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30 gennaio 2026

I sindacati da Giani: allarme su automotive, moda e siderurgia

“Vogliamo proiettare la Toscana come area di reindustrializzazione”, ha detto il governatore che ha visto Fim, Fiom e Uilm.

Leonardo Testai
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Automotive, moda e siderurgia: queste le tre emergenze per l’industria toscana al centro del confronto fra i sindacati del metalmeccanici (Fim, Fiom, Uilm) e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Non un incontro straordinario, secondo Giani, ma “un incontro di carattere generale che abitualmente tengo, perché la voce dei sindacati è fondamentale per le azioni che poi io posso sviluppare sulle imprese”.

L’incontro del 29 gennaio tuttavia si riveste di una certa valenza simbolica, nel momento in cui i problemi dell’automotive a livello non solo regionale, ma nazionale – c’è in programma un tavolo al Mimit – emergono con forza per via della cosiddetta ‘green austerity’, sostengono i sindacati, ma anche del rischio dei dazi internazionali e del disimpegno di alcune imprese che stanno spostando le produzioni verso comparti più redditizi. Su altri versanti, la siderurgia toscana paga lo stallo delle situazioni di Jsw (in attesa dell’accordo di programma) e Magona (in attesa del passaggio di proprietà), mentre la moda non è ancora uscita dalla crisi.

“Vogliamo una Toscana area di reindustrializzazione”

Se si profila il rischio di una deindustrializzazione del territorio, al contrario “vogliamo proiettare la Toscana come area di reindustrializzazione”, ha dichiarato il governatore. “Dobbiamo seguire quella capacità di attrazione di investimenti nel settore manifatturiero – ha spiegato – e che deve avere un deciso volano da parte della Regione. Gli strumenti per le crisi che abbiamo, anche per riallinearci ai mercati che tirano, sono la formazione e la conversione delle professionalità delle nostre maestranze. E’ fondamentale, però anche quello che può essere un rapporto sui territori per favorire l’industrializzazione di aree”.

Per quanto riguarda l’industria dell’automotive, da Piaggio a Dumarey, da Pierburg a Magna, secondo il segretario generale della Fiom-Cgil regionale Daniele Calosi “non abbiamo azienda toscana che fornisce componentistica auto o moto che non stia attraversando una crisi derivante da un calo significativo degli ordini. Quindi siamo molto preoccupati per l’integrità del settore. Abbiamo chiesto al presidente della Regione di attivare un tavolo di monitoraggio e di azioni concrete sull’intero settore coinvolgendo le imprese, le associazioni datoriali e le istituzioni locali dove sono presenti gli stabilimenti”.

“Per la moda rischio occupazione a tre zeri”

La situazione, a parere dei sindacati, è da considerarsi critica anche per la moda – e il riferimento diretto è a quel pezzo di industria che produce accessori metallici -, dove “la crisi è ormai strutturale”, secondo Flavia Capilli, segretaria generale della Fim Cisl Toscana, evidenziando che i sindacati hanno chiesto la partecipazione al tavolo regionale, visto che il comparto è comunque coinvolto nella filiera per la produzione di accessori. “Parecchie aziende stanno male, altre stanno chiudendo”, ha aggiunto Capilli, sottolineando che “numeri totali non ne abbiamo, ma parlare di ‘rischio a tre zeri’ dal punto di vista occupazionale non è sbagliato”.

Per la siderurgia Vincenzo Renda, coordinatore regionale Uilm, invoca una svolta per Jsw. “In questi giorni – ha ricordato – è stata prorogata la cassa integrazione e i lavoratori ne faranno almeno un altro anno. In Italia manca l’acciaio, se non parte Piombino, ce lo daranno altri paesi d’Europa, ce lo faranno pagare caro, ce lo daranno quando avanza a loro e non sarà di qualità. A Giani chiediamo di spingere affinché si chiuda l’accordo di programma. C’è paura, perché in passato abbiamo conosciuto diversi imprenditori che hanno fatto il gioco dell’oca, a un certo punto sono tornati indietro e spariti”.

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Leonardo Testai

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