Il sole della neonata primavera porta a un momento cruciale per l’attività nei campi, ma la guerra in Medio Oriente e il blocco dello stretto di Hormuz, oltre a ripercuotersi sui costi dell’energia e penalizzare l’export, fa male all’agricoltura toscana anche dal punto di vista dell’approvvigionamento degli antiparassitari e soprattutto dei fertilizzanti. Passano per quel corridoio strategico, infatti, la gran parte dei flussi globali di urea e zolfo, materie prime essenziali per concimi azotati e fosfatici. Il mix tra rincari, ritardi di consegna e incertezza sui prezzi rischia di incidere direttamente sull’attività – e sui margini, in prospettiva – delle aziende del territorio.
Dallo stretto di Hormuz transitano circa un terzo del commercio mondiale di urea e fino a circa il 50% delle esportazioni globali di zolfo, secondo analisi di Rabobank e stime di fonti economiche specializzate. Una chiusura prolungata potrebbe ridurre l’offerta globale di urea di oltre il 30% e quella di zolfo di oltre il 40% su base annua, con un immediato impatto sui prezzi dei fertilizzanti chimici. La Fao ha già avvertito che l’interruzione dei flussi di fertilizzanti può minacciare la sicurezza alimentare, perché mette a rischio le rese delle colture foraggere e cerealicole.
Coldiretti accusa: “Speculazione sui prezzi dell’urea”
“Sicuramente avremo un problema di approvvigionamento che porterà ad un ulteriore innalzamento dei prezzi”, lamenta Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Toscana. “Non lo risolviamo con tecnologie o con metodi innovativi diversi – ha aggiunto -, non siamo pronti a questo, di quei fertilizzanti abbiamo assoluta necessità”. L’associazione ha presentato una denuncia alla Procura contro le speculazioni: “C’è una speculazione che è vergognosa – accusa Corsetti -, non è che i magazzini non sono pieni di urea. Il problema è che sta iniziando a costare un occhio dela testa, il 40% in più. Questo è iniziato con il gasolio, e l’urea a oggi non viene tirata fuori dai magazzini, a nostro avviso per una questione di speculazione, e questo dopo che il gasolio ha fatto il 40% in una settimana”.
La viticoltura, in particolare nelle zone a forte specializzazione, è sensibile a ogni incremento dei mezzi correnti di produzione (dai fertilizzanti ai fitosanitari, passando per l’energia). Ma c’è da stare attenti anche su cerealicoltura e foraggere, che richiedono dosi consistenti di azoto, così come su olivicoltura e ortofrutta, sensibili a una gestione nutritiva inefficace che può ridurre rese e qualità dei raccolti. E il florovivaismo: le piante in vaso richiedono cicli di concimazione molto ravvicinati e formulazioni specifiche, e i maggiori costi e ritardi possono spingere gli imprenditori a ridurre le superfici forzate o a differire i cicli di coltivazione.
Dalle viti al grano, agricoltori in difficoltà
Aumenti superiori al 30% sui prezzi di urea e di altri fertilizzanti registrati in questi giorni sono destinati a tradursi in un aumento diretto dei costi di produzione per aziende già alle prese con bollette energetiche sostenute e margini compressi. E dunque, con un probabile aumento dei prezzi dei prodotti coltivati. La Coldiretti nazionale, in una serie di comunicazioni e analisi pubblicate in questi giorni, ha sottolineato che la forte dipendenza dall’estero per fattori produttivi come fertilizzanti ed energia espone l’agricoltura italiana a uno scenario di estrema gravità nel caso di un blocco prolungato di Hormuz, e ha chiesto alla Commissuone Europea di sospendere il ‘dazio ambientale’ Cbam sui fertilizzanti.
“La crisi si inserisce in una situazione di difficile gestione anche di alcuni settori, per esempio il vitivinicolo sta veramente soffrendo perché ci sono elevate giacenze di vino e il suo prezzo sta scendendo”, spiega Stefano Gori, referente di Fedagripesca per Confcooperative Toscana. “Noi siamo praticamente all’inizio della campagna del vitivinicolo – ha proseguito -, e non solo, c’è la ripresa dell’attività agricola in tutti i settori. In questo momento dovremmo dare fertilizzanti al grano, ma in virtù anche delle ingenti piogge in molte parti della Toscana non è stato neanche seminato, quindi questo aggrava un po’ la situazione anche sulla cerealicoltura, quindi dobbiamo distribuire il fertilizzante lì e dobbiamo incominciare a trattare a breve, a brevissimo anche i vitigni, e da lì in poi tutto il resto, l’ortofrutta che in certe parti della regione è molto importante, il vivaismo di Pistoia: che siano biologici o convenzionali, di antiparassitari ne utilizziamo”.
Corsetti sottolinea che “abbiamo di fronte anche la Regione Toscana che sta facendo uno sforzo, anche seguendo alcune nostre indicazioni sulla possibilità di investire, innovare per poter competere. E ci ritroviamo praticamente col dire ‘Ok, ma io investo dove? Mando dove? Produco per chi?’ Abbiamo iniziato il terremoto sul vino con il codice della strada a gennaio 2025. Poi i dazi, che in realtà non hanno inciso molto: però è un clima di incertezza folle”. In questo contesto “le nostre strutture aziendali tendono ad avere sempre minore liquidità, e ad acquistare cercando di evitare l’esposizione finanziaria. Da questo punto di vista noi abbiamo trovato una buona spinta da Fidi Toscana, che stiamo attivando anche per il settore agricolo: vuol dire poter accompagnare le imprese con un sostegno finanziario pubblico che ha un costo enormemente inferiore rispetto a quello bancario”.
Leonardo Testai