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20 febbraio 2026

A Scarlino l’ex Venator è ripartita: produzione a regime entro fine anno

SolTiox già al 25% della sua potenzialità, a breve sarà riattivata anche la seconda linea produttiva.

Carlo Pellegrino
L'ex Venator, ora SolTiox, a Scarlino

L'ex Venator, ora SolTiox, a Scarlino

A Scarlino il silenzio durato due anni e mezzo è stato finalmente interrotto dal rumore delle macchine. Nello stabilimento ex Venator di Scarlino, ora sotto l’insegna SolTiox – marchio che nel nome riunisce la Nuova Solmine e l’ex Tioxide – la produzione è ufficialmente ripartita da gennaio, segnando un momento di svolta per il polo industriale maremmano. L’obiettivo della nuova proprietà, che fa capo all’ingegner Luigi Mansi (presidente di Nuova Solmine Spa del gruppo Solmar), dopo il closing di dicembre è chiaro: portare l’impianto alla saturazione della capacità produttiva entro la fine dell’anno.

I primi sacchi da 25 chili di biossido di titanio, appena confezionati e pronti per la spedizione, non rappresentano soltanto prodotti finiti, ma il simbolo di una rinascita attesa da tempo dai 134 lavoratori già rientrati in fabbrica. Al momento il sito opera a circa il 25% della sua potenzialità, con la prima delle tre linee produttive tornata a pieno regime.

In 20 giorni rimesso in piedi un gigante

La soddisfazione della Filctem Cgil, che si è sempre battuta per la ripartenza, emerge dalle parole di Riccardo Tosi, componente della segreteria Filctem Cgil e Rsu aziendale, che sottolinea la rapidità con cui si è arrivati a questo risultato: «Siamo partiti con la prima linea produttiva e il clima è di forte fiducia – racconta – È un traguardo straordinario se pensiamo che sono bastati 20 giorni di interventi tecnici per rimettere in moto un gigante industriale rimasto fermo per oltre trenta mesi. Questo è stato possibile grazie ai lavoratori, alle maestranze che hanno saputo mantenere pronto un impianto garantendo la necessaria manutenzione con le poche risorse a disposizione. Un impianto che ha potuto ripartire contando sul supporto costante di chi lo conosce e si è battuto per la sua riattivazione».

Obiettivo piena occupazione entro fine anno

Il sindacato guarda già alle prossime tappe del cronoprogramma: «Il consolidamento operativo della prima linea è il passaggio fondamentale per avviare la seconda – illustra Tosi – Il nostro obiettivo resta quello di vedere la fine della cassa integrazione a rotazione: significherebbe che tutti e 190 i lavoratori sono tornati pienamente in servizio». «Nell’auspicio che il mercato si apra, sarà possibile dare avvio anche alla terza linea di produzione entro fine anno – conclude – Vedere tornare progressivamente tutti i lavoratori alle proprie postazioni significherà chiudere definitivamente questa difficile parentesi occupazionale. Così potrà rianimarsi anche il tessuto di imprese dell’indotto, un aspetto al quale teniamo molto». 

Una storia aziendale travagliata

Venator, storico punto di riferimento per l’economia e l’occupazione del territorio, si era trovata dal 2023 in una fase di sostanziale arresto produttivo, determinata dall’intreccio tra criticità ambientali e una profonda crisi di mercato. La prima emergenza aveva riguardato la gestione dei cosiddetti gessi rossi, sottoprodotto della lavorazione del biossido di titanio.

Dal 2004 questo materiale veniva impiegato per il recupero ambientale della cava di Montioni; una volta concluso quel progetto, era venuta meno la possibilità di riutilizzarlo, creando un problema di smaltimento rimasto irrisolto fino al 2024, quando è stata autorizzata la realizzazione di una discarica interna al sito produttivo. Nel tempo, sia i gessi rossi sia il biossido di titanio sono stati oggetto di polemiche e contestazioni da parte di associazioni ambientaliste. Fino al 2025, quando la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha escluso in via definitiva la classificazione del biossido di titanio come sostanza cancerogena.

Dopo la crisi l’attesa rinascita

A pesare ulteriormente è stato il contesto competitivo internazionale: la pressione esercitata dai produttori stranieri, in particolare cinesi, accusati di pratiche di dumping e sostenuti da politiche pubbliche favorevoli, ha contribuito a comprimere i prezzi e a indebolire il mercato europeo del biossido di titanio. L’impatto della crisi energetica, la contrazione della domanda globale e le difficoltà finanziarie interne al gruppo e alla controllata italiana hanno aggravato la situazione, portando a una crisi che sembrava senza soluzione. Almeno fino alla nascita di SolTiox. La sfida è appena iniziata, ma il segnale inviato al mercato e al territorio è inequivocabile: a Scarlino la ciminiera è tornata ufficialmente a fumare con il nuovo marchio e non vuole fermarsi.

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Carlo Pellegrino

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