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19 settembre 2026

Confindustria Toscana sud: “Se perdiamo le fabbriche, perdiamo il futuro”

La presidente degli industriali di Arezzo, Siena e Grosseto, Giordana Giordini, mette in fila i rischi e propone la “valutazione d’impatto industriale”.

La presidente di Confindustria Toscana Sud Giordana Giordini

La presidente di Confindustria Toscana Sud Giordana Giordini

E’ sempre più alto il pericolo che corre la manifattura in questa fase storica – costellata da guerre, costi energetici alle stelle, difficoltà nel reperire materie prime, fino alla concorrenza di Paesi che hanno regole meno rigide delle nostre e costi più bassi. ‘Bombardata’ da questi fattori, l’industria traballa e rischia di arretrare, come ha già fatto negli anni passati. Ecco perché dall’assemblea di Confindustria Toscana sud (Arezzo, Siena, Grosseto), che si è tenuta nel teatro Verdi di Monte San Savino, arriva l’appello della presidente Giordana Giordini: “Un territorio che perde le proprie fabbriche perde progressivamente la capacità di scegliere il proprio futuro”, ha detto rivolta a istituzioni e colleghi.

Arezzo ha perso 15 punti nel peso della manifattura

E per far capire cosa si rischia, Giordini ha citato i dati della recente indagine del centro studi Tagliacarne-Unioncamere, elaborata per Il Sole 24 Ore, secondo cui il valore aggiunto della manifattura in Toscana è sceso dal 36,3% del 1985 al 25,9% di oggi (la media italiana è 25%). Ad Arezzo il tonfo è stato ancora più grosso, dal 51,6% al 36,6% in 40 anni, col passaggio dal quinto al decimo posto in Italia. A Grosseto il peso della manifattura è sceso dal 23,4 al 14,4%, mentre a Siena – unica eccezione toscana – è salito dal 20,3 al 23,2%. “Questi numeri dimostrano una verità evidente – ha sottolineato la presidente – la chiusura di una fabbrica non lascia solo un capannone vuoto, ma disperde competenze, ricerca, filiere di fornitori e capacità di innovazione. Rischiamo così di perdere le nostre menti migliori, con giovani e tecnici qualificati costretti ad emigrare per trovare opportunità”.

La valutazione d’impatto industriale a carico della Pubblica amministrazione

Per questo Giordini ha proposto di introdurre la “valutazione d’impatto industriale”: quando progetta un’infrastruttura, deve prendere una decisione o approvare una norma, la pubblica amministrazione dovrebbe valutare se quell’intervento produce una crescita della produzione qui. “Significa riconoscere che la capacità di produrre è uno degli interessi strategici di un territorio”, ha sottolineato la presidente spiegando che senza imprese competitive diventa più difficile finanziare welfare, servizi, infrastrutture, formazione, cultura e coesione sociale.

Ecco cosa si rischia

Il rischio, secondo la presidente, è di perdere “eccellenze mondiali come oreficeria, moda, farmaceutica, meccanica di precisione, agroalimentare e nautica, un ecosistema di competenze e creatività costruito in generazioni, che attira grandi investitori internazionali”. All’assemblea hanno partecipato anche il presidente di Leonardo, Francesco Macrì; il presidente di Confindustria Toscana, Fabrizio Bernini; l’economista Stefano Casini Benvenuti; il vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina e il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Rafforzare le filiere

Per Bernini la presenza di aziende straniere non va discriminata, ma governata; “Se un’impresa cinese sceglie di investire in Italia portando fabbriche, tecnologia e operando nella legalità, essa crea lavoro e genera ricchezza reale sul territorio”, ha detto. Per continuare a crescere, secondo Macrì, dobbiamo “integrare industria, ricerca, competenze e territori, rafforzando le filiere e investendo nelle tecnologie strategiche. Leonardo – ha aggiunto – può contribuire mettendo a disposizione capacità industriali e tecnologiche e favorendo la collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca”.

L’energia è un fattore critico per l’industria

Infine l’energia, uno dei fattori critici per l’industria italiana: “L’aumento dei costi energetici incide direttamente sui bilanci delle imprese, condizionando la competitività, le decisioni di investimento e la capacità produttiva del sistema industriale”, ha detto il vicepresidente di Confindustria, Regina. “Non è in gioco soltanto il costo delle bollette – ha ammonito – ma la possibilità per le imprese di continuare a produrre, investire e mantenere in Italia attività e competenze industriali”.

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