Il termovalorizzatore di Montale (Pistoia), gestito da Hera
“L’Ato Centro sta prendendo in considerazione l’utilizzo delle discariche per i rifiuti speciali anche per gli urbani, come ad esempio la discarica del Fossetto di Monsummano e quella di Serravalle, e valuta di continuare a utilizzare il termovalorizzatore di Montale ben oltre quello che i Comuni hanno stabilito”. L’annuncio – fatto dal consigliere regionale Alessandro Capecchi (Fratelli d’Italia) dopo la riunione della commissione consiliare Ambiente del 4 marzo, nella quale sono stati ascoltati i direttori generali delle Autorità di ambito territoriale ottimale (Ato) della Toscana impegnati a redigere i piani di ambito – apre uno scenario di emergenza per la Toscana, e in particolare per l’Ato Centro, che è quello con i maggiori problemi di smaltimento dei rifiuti e di raggiungimento dell’autosufficienza.
I Piani di ambito non sono ancora pronti
“È stata un’ottima commissione, abbiamo chiarito molti aspetti – si limita a dire in un comunicato Gianni Lorenzetti (Pd), presidente della commissione – a breve, nel giro di pochi mesi verranno conclusi i piani di ambito e potranno iniziare gli investimenti, che richiederanno tempi un po’ più lunghi, ma è stato avviato il percorso virtuoso. Le problematiche ovviamente ci sono, ma le idee sono chiare, gli indirizzi anche, dobbiamo solo seguirli”.
Oggi 46mila tonnellate di rifiuti urbani vengono esportate fuori dall’Ato Centro
Le criticità dell’Ato Centro – organismo formato da 65 Comuni delle province di Firenze, Prato e Pistoia – non sono un segreto, ed erano già state evidenziate in un incontro del gennaio scorso: con questa cornice normativa, l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti non potrà essere raggiunta, si constatò allora. E dunque – si mise nero su bianco – sarà necessario continuare a esportare rifiuti fuori dall’Ato, come avviene oggi con 46mila tonnellate di residuo urbano, 93mila tonnellate di organico e oltre 90mila tonnellate tra scarti di trattamento e combustibile da rifiuti. Il comunicato di gennaio, firmato dall’Ato Toscana Centro, sottolineva che il Piano regionale dei rifiuti “lascia scoperto l’ultimo anello della catena: gli impianti di chiusura del ciclo per i rifiuti non altrimenti valorizzabili”, cioè i termovalorizzatori.
I termovalorizzatori per chiudere il ciclo dei rifiuti sono gli impianti che anche l’industria chiede da tempo, per avere risposte sullo smaltimento dei rifiuti speciali (oggi spesso portati fuori regione via gomma, come avviene nel distretto cartario di Lucca e in quello tessile di Prato) e recuperare energia, in una fase in cui peraltro l’energia è diventata un fattore strategico di competitività. Ma ora l’emergenza appare – se possibile – ancora più grave: gli impianti esistenti non bastano neppure per i rifiuti urbani, e in mancanza di impianti l’Ato Centro ipotizza di smaltire i rifiuti urbani nelle discariche dei rifiuti speciali e di utilizzare il termovalorizzatore di Montale ben oltre i limiti fissati.
Silvia Pieraccini