Le Corti di giustizia tributaria della Toscana chiudono il 2025 con un bilancio in chiaroscuro: da un lato lo smaltimento dell’arretrato procede, dall’altro la carenza di magistrati rischia di compromettere la tenuta del sistema. I dati sono stati presentati oggi a Firenze, nella cerimonia inaugurale dell’Anno giudiziario tributario 2026.
In primo grado sono stati definiti 4.524 ricorsi a fronte di 4.044 pervenuti, con lo stock dei pendenti che scende a 3.257. In secondo grado i ricorsi definiti sono stati 1.561, contro 1.364 sopravvenuti, con pendenti a quota 2.211. Le udienze svolte nell’anno sono state 821 in primo grado e 196 in secondo grado.
Più bassa l’incidenza dei tributi locali
Sul fronte della composizione del contenzioso, i tributi locali – Imu, tasse di circolazione – rappresentano circa il 40% del carico complessivo. “C’è una diminuzione leggerissima delle sopravvenienze”, ha osservato Silvio Magrini Alunno, presidente della Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Toscana. I tributi erariali gestiti dall’Agenzia delle Entrate – dall’Irpef all’Ires – restano invece la quota maggiore del contenzioso in diverse Corti, come a Lucca (296 ricorsi su 461 totali) e a Massa Carrara.
La Toscana si distingue per una percentuale di tributi locali relativamente contenuta rispetto ad altre regioni. “Nel paragone con altre regioni abbiamo una percentuale di tributi locali sicuramente bassa perché in molte regioni i tributi locali sono la stragrande maggioranza dei ricorsi. Questo dipende anche dagli enti locali, i quali secondo me funzionano meglio che in altre zone”, ha spiegato Magrini Alunno.
Il nodo delle piante organiche
Il punto critico rimane quello delle risorse umane. “La situazione è un po’ critica, soprattutto per quanto riguarda le piante organiche dei magistrati: ci sono molte scoperture che facciamo fatica a coprire, qualche volta si fa fatica anche a fare le udienze perché non c’è personale”, ha dichiarato il presidente a margine della cerimonia.
Nella relazione ufficiale, Magrini Alunno ha scritto che “quasi tutti gli uffici lamentano forti scoperture delle piante organiche dei magistrati e talora anche di quelle del personale amministrativo”, precisando che lo stesso ufficio da lui diretto ha dovuto “congelare” una sezione e ricorrere ad applicazioni interne ed esterne. “In molti uffici di primo grado è stato necessario procedere ad applicazioni interne non esclusive o ad applicazioni disposte dal Consiglio di Presidenza”, si legge ancora nella relazione.
Leonardo Testai