Un incontro d’ascolto, prima ancora che di analisi. L’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli, ha varcato la soglia della Camera di commercio per incontrare la giunta camerale, nel primo appuntamento di questo genere nella storia dell’ente. Per circa un’ora si è parlato di lavoro e dignità, di imprese in difficoltà, di giovani, di casa e di tecnologia. “Il tema dell’ascolto – ha detto Gambelli – è qualcosa che sta molto a cuore anche a me: l’ascolto reciproco e la possibilità di condividere veramente le speranze, ma anche le angosce e le sofferenze che viviamo nella nostra città”.
I rappresentanti delle categorie economiche hanno sostenuto la necessità di ricostruire il futuro del territorio partendo dalla centralità della persona, dei giovani e dell’impresa sostenibile, in un contesto nel quale i giovani faticano a fare impresa o a trovare sbocchi professionali coerenti con i propri studi, e la classe dirigente invecchia: il 40% dei titolari di cariche amministrative aziendali a Firenze ha più di 65 anni. La stessa Firenze sembra una città vecchia, costosa e trasformata in una “vetrina museale” senza una chiara missione, dove per i giovani è difficile pianificare un progetto di vita o di famiglia.
Lo statuto e la “Fratelli tutti”: un’idea comune di lavoro
Il presidente della Camera di commercio, Massimo Manetti, ha elencato i temi toccati nell’incontro: “La disoccupazione e i giovani, le difficoltà del ricambio generazionale nelle imprese, i problemi dell’abitare che rendono complicata la vita dei cittadini e dei fedeli”. Sull’emergenza casa “è fondamentale fare squadra”, ha detto: il problema dei costi elevati dell’abitare “colpisce anche le imprese che incontrano grosse difficoltà nel reperire il personale specializzato di cui hanno bisogno”.
A colpire l’arcivescovo in modo particolare è stato lo statuto camerale, in particolare l’articolo 3, che gli ha suggetito un parallelo con l’enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco, che invita a garantire a tutti la possibilità di far germogliare le proprie capacità e la propria iniziativa: aiutare i poveri con il denaro, ricorda il testo, deve essere solo un rimedio provvisorio, mentre l’obiettivo è consentire una vita degna attraverso il lavoro. Per Gambelli lo statuto della Camera e l’enciclica coincidono “nel promuovere la dignità del lavoro come dimensione irrinunciabile della vita sociale”.
“Mia madre era sarta, chiuse bottega per tasse e burocrazia”
E dal pensiero sociale della Chiesa si è arrivati in un lampo alla cronaca di questi giorni. “Ieri mi colpiva la vicenda degli autisti delle nostre Autolinee Toscane” che lasciano la società in cerca di salari migliori, ha raccontato l’arcivescovo, ed “è triste quando qualcuno, pur di fronte a un salario minore, è costretto in qualche modo a lasciare la nostra città proprio per questo problema”.
Quando l’incontro si è spostato sulle difficoltà delle imprese, in particolare di quelle artigiane, schiacciate tra burocrazia e tasse, Gambelli ha stupito la giunta: “Conosco personalmente questi problemi”, ha detto, “mia mamma era una sarta artigiana e ha dovuto chiudere la propria attività a causa delle difficoltà di cui mi parlate”. Proprio così: “Aveva una sartoria – ha aggiunto -, e alla fine non ce la faceva più; quindi, effettivamente, ho visto con i miei occhi questo problema”.
Tre strade per affrontare le trasformazioni dell’Ia
A fronte delle trasformazioni portate dall’intelligenza artificiale, le strade indicate dall’arcivescovo sono tre. Per prima cosa, “fissare criteri sociali per l’innovazione”, per cui ogni introduzione di automazione e intelligenza artificiale dovrebbe essere accompagnata da scelte verificabili di tutela dell’occupazione, riqualificazione e partecipazione dei lavoratori, “affinché la tecnologia sia orientata a liberare tempo e capacità umane, e non a produrre esclusione”. Poi politiche attive che rendano accessibili a tutti la formazione continua e i passaggi professionali “senza scaricare sui singoli l’intero costo dell’adattamento”. Infine una responsabilità d’impresa che metta “l’alta qualità e la dignità del lavoro” tra gli indicatori di successo.
“Quando queste condizioni sono presenti”, ha concluso Gambelli, “l’innovazione può diventare alleata di un lavoro più sicuro, più creativo e più dignitoso; quando mancano, essa tende a trasformarsi in un’accelerazione dell’ingiustizia”. Un punto, ha detto, che trova molto interessante: “Il costo dell’adattamento alla trasformazione spesso viene scaricato sulle persone, le quali devono in qualche modo adattarsi. Credo che questo sia qualcosa di ingiusto, perché non rispetta la lealtà nella crescita e nello sviluppo”.
