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06 marzo 2026

Funaro: “Costruiamo le case per i lavoratori. Un commissario governativo? Non ne abbiamo bisogno”

La sindaca di Firenze e la questione abitativa: “Deroga dai volumi zero se gli alloggi sono per sempre destinati a social housing”.

Cristiano Meoni
Sara Funaro, sindaca di Firenze

Sara Funaro, sindaca di Firenze

Sono giorni in cui il tema “casa” è tornato al centro della scena politica. Oggi venerdì 6 marzo il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare un decreto legge sul Piano Casa che metterà a disposizione 950 milioni per l’edilizia residenziale pubblica e aprirà al partenariato con i fondi privati. Mentre a Firenze la sindaca Sara Funaro accelera sull’ambizioso piano del Comune, di cui oggi viene annunciato un altro step (la trasformazione della ex caserma dei Lupi di Toscana in alloggi per housing sociale e per privati).

Funaro, che è anche responsabile nazionale per le politiche abitative dell’Anci – l’associazione dei Comuni italiani – in questa intervista respinge l’ipotesi di un commissario nominato dal governo per l’attuazione del piano casa e apre alla possibilità di costruire, ad opera delle aziende che ne faranno richiesta, alloggi per i propri dipendenti in deroga ai volumi zero previsti dagli strumenti urbanistici, purché siano vincolati perennemente a housing sociale. 

Il governo potrebbe nominare un Commissario ad hoc per il Piano Casa nazionale che riguarda anche la città di Firenze. Come valuta il ricorso allo strumento commissariale? Rischia di depotenziare i sindaci e di creare conflitti istituzionali? 

“Non abbiamo bisogno di commissari, abbiamo bisogno di risorse. I sindaci sanno perfettamente cosa fare e non hanno bisogno di poteri straordinari. Qui a Firenze, senza poteri straordinari, da quando si è insediata la mia giunta, abbiamo ristrutturato e assegnato 500 alloggi di edilizia residenziale popolare. Ma i sindaci non hanno soldi. Il Piano Casa nazionale, che tutti aspettiamo, non chiarisce quando queste risorse saranno disponibili. Intanto dobbiamo farne a meno per i contributi alle famiglie per l’affitto, per la ristrutturazione degli alloggi popolari non agibili, per gli interventi di social housing”. 

Il decreto sul Piano Casa è atteso in Consiglio dei ministri forse già oggi, venerdì 6 marzo.

“Lo speriamo tutti”. 

Un piano di social housing da 500 alloggi

Veniamo a Firenze, dove c’è un evidente problema abitativo che riguarda le fasce di lavoratori a medio-basso reddito e gli studenti fuori sede: non ci sono case per loro a prezzi abbordabili. Come se ne viene fuori? 

“La risposta non può che essere strutturata. Per quanto riguarda le famiglie, ci sono numerose iniziative in campo. Abbiamo stanziato 4 milioni di euro all’anno come contributo all’affitto e 20 milioni di euro per la ristrutturazione delle case popolari in modo da far scorrere la graduatoria. Stiamo lavorando a un Piano di social housing pubblico da 500 alloggi: ho chiesto alla Bei, la banca europea per gli investimenti, di fare una proposta per mutui agevolati a sostegno del Piano che comprenderà vari interventi: uno all’ex caserma dei Lupi di Toscana, e poi in vari immobili recuperati in città”.

Sara Funaro durante il sopralluogo al cantiere per gli alloggi di social housing di via Pier Capponi

Quali immobili? In che zone? 

“Stiamo facendo la mappatura di tutti gli immobili che potrebbero essere recuperati, sia nel centro storico che fuori. Ma alcuni interventi non sono un mistero, sono già in corso: a Santa Maria Novella ad esempio. Inoltre abbiamo inserito nel Piano Operativo il vincolo per destinare al social housing, nella misura del 20 per cento, tutti gli interventi residenziali previsti in città, in modo che vi siano canoni di affitto calmierati per la fascia cosidetta “grigia”, non abbastanza povera per poter concorrere a una casa popolare né abbastanza ricca per potersi permettere un alloggio sul mercato. Inoltre pensiamo di ottenere 47 milioni da tutte le “monetizzazioni” del Piano Operativo: ecco, saranno soldi vincolati per gli investimenti sull’abitare. Detto, questo, non è sufficiente, bisogna allargare il confronto”. 

In che senso? 

“Attiverò un tavolo con Confindustria e altri stakeholder della città per fare un ragionamento sulle case da costruire per i lavoratori delle nostre imprese. Come è noto, il Piano Operativo è a volumi zero. Ecco, io sono disponibile a ragionare su una deroga ai volumi zero, cioè a costruire sul suolo comunale di Firenze residenze purché siano destinate a social housing e, fatto più importante, lo siano in maniera permanente. Detto in parole semplici: se un imprenditore vuole costruire per dare un tetto ai propri lavoratori, io posso consentirlo in deroga al Piano, però quelle case restano con quel vincolo per sempre.

E’ una proposta del presidente designato di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli, che io ho accolto. E abbiamo già registrato interesse da parte di chi potrebbe fare queste operazioni. E’ un ragionamento da fare anche con i Comuni della cintura fiorentina: vorrei aprire con loro un confronto per capire quali contenitori potrebbero mettere a disposizione e la loro disponibilità a seguire Firenze su questa strada. Perchè il tema è comune a tutta l’area metropolitana fiorentina”. 

Studentati per tutte le fasce

Cosa state facendo per dare un alloggio ai tanti giovani che studiano a Firenze? 

“Partiamo da un primato: alla ex caserma dei Lupi stiamo costruendo il primo studentato pubblico fatto da un’amministrazione comunale in Italia. Di solito se ne occupano Dsu o Università, ma noi pensiamo che gli studentati siano nell’interesse della città perché la rendono più attrattiva. Stiamo anche realizzando uno studentato a San Salvi e un altro nascerà in una palazzina individuata alle Cascine. Ci sono poi interventi come lo studentato di Villa Monna Tessa realizzato da Fondazione Cr Firenze, Igeneration, Università e Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi, perché c’è bisogno anche di dare risposte alla fascia media”. 

“Anche per gli studentati abbiamo inserito il vincolo del 20% degli spazi a canone calmierato. Vogliamo che Firenze resti attrattiva per gli studenti che, se stanno bene qui, possono fermarsi e contribuire alla crescita della città, anche demografica”. 

Ci vogliono sia il pubblico che il privato

Si è parlato molto in questi mesi del rapporto pubblico-privato come un rapporto quasi incestuoso che non protegge l’interesse pubblico e favorisce la speculazione. Oggi la questione abitativa può fare a meno del capitale privato? 

“Un sindaco deve essere sempre molto pragmatico e portare risposte ai cittadini. L’approccio ideologico è sbagliato. Bisogna dare risposte a tutti, persone più fragili e meno fragili. Il pubblico deve fare la propria parte, soprattutto per le fasce più deboli. E poi dobbiamo lavorare con tutti i vari soggetti del territorio. Un esempio concreto: se viene detto che Cdp, che è la più grande realtà italiana che fa social housing, è un investitore qualunque, significa che non si è capito chi è Cdp. Ci vogliono sia il pubblico che il privato, con una traiettoria precisa, da governare in un processo di collaborazione e rispetto”. 

Può dirci un modello virtuoso di collaborazione pubblico-privato? 

“L’immobile di via dell’Osteria, che era un luogo occupato di degrado e di spaccio: a quel tempo ero assessore alla casa. Grazie alla collaborazione con Fondazione Cr Firenze e Cdp Real Asset lo abbiamo trasformato in un’esperienza di housing molto riuscita, con risposte per le fasce medie e alcuni alloggi per persone con fragilità mentali, tanto che alcuni appartamenti sono riservati a loro”. 

Basta col racconto parziale e distorto di Firenze

Negli anni passati si è concesso troppo ai privati sull’urbanistica? In ossequio all’idea, molto in voga fino a qualche anno fa, di una politica un po’ vassalla dell’iniziativa privata e del liberismo economico… 

“Ogni fase storica ha esigenze diverse. Dieci anni fa a Firenze il grande dibattito era sui contenitori vuoti abbandonati e sui contenitori occupati abusivamente. Era quello il problema. Abbiamo lavorato tantissimo facendo più di 70 sgomberi di immobili poi diventati oggetto di rigenerazione urbana. In alcuni casi vi è stato l’intervento privato, in altri pubblico, in altri ancora per la residenza o per l’accoglienza turistica.

Ora, io vorrei contrastare il racconto parziale, e quindi distorto, che taluni fanno di Firenze. Si ricordano solo alcune operazioni urbanistiche e non se ne raccontano altre. Ad esempio, non ci si ricorda dell’ex caserma Cavalli dove ora c’è uno spazio recuperato, di San Firenze dove c’era il Tribunale e oggi hanno sede la Fondazione Zeffirelli e la Fondazione Bocelli, non ci si ricorda di piazza San Martino dove oggi ci sono gli uffici dell’Urbanistica, di via dell’Anguillara dove oggi c’è la direzione del Patrimonio, di Santa Maria Novella dove ora stiamo facendo case e servizi per i cittadini, social housing, spazi di coworking, biblioteche e musei. E potrei continuare ancora con l’elenco”.

La sindaca Sara Funaro, responsabile nazionale per le politiche abitative dell’Anci

Firenze oggi è in una fase diversa? 

“Ogni fase è diversa e presenta bisogni diversi. Oggi la casa è un bisogno primario e per le esigenze del territorio e anche per una mia sensibilità sulle politiche abitative bisogna spingere su questo. Tra l’altro abbiamo in programma la trasformazione dell’ex Ogr dove ci saranno 8400 metri quadrati di social housing e una piscina pubblica per il quartiere. Come abbiamo già detto ci sarà un percorso di partecipazione”.

C’è quindi una continuità con l’amministrazione Nardella? 

“Ritengo che sia sbagliato parlare di continuità e discontinuità, ogni fase storica risponde a un bisogno. Già nell’amministrazione guidata da Dario Nardella fu inserito il blocco agli affitti brevi nell’area Unesco e fu inserito il vincolo del 20% per il social housing. Oggi oltre a questo stiamo portando avanti politiche importanti sull’abitare come quelle citate prima. Inoltre, abbiamo introdotto il regolamento sugli affitti brevi, siamo i primi in Italia”.

Per una sinistra pragmatica che dà risposte

Di che sinistra c’è bisogno adesso per governare la complessità di un’area urbana? Più sociale o più liberal?

“Di una sinistra pragmatica e concentrata sulla soluzione dei problemi dei cittadini. I cittadini hanno bisogno di case, servizi sanitari, trasporti, sicurezza”.

Dunque è d’accordo con il presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale, che ha strappato con la linea ufficiale del Pd dicendosi favorevole ai Cpr per gli immigrati irregolari? 

“I Cpr vanno superati, è evidente a tutti che non funzionano e che non rispettano i diritti umani. Vengono usati come elementi di distrazione dalla destra che ha fallito sulle politiche della sicurezza. La sicurezza è un diritto di tutti e oltre alla necessità di avere agenti sul territorio, vanno tenute insieme la  determinazione contro chi compie reati, gli strumenti efficaci per i rimpatri e il rispetto dei diritto umani”. 

Dunque più case, per tutte le fasce: ritiene che l’offerta abitativa sia una leva importante di attrattività e di competitività di Firenze? 

“È la vera sfida che abbiamo ora, a Firenze e non solo. Se vogliamo che i nostri territori continuino a essere attrattivi non si possono scindere le politiche industriali dalle politiche abitative, le due cose vanno di pari passo. Senza una risposta abitativa non ci può essere una vera competitività del territorio”. 

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Cristiano Meoni

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