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06 agosto 2026

Economia toscana, l’Irpet vede divari sempre più marcati fra le province

Le traiettorie dipendono da specializzazioni produttive, apertura internazionale e qualità dei mercati locali.

Leonardo Testai

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Una crescita lenta, come si osserva da tempo, e sempre più diseguale tra le province. I dati del primo trimestre 2026 analizzati dai ricercatori Irpet nella Nota congiunturale numero 44 dedicata alle province toscane, che analizza mercato del lavoro, esportazioni, turismo e mercato immobiliare residenziale, restituiscono l’immagine di un’economia regionale attraversata da divari territoriali sempre più marcati, in cui le traiettorie provinciali dipendono in misura crescente dalle specializzazioni produttive, dall’apertura internazionale e dalla qualità dei mercati locali.

Occupazione, crescita più contenuta

Nel primo trimestre 2026 gli addetti dipendenti in Toscana sfiorano 1 milione e 350mila unità, con una crescita tendenziale rispetto allo stesso periodo del 2025 pari a +1,1%, più contenuta della variazione annua 2025-2024 che si era attestata a +1,8%. L’andamento è sostenuto soprattutto dalle costruzioni (+1,8%) e dal terziario privato (+1,5%), mentre l’industria cresce debolmente (+0,4%) e il Made in Italy arretra (-1,5%), penalizzando in particolare i territori più specializzati nei comparti della moda.

A livello provinciale la crescita più elevata del totale si osserva a Pistoia (+2,0%), seguita da Lucca (+1,8%) e Massa Carrara (+1,7%), mentre Prato è l’unica provincia in calo (-1,1%). A Firenze la crescita nel trimestre è pari a +1,2%, al di sotto della media regionale, con l’industria che aumenta dello +0,8% ma il Made in Italy che arretra dell’1,0%, mentre crescono macchine e apparecchi (+3,6%), farmaceutica (+4,2%) e gomma-plastica (+1,6%). A Prato, invece, il totale è in calo (-1,1%), con l’industria che diminuisce del -3,3% e il Made in Italy del -3,7%, per effetto delle flessioni in abbigliamento (-5,2%), tessile (-1,9%) e pelletteria (-8,3%).

Export, quadro polarizzato: la farmaceutica è il motore

Dopo la forte crescita del 2025 (+12,6%) al netto dei metalli preziosi e dei prodotti della raffinazione petrolifera, nei primi tre mesi del 2026 le esportazioni toscane hanno mantenuto una dinamica positiva ma più contenuta, pari a +4,5%, in un contesto internazionale progressivamente meno favorevole caratterizzato dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche e commerciali. La crescita dell’export è stata sostenuta soprattutto dai prodotti farmaceutici – col boom della tirzepatide Lilly prodotta a Sesto Fiorentino per i mercati mondiali -, mentre è proseguito il recupero delle produzioni del lusso, in particolare abbigliamento, pelletteria e calzature, e si è confermato il ridimensionamento delle esportazioni di gioielli dopo l’eccezionale espansione osservata tra fine 2023 e inizio 2025.

Il risultato più eclatante è quello di Massa Carrara (+178,5%), che secondo i ricercatori Irpet è interamente dovuto alla registrazione nella provincia delle esportazioni di macchinari di una grande impresa – Baker Hughes. Anche Firenze registra una crescita sostenuta (+12,7%), trainata dai prodotti farmaceutici (+24,2%) e dal recupero dei comparti del lusso, mentre le dinamiche negative prevalgono nelle restanti province, con la contrazione più marcata ad Arezzo (-30,7%), spiegata dall’ulteriore riduzione delle esportazioni di gioielli (-49,4%) dopo il forte calo già registrato nel 2025. Anche Lucca (-18,4%), Livorno (-19,9%) e Grosseto (-20,7%) mostrano flessioni significative, legate rispettivamente al crollo delle vendite di mezzi di trasporto, alle difficoltà della chimica di base e al nuovo dimezzamento delle esportazioni agroalimentari.

