostenere nel tempo l’evoluzione dei mestieri del lusso”. La nuova iniziativa di Kering sarà guidata da Sabina Belli, amministratrice delegata di Pomellato. De Meo apre alla possibilità di contributi pubblici per l’Accademia, sottolineando però che “noi siamo partiti senza contare sul supporto delle autorità: ma mi sembra che ci sia una certa apertura da parte delle autorità ad aiutarci. Noi non li vogliamo per noi, ma per i ragazzi e per chi nella filiera non si può permettere di fare queste iniziative”.

E’ importante che questa accademia nasca qui – ha affermato Urso -, che l’abbia creata una grande holding internazionale nel campo della moda che è l’avanguardia del Made in Italy nel mondo”, per “mantenere quella filiera artigianale e industriale che è l’orgoglio e la forza del nostro Made in Italy”. Il ministro ha osservato che “noi siamo diventati la fabbrica del lusso del mondo e questa nostra peculiarità va mantenuta e preservata anche con iniziative così importanti, ed è bene che lo abbia fatto Kering, ad esempio, io mi auguro sia un modello per altri”.

“Sappiamo cosa fare per far ripartire Kering”

De Meo non si scompone di fronte al tonfo in Borsa di Kering, dopo una trimestrale considerata deludente: “I mercati ovviamente hanno una prospettiva molto di breve termine – ha spiegato -: forse anche il fatto del passato, anche il fatto di voler cercare la crescita delle soluzioni delle scorciatoie di breve periodo ci ha portato a fare qualche errore dal punto di vista strategico, ma il lusso è nel lungo periodo e le cose fatte bene hanno bisogno di tempo. Noi sappiamo esattamente cosa dobbiamo fare”.

Come forse è naturale per un manager che ha costruito la sua carriera nel settore automobilistico – da Renault a Toyota, da Fiat a Volkswagen, prima dell’ultimo quinquennio sempre in Renault – de Meo si affida a una metafora a quattro ruote per raccontare il momento di Kering. “La macchina sta ripartendo, è chiaro che la corrente è contraria per tutti e diventa più faticoso”, ha osservato, sottolineando che “abbiamo fatto tante cose, abbiamo cambiato organizzazione, abbiamo portato delle persone differenti con un’altra estrazione dal punto di vista professionale che danno una visione un pochino più rotonda dei temi, avevamo il tema del debito di 5-6 mesi fa che abbiamo risolto”.

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Leonardo Testai

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