Nella fabbrica di bottiglie di vetro Verallia di Pescia, scelta da Confindustria Toscana nord per l’assemblea che celebra i dieci anni dalla nascita dell’associazione unica delle province di Prato, Pistoia e Lucca – risuona forte il grido d’allarme per i prezzi energetici che stanno mettendo in difficoltà aziende e distretti, da quello cartario di Lucca a quello tessile di Prato. Per non parlare dell’industria del vetro cui appartiene Verallia che, per lo stabilimento di Pescia, paga una bolletta di 150 milioni all’anno. “Competere con queste condizioni non è più possibile”, ha detto la presidente degli industriali Fabia Romagnoli davanti al presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che da mesi combatte la battaglia contro i costi energetici.
Freno agli investimenti
“Sono costi che entrano direttamente nei bilanci delle imprese – ha spiegato Romagnoli – riducono i margini, rendono più difficili gli investimenti e, per le attività più energivore, possono arrivare a mettere in discussione la convenienza stessa di produrre in Italia”. La bolletta energetica dell’industria di Prato, Pistoia e Lucca è passata dagli 890 milioni del 2024 a quasi 1,1 miliardi di euro stimati per il 2026: + 23% nel giro di 24 mesi. Rispetto al 2019 l’aumento a parità di consumi è del 70%.
Aleggia il rischio di deindustrializzazione
Per questo la manifattura dell’area vede aleggiare uno spettro: “Non possiamo sottovalutare il rischio di deindustrializzazione del nostro territorio”, ha sottolineato Romagnoli chiedendo alle istituzioni un intervento-ponte (sull’esempio di quello fatto nel 2022-2023) in attesa di soluzioni strutturali come il nucleare, gli accumuli e la riforma dell’Ets, per impedire che l’attuale shock dei prezzi energetici produca conseguenze permanenti sul sistema industriale. Orsini ha rincarato la dose: “L’energia è un tema di tenuta del territorio – ha detto – si faccia presto a fare un intervento-ponte e a costruire un progetto sull’elettricità”.
La Regione chiamata a fare gli impianti dei rifiuti
Qualcosa si può fare anche a livello regionale, secondo la presidente Romagnoli, semplificando le autorizzazioni e i bandi che prevedono strumenti mirati, e sostenendo l’autoproduzione. In particolare, ha sottolineato Romagnoli, “la Toscana dovrebbe affrontare in modo più efficace il tema dei rifiuti facendo impianti che risolvono un problema e creano una fonte di energia”.
Un commissario per le rinnovabili
L’energia è stata la protagonista dell’assemblea anche per la difficoltà – assai spiccata in Toscana – nel fare gli impianti rinnovabili, a causa dell’ostilità di istituzioni e comitati. Su questo il presidente Orsini è stato netto: “Abbiamo chiesto al Governo la nomina di un commissario alle rinnovabili – ha detto – in modo che sindaci e presidenti delle Regioni possano dire a chi protesta ‘non l’ho deciso io’. Se l’energia è la salvaguardia nazionale, facciamo le rinnovabili”.
Gli umanoidi arrivano in fabbrica
All’assemblea di Pescia si è parlato anche dei cambiamenti indotti dall’ intelligenza artificiale, dell’avvento degli umanoidi in fabbrica, del problema demografico e delle difficoltà della spesa pubblica con l’economista Carlo Cottarelli, Alessandra Lanza di Prometeia, Daniele Vignoli dell’Università di Firenze e col giornalista Riccardo Luna.
Lo studio di Prometeia
L’idea di Confindustria Toscana nord è costruire una visione per i prossimi dieci anni, per questo l’associazione ha affidato a Prometeia uno studio sul futuro dell’industria del territorio, assumendo come benchmark le aree manifatturiere italiane e europee più performanti. Lo studio sarà pronto a fine anno, ma intanto Romagnoli ha anticipato che ogni euro di valore aggiunto manifatturiero prodotto nel territorio di Prato, Pistoia e Lucca genera 1 euro e 10 centesimi nell’economia. Fra impatto diretto, indiretto e indotto il valore aggiunto manifatturiero delle tre province raggiunge 14,6 miliardi di euro.
