La presidente di Confindustria Toscana Sud Giordana Giordini
E’ sempre più alto il pericolo che corre la manifattura in questa fase storica – costellata da guerre, costi energetici alle stelle, difficoltà nel reperire materie prime, fino alla concorrenza di Paesi che hanno regole meno rigide delle nostre e costi più bassi. ‘Bombardata’ da questi fattori, l’industria traballa e rischia di arretrare, come ha già fatto negli anni passati. Ecco perché dall’assemblea di Confindustria Toscana sud (Arezzo, Siena, Grosseto), che si è tenuta nel teatro Verdi di Monte San Savino, arriva l’appello della presidente Giordana Giordini: “Un territorio che perde le proprie fabbriche perde progressivamente la capacità di scegliere il proprio futuro”, ha detto rivolta a istituzioni e colleghi.
Arezzo ha perso 15 punti nel peso della manifattura
E per far capire cosa si rischia, Giordini ha citato i dati della recente indagine del centro studi Tagliacarne-Unioncamere, elaborata per Il Sole 24 Ore, secondo cui il valore aggiunto della manifattura in Toscana è sceso dal 36,3% del 1985 al 25,9% di oggi (la media italiana è 25%). Ad Arezzo il tonfo è stato ancora più grosso, dal 51,6% al 36,6% in 40 anni, col passaggio dal quinto al decimo posto in Italia. A Grosseto il peso della manifattura è sceso dal 23,4 al 14,4%, mentre a Siena – unica eccezione toscana – è salito dal 20,3 al 23,2%. “Questi numeri dimostrano una verità evidente – ha sottolineato la presidente – la chiusura di una fabbrica non lascia solo un capannone vuoto, ma disperde competenze, ricerca, filiere di fornitori e capacità di innovazione. Rischiamo così di perdere le nostre menti migliori, con giovani e tecnici qualificati costretti ad emigrare per trovare opportunità”.
La valutazione d’impatto industriale a carico della Pubblica amministrazione
Per questo Giordini ha proposto di introdurre la “valutazione d’impatto industriale”: quando progetta un’infrastruttura, deve prendere una decisione o approvare una norma, la pubblica amministrazione dovrebbe valutare se quell’intervento produce una crescita della produzione qui. “Significa riconoscere che la capacità di produrre è uno degli interessi strategici di un territorio”, ha sottolineato la presidente spiegando che senza imprese competitive diventa più difficile finanziare welfare, servizi, infrastrutture, formazione, cultura e coesione sociale.
Ecco cosa si rischia
Il rischio, secondo la presidente, è di perdere “eccellenze mondiali come oreficeria, moda, farmaceutica, meccanica di precisione, agroalimentare e nautica, un ecosistema di competenze e creatività costruito in generazioni, che attira grandi investitori internazionali”. All’assemblea hanno partecipato anche il presidente di Leonardo, Francesco Macrì; il presidente di Confindustria Toscana, Fabrizio Bernini; l’economista Stefano Casini Benvenuti; il vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Rafforzare le filiere
Per Bernini la presenza di aziende straniere non va discriminata, ma governata; “Se un’impresa cinese sceglie di investire in Italia portando fabbriche, tecnologia e operando nella legalità, essa crea lavoro e genera ricchezza reale sul territorio”, ha detto. Per continuare a crescere, secondo Macrì, dobbiamo “integrare industria, ricerca, competenze e territori, rafforzando le filiere e investendo nelle tecnologie strategiche. Leonardo – ha aggiunto – può contribuire mettendo a disposizione capacità industriali e tecnologiche e favorendo la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca”.
L’energia è un fattore critico per l’industria
Infine l’energia, uno dei fattori critici per l’industria italiana: “L’aumento dei costi energetici incide direttamente sui bilanci delle imprese, condizionando la competitività, le decisioni di investimento e la capacità produttiva del sistema industriale”, ha detto il vicepresidente di Confindustria, Regina. “Non è in gioco soltanto il costo delle bollette – ha ammonito – ma la possibilità per le imprese di continuare a produrre, investire e mantenere in Italia attività e competenze industriali”.
