Ha fatto centro il bando lanciato due anni fa dalla Regione Toscana per finanziare a fondo perduto – utilizzando per la prima volta fondi europei del Fesr – la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale di aziende a capitale estero, nella speranza che quei progetti si trasformassero in investimenti produttivi. La speranza resta sempre viva, ma intanto la (fondamentale) “fase 1” della ricerca e sviluppo ha dato risultati confortanti, al punto che i soldi non sono bastati per finanziare tutti i progetti presentati.
Le sovvenzioni sono salite a 14,2 milioni
I 10 milioni di euro stanziati dal bando sono serviti per sostenere otto progetti guidati da gruppi già presenti in Toscana come Archa, Fucina Italia, Inovyn, Lci Italy, Jsw, Nuovo Pignone Tecnologie, Solvay e Techa, e presentati il 5 marzo nella sede della Regione. Ciascun progetto è stato sviluppato in partnership con aziende più piccole (anche perché il bando prevedeva per le grandi e medie imprese l’obbligo di collaborare con almeno una micro, piccola o media impresa). Esauriti i fondi, la Regione ha deciso di investire altri 4,2 milioni di euro, che hanno sostenuto i progetti di R&S di altri quattro gruppi: Esaote, Pr Industrial, Rustici e Mocrotex Composites.
Per la prima volta utilizzati fondi europei per le aziende a controllo estero
“La dote di 10 milioni di euro ha fatto da volàno a 24 milioni di investimenti in ricerca e sviluppo – ha spiegato Paolo Tedeschi, direttore per la Competitività territoriale della Regione -. Ora con lo scorrimento della graduatoria si aggiungeranno altri quattro progetti grazie a 4,2 milioni di finanziamenti. E’ la prima volta che utilizziamo i fondi europei per una misura diretta alle aziende a controllo estero”. Una “prima volta” che la Commissione europea ha apprezzato: “Questo bando testimonia come, anche con piccole somme, è possibile riattivare settori che si pensavano perduti, come la ricerca e sviluppo, e potenziare l’attività industriale del Paese – ha detto Pasquale D’Alessandro della Commissione europea -. L’Italia è molto in ritardo sui progetti di ricerca e sviluppo, visto a livello europeo valgono il 3% del Pil e noi siamo all’1,5%, e dunque dobbiamo lavorare ancora molto”.
Reti da pesca, sensori per binari, carboni esausti
Tra i progetti presentati dai gruppi esteri ci sono la trasformazione delle reti da pesca dismesse nei porti toscani in materiali compositi termoplastici ad alte prestazioni (Lci Italy); lo sviluppo di sensori a bassissima potenza autoalimentati che, grazie ad algoritmi di machine learning, monitorano l’usura dei binari (Jsw); un sistema per il recupero di carboni esausti, trasformati da rifiuti pericolosi in materie prime seconde (Solvay); l’uso dell’intelligenza artificiale generativa nella gestione dei laboratori di analisi ambientale per automatizzare la tracciabilità dei campioni (Techa).
Toscana quarta in Italia per attrazione investimenti esteri
“Se l’obiettivo è quello della reindustrializzazione, dobbiamo favorire il mantenimento dei gruppi esteri sul territorio e attrarre fasi a più alto valore aggiunto – ha spiegato Filippo Giabbani, dirigente regionale delle Attività internazionali e attrazione investimenti -. Da qui è nato il bando per attrarre funzioni di R&S: pensiamo che la Toscana possa essere il luogo adatto per fare anche questo, oltre a presidiare la produzione come fa oggi il 51% dei gruppi esteri (mentre il 49% fa ricerca e sviluppo). Produrre e basta comporta maggiori rischi”. Giabbani ha annunciato che nel 2024-2025 la Toscana “è risultata la quarta regione in Italia per attrazione di progetti di investimento esteri”.
Silvia Pieraccini