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21 febbraio 2026

E Firenze avrà un Commissario ad hoc per il Piano Casa

Il governo vuole nominarlo per velocizzare la costruzione degli alloggi. Il ruolo della sindaca Funaro, delegata Anci per le politiche abitative.

Cristiano Meoni
Il centro di Firenze dall'alto in questa foto di Massimo Sestini

Il centro di Firenze dall'alto in questa foto di Massimo Sestini

E adesso potrebbe arrivare il Commissario. Un altro ancora in Toscana, dopo quello per il rigassificatore di Piombino e per la Darsena Europa di Livorno, per dirne due tra i più recenti.

Siamo la Repubblica dei Commissari, dove per fare cose ordinarie si devono scomodare poteri straordinari. Per esempio sul Piano Casa lanciato dal governo, con l’ambizioso obiettivo di costruire 100mila alloggi (!?) in dieci anni, per il 50 per cento a canoni sociali e per l’altro 50 a prezzi più o meno abbordabili (700-800 euro al mese). Un numero inarrivabile senza ricorrere alle doti taumaturgiche dell’eccezionalità amministrativa. Secondo quanto riportato dal “Foglio”, Giorgia Meloni avrebbe intenzione di nominare “commissari ad hoc” per le quattro città che saranno interessate dal Piano: Milano, Roma, Napoli e Firenze.

Firenze, dove trovare un alloggio senza svenarsi è praticamente impossibile. Dove è problematico trasferirsi da altre città, perchè lo stipendio finisce tutto nell’affitto o nel mutuo. E dove anche l’università soffre la carenza di soluzioni abitative dignitose: lo ha ricordato una decina di giorni fa la rettrice Alessandra Petrucci. Ci sono gli studentati privati, ma per i figli di chi ha i soldi – perché i ventenni i soldi non li hanno certamente. E gli interventi di calmierazione dei prezzi, proposti sia da enti pubblici che filantropici, spesso non sono sufficienti perché devono calmierare valori immobiliari impazziti. Nello studentato che nascerà a Villa Monna Tessa si parte da 800 euro al mese.

Un problema gigantesco, la questione abitativa, che impatta negativamente sull’attrattività del territorio. E che, nella Firenze gentrificata e sempre più votata alla rendita, la Firenze dei cubi neri, sta espellendo il ceto medio formato da infermieri, insegnanti, autisti, impiegati – mettendo a rischio il mantenimento di servizi essenziali come la sanità, i trasporti, la scuola. 

Anche le aziende industriali stanno cominciando a porsi il problema di garantire una casa ai propri dipendenti. E dunque ben venga il Commissario ad hoc se riuscirà a sciogliere nodi, tranciare lacci e lacciuoli e ridare alla città dopo decenni un Piano Casa degno di quello che è passato alla storia urbanistica con il nome di Giorgio La Pira. Anche attraverso la Rigenerazione Urbana che, come tutte le cose, può essere buona come no: dipende da come la si fa. 

Si alzano già i lai di chi teme speculazioni, ma se l’alternativa è il niente, oppure prendere casa a Pistoia perché nel raggio di dieci chilometri dal Ponte Vecchio non c’è nulla di avvicinabile, meglio “fare” con prudenza e vigilanza che assopirsi nella comfort zone della città bella ma asfittica. Pistoia non è citata a caso. “In uno scenario all’interno del quale i prezzi delle case a Firenze, sia in vendita che in affitto, stanno diventando insostenibili per molti, e dove il territorio di Prato manifesta livelli di saturazione abitativa che si collocano oltre il 90%, la provincia di Pistoia può scoprire una nuova opportunità” ha detto qualche giorno fa il direttore di Confcommercio di Pistoia e Prato Tiziano Tempestini.

La carenza di case realmente disponibili per chi studia o lavora rappresenta un problema per la competitività del sistema Paese, un pezzo mancante alla politica industriale che più volte le forze produttive, Confindustria in primis, hanno evidenziato. Il governo sta mettendo in piedi un partnerariato pubblico-privato per costruire alloggi nelle quattro aree metropolitane a più alta tensione abitativa, nel senso che l’idea è pubblica ma i capitali necessariamente privati, raccolti dal fundraiser ed ex numero 1 di Hines per l’Italia Mario Abbadessa.

Di soldi ne servono tantissimi: per costruire 100mila alloggi almeno 25 miliardi (stima di Carlo Cottarelli) e al momento i miliardi a disposizione dell’esecutivo sono circa due: 970 milioni stanziati dalla Legge di bilancio 2026 e 1 miliardo di fondi Pnrr per il recupero degli alloggi di edilizia popolare non abitabili per problemi di manutenzione. Però la cornice è pronta. «Lo schema di Decreto del presidente del Consiglio dei ministri, necessario all’avvio operativo del Piano Casa Italia, è in fase avanzata di predisposizione» ha detto il sottosegretario per le Infrastrutture e i trasporti Tullio Ferrante, intervenuto in Commissione Ambiente della Camera.

Ma, trovati i capitali, ci vogliono anche tempi certi per cantierare il Piano. E allora, sulla scia di quanto fatto per la ricostruzione del Ponte Morandi a Genova, un “miracolo” per sveltezza ed efficienza amministrativa, il Commissario ad hoc servirà a creare percorsi semplificati e trasparenti. Un confronto informale è stato aperto con l’Anci, l’associazione dei Comuni. E Firenze ha un asso nella manica: la sindaca Sara Funaro è la delegata nazionale Anci per le politiche abitative. Giochiamocela bene questa carta, per ridare a Firenze il respiro che merita. 

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Cristiano Meoni

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