Turismo, crescita trainata dalla domanda internazionale

Nel 2025 le presenze turistiche in Toscana aumentano del +3,8% sul 2024, risultando ormai stabilmente sopra i valori pre-Covid, con una crescita trainata soprattutto dai mercati esteri (+5,3%) mentre la componente italiana mostra un recupero più contenuto (+1,8%). Le prime stime del primo trimestre 2026 confermano e rafforzano l’intonazione positiva, con le presenze complessive in crescita del +5,3%, sostenute dalla componente straniera (+7,6%) ma con un segnale finalmente favorevole anche per la domanda italiana (+2,6%).

Le destinazioni d’arte restano il principale asset competitivo della Toscana turistica, con un aumento del +7,2% nel 2025, seguite dalle aree montane (+6,4%), mentre più contenuta risulta la crescita di destinazioni balneari (+1,5%) e collinari-rurali (+1,3%). A livello provinciale, nel 2025 le performance più sostenute si osservano a Firenze e Lucca, entrambe a +7,8%, seguite da Livorno (+6,6%) e Massa Carrara (+6,0%), mentre restano in difficoltà Pistoia (-1,0%) e soprattutto Grosseto (-8,4%). Nel primo trimestre 2026 il quadro appare complessivamente migliore, con Lucca (+10,9%) e Livorno (+10,8%) in testa, mentre l’unica contrazione marcata riguarda Massa Carrara (-19,1%), un dato che segnala una fragilità congiunturale da verificare con l’avvio della stagione principale.

Mercato immobiliare, ripresa selettiva tra capoluoghi e periferie

Introdotto per la prima volta in questa nota dai ricercatori Irpet, il mercato immobiliare residenziale toscano mostra nel primo trimestre 2026 una dinamica complessivamente favorevole, con le compravendite regionali che ammontano a 4.003 Ntn (Numero di Transazioni Normalizzate) nei capoluoghi, in crescita dell’1,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, e a 8.044 Ntn nei comuni non capoluogo, in aumento del 4,2%. La crescita appare tuttavia territorialmente selettiva, con un aumento delle compravendite spesso più evidente nei comuni non capoluogo, dove i prezzi sono generalmente più accessibili.

Le crescite più sostenute nei comuni non capoluogo si osservano a Massa Carrara (+21,4%), Livorno (+14,7%) e Prato (+14,3%), mentre di segno opposto risultano Grosseto (-6,3%) e Pistoia (-4,9%). Tra i capoluoghi il quadro è ancora più eterogeneo: gli incrementi più marcati riguardano Lucca (+20,1%), Massa (+18,4%) e Livorno (+11,3%), mentre si registrano flessioni a Grosseto (-7,1%), Pisa (-4,3%), Pistoia (-3,3%) e Firenze (-2,9%). Il caso di Firenze merita particolare attenzione: il capoluogo regionale, pur restando il mercato urbano più ampio della Toscana, mostra una riduzione delle compravendite che si accompagna a una crescita del resto della provincia (+5,9%), segnale di uno spostamento della domanda verso i comuni di cintura.

Sul fronte delle quotazioni, il quadro è di sostanziale stabilità, con variazioni generalmente contenute entro il ±2%, fatta eccezione per Massa Carrara, dove la flessione è più marcata (-3,8% nel capoluogo e -4,3% nel resto della provincia). A livello regionale la quotazione media è pari a 2.096 euro al metro quadro nei capoluoghi, in aumento dell’1,1%, e a 1.643 euro al metro quadro nel resto della provincia, in lieve flessione dello 0,2%. Gli incrementi più significativi si osservano nei capoluoghi di Firenze e Pisa (+2,1%), un dato che conferma come nei mercati urbani più maturi la riduzione dei volumi non si traduca necessariamente in una diminuzione dei valori, ma possa piuttosto riflettere una minore rotazione dello stock disponibile.

Autore:

Leonardo Testai

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