La guerra in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz spargono effetti pesanti sulle industrie toscane, e non solo per l’aumento dei costi energetici, dei trasporti e dei noli marittimi. Una conseguenza – dall’impatto ancora poco indagato – è l’impennata dei prezzi delle materie prime chimiche, tra le quali lo zolfo, ricavato dalla raffinazione del petrolio e fondamentale per la produzione di acido solforico che è concentrata proprio in Toscana, dove opera il leader europeo, la Nuova Solmine di Scarlino (Grosseto).
Il prezzo dello zolfo si è impennato
“Negli ultimi quattro giorni il prezzo dello zolfo è passato da 500 a 700 dollari a tonnellata”, spiega Antonella Mansi, direttore commerciale di Nuova Solmine, azienda presieduta dal padre Luigi che nel dicembre scorso ha acquisito la vicina di casa Venator Italy che produce biossido di titanio (utilizzando acido solforico). I motivi di questa impennata del prezzo dello zolfo sono stati spiegati dall’azienda maremmana in una lettera inviata nei giorni scorsi ai propri clienti: “Lo Stretto di Hormuz non è soltanto un collo di bottiglia per il petrolio: attraverso questo passaggio transita circa il 44-45% della produzione globale di zolfo, la materia prima fondamentale per la produzione di acido solforico. Il blocco ha quindi determinato un’interruzione pressoché totale delle esportazioni di zolfo da Qatar, Arabia Saudita, Iran e Emirati Arabi Uniti”.
Metà delle esportazioni globali di zolfo è bloccata
Il risultato è che “circa la metà delle esportazioni globali di zolfo via mare risulta potenzialmente bloccata o ritardata” visto che per lo zolfo “non esiste un’infrastruttura alternativa (oleodotto o altro) che consenta di bypassare Hormuz, a differenza di quanto avviene per il petrolio”, spiega Nuova Solmine.
In vista l’aumento del prezzo dell’acido solforico
Da qui il rincaro della materia prima zolfo che, insieme con l’aumento dei noli marittimi, la maggiorazione dei costi assicurativi e l’allungamento dei tempi di consegna, sta esercitando “una pressione senza precedenti sulla struttura dei costi di produzione e distribuzione dell’acido solforico”, scrive Nuova Solmine. Per questo l’azienda ha informato i clienti sui possibili adeguamenti del prezzo dell’acido solforico nelle prossime settimane, assicurando la continuità delle forniture: “Stiamo comprando lo zolfo nelle raffinerie italiane e del Mediterraneo – spiega Antonella Mansi – e al momento non abbiamo problemi di approvvigionamento, però stiamo subendo i rincari della materia prima. Siamo all’inizio di questo fenomeno, ma è chiaro che questi aumenti si rifletteranno sul prezzo dell’acido solforico e, a cascata, su tanti processi e prodotti industriali”. L’acido solforico è il prodotto chimico di base più utilizzato nei paesi industrializzati.
Effetti su tanti processi e prodotti industriali
Quali saranno i settori interessati dagli aumenti di prezzo? L’acido solforico serve nella produzione di fertilizzanti e fitofarmaci, di metalli, di pigmenti; e serve anche nell’industria farmaceutica, nell’industria della difesa, nella produzione di batterie e di semiconduttori, e perfino nella produzione di collant. Per non parlare di settori strategici come la depurazione dell’acqua potabile e le centrali elettriche. Senza acido solforico, si ferma gran parte dell’industria.
La durata della guerra sarà determinante
“Per questo è determinante la durata della guerra: se si dovesse prolungare oltre qualche settimana, l’intera Europa avrà grossi problemi – conclude Mansi -. E questo deve farci riflettere sul fatto di aver abbandonato settori strategici come l’oil&gas e la produzione energetica, cosa che ci rende più vulnerabili. E’ una situazione molto delicata”.

Silvia Pieraccini