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16 gennaio 2026

Rifiuti, così non va. I Comuni dell’Ato Centro: per chiudere il ciclo serve un termovalorizzatore

La presidente Paola Galgani ammonisce: “Scelte che non possono più essere rinviate”. Lo scontro (per ora latente) con la Regione.

Silvia Pieraccini
Il termovalorixzatore di Montale (Pistoia)

Il termovalorixzatore di Montale (Pistoia)

Alla fine i nodi sono venuti al pettine. E la giornata di analisi e ascolto organizzata dall’Ambito territoriale ottimale (Ato) dei rifiuti Toscana Centro – formato da 65 Comuni delle province di Firenze, Prato e Pistoia e presieduto dalla vicesindaca di Firenze, Paola Galgani – per confrontarsi con i rappresentanti di Anci, Upi, Cispel, sindacati, associazioni ambientaliste, categorie economiche e mondo cooperativo in vista della redazione del Piano d’Ambito, è servita a constatare che, con questa cornice normativa, l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti non potrà essere raggiunta. E dunque sarà necessario continuare a esportare rifiuti fuori dall’Ato, come avviene oggi con 46mila tonnellate di residuo urbano, 93mila di organico e oltre 90mila tonnellate tra scarti di trattamento e combustibile da rifiuti.

Il piano regionale dei rifiuti lascia scoperto l’ultimo anello della catena

Il motivo della mancata autosufficienza è spiegato in un comunicato firmato proprio dall’Ato Toscana Centro: il piano regionale dell’economia circolare, detto anche piano dei rifiuti (quello approvato un anno fa su proposta dell’ex assessora Monia Monni) “lascia scoperto l’ultimo anello della catena: gli impianti di chiusura del ciclo per i rifiuti non altrimenti valorizzabili”. Cioè i termovalorizzatori, anche se il comunicato dell’Ato non pronuncia mai questa parola per evitare una contrapposizione evidente con la Regione, che del “no” a nuovi termovalorizzatori ha fatto la sua bandiera. Ma tant’è.

Scelte che non possono più essere rinviate

“Il Piano d’Ambito dovrà indicare soluzioni concrete per raggiungere l’autosufficienza”, afferma l’Ato. “Siamo davanti a scelte che non possono più essere rinviate – sostiene la presidente Galgani – e a nodi strutturali che devono essere sciolti. Il Piano d’Ambito è un passaggio strategico che richiede responsabilità collettiva”.

Il mercato non è stato in grado di presentare proposte per chiudere il ciclo

Il Piano d’Ambito dovrebbe essere adottato entro primavera e approvato entro l’estate. Cosa accadrà adesso? Il piano regionale dei rifiuti aveva ideato un meccanismo “dal basso”, in base al quale la Regione non programmava gli impianti dei rifiuti da realizzare, ma si limitava a sollecitare le proposte degli operatori. Quel meccanismo evidentemente non ha funzionato in pieno: “Il mercato non è stato in grado, sul fronte del recupero, di presentare proposte sufficienti ad assicurare la chiusura del ciclo”, sottolinea l’Ato Centro. Ora i Comuni chiedono (tra le righe) di cambiare quel meccanismo e di prevede un termovalorizzatore “dando priorità all’adeguamento delle strutture esistenti, minimizzando il consumo di suolo e riducendo il conferimento in discarica a meno del 10% entro il 2035”.

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Silvia Pieraccini

